Lady Gaga diventa Venere folle…

Il nudo come ideale di bellezza. Semplice, pura, quasi angelicata. L’aveva immaginata così nel 1482 la sua Venere, Sandro Botticella E possiamo solo immaginare quale incredulo stupore proverebbe oggi al cospetto di Stefani Germanotta, al secolo Lady Gaga, professione pop star. Che alla dea ha dedicato un singolo del suo nuovo disco Artpop. E che della riproduzione dell’opera immortale del pittore fiorentino ha fatto un abito per il lancio della sua nuova fatica musicale. A dire il vero, Venere, seppur ridotta a pochi stralci, si affaccia anche dallo sfondo della copertina creata per Lady Caga da Jeff Koons, l’artista contemporaneo milionario che al kitsch ha dedicato la sua intera opera, nonché ex marito di Cicciolina. Ma solo sullo sfondo, appunto, perché in primo piano c ’è una scultura della cantante realizzata da Koons. Nuda e con i capelli biondi, come Venere. Ma con le gambe spalancate e un’enorme palla di cristallo blu a coprire quel che andava per forza celato. Era chiaro poi che per il lancio dell’album che si rifa già nel titolo al genio di Andy Warhol, Caga non sarebbe stata più soft. Anzi. Eccola alla première per gli addetti ai lavori al Berghein, immenso locale gay della Berlino più trasgressiva, in biancheria, reggicalze e pelliccia. E siccome il look da Sotto il vestito niente sapeva forse di già visto, ha aggiunto capelli corti alla David Bowie e baffetti arricciati, chiaro omaggio al pittore Salvador Dalì. Un mix da far girare la testa, che la star ha spiegato così: «Mi maschero, sono teatrale. Ma quando torno a casa, sono la stessa ragazza di prima. Solo un po’ più complicata». Ed è lei stessa che ha ammesso di che genere di complicazioni stava parlando: «Ho superato tanti problemi: depressioni, dipendenze e disordini alimentari. Non voglio distruggere il mondo, ma cambiarlo». Un’ambizione ammirevole, che per ora però si concretizza in musica da ballare e gigantesche trovate per far parlare di sé. Pochi giorni dopo l’apparizione di Berlino, infatti, è arrivato lo show fuori programma al G.A.Y., discoteca culto di Londra. Dove la diva si è presentata a sorpresa coperta da una tunica bianca poi sfilata a metà esibizione di fronte a stupefatti clienti che manco avevano pagato per vederla nuda. «Se non si ambisse all’immortalità artistica, non varrebbe la pena di provare a fare arte», ha detto Caga. Un punto di vista interessante. Forse anche Botticelli sarebbe d’accordo.