Lady Diana: Un testimone dice “E’ stata uccisa dai corpi speciali Inglesi”

Dopo la nascita del principe Giorgio, il figlio di William e Kate, la grande teoria del complotto sulla morte di Lady Diana appariva pronta a finire definitivamente in archivio. Gli inglesi sembravano non volere più pensare a quella tragedia lontana per concentrarsi sulle gioie di questi ultimi mesi. E invece proprio in questi giorni una sconvolgente notizia arriva da Londra a riaprire il caso più spinoso di questi anni: Scotland Yard, la celebre polizia inglese, sta indagando (seppure non ancora in via ufficiale) su una nuova pista legata alla morte di Diana. Una pista che sembra dare nuovo credito a chi non ha mai smesso di pensare che la sua scomparsa non sia stata un incidente, ma un attentato. Sospetti che in questi anni non si sono mai attenuati anche perché la prima a credere a una grande cospirazione per ucciderla era proprio lei: negli ultimi anni di vita, infatti, Lady Diana era convinta che il suo ex marito, il principe Carlo, stesse preparando un attentato contro di lei. Un attentato che lei immaginava così: “Questa fase della mia vita è la più pericolosa, mio marito sta pianificando un ‘incidente’ con la mia auto, con freni che non funzionano e un grave trauma cranico, in modo da avere campo libero per potersi risposare”. Così scriveva la principessa in una lettera, datata 1993, a Paul Burrell, il suo storico maggiordomo, amico e confidente. Una previsione che, alla luce di quello che sarebbe accaduto quattro anni dopo, mette i brividi: la notte del 31 agosto 1997, la principessa inglese morì proprio in un incidente d’auto, quando la Mercedes S280 targata 688LTV75 a bordo della quale viaggiava con il suo fidanzato, il miliardario egiziano Dodi Al Fayed, si schiantò sotto il tunnel dell’Alma, a Parigi. Questi sospetti di Diana hanno alimentato fiumi di discussioni e di inchieste. In questi sedici anni, si sono svolte indagini su indagini per stabilire se quello schianto fu accidentale oppure provocato. Insomma, se si trattò di una fatalità o di un omicidio. Queste grandi inchieste, prima una francese e poi una inglese, sono giunte alla medesima conclusione: Diana è morta per un incidente, è morta perché il suo autista, il francese Henri Paul, si mise alla guida ubriaco e perse il controllo della macchina nel tentativo di seminare i fotografi che seguivano la principessa e il suo nuovo spasimante. In quello schianto morirono lei, Dodi e l’autista considerato il colpevole.

Caso chiuso, allora? Neanche a parlarne: le verità ufficiali non hanno mai convinto fino in fondo milioni di persone in tutto il mondo che hanno continuato a credere che la morte di Diana nascondesse un mistero, una grande cospirazione ordita dalla Casa Reale, che voleva sbarazzarsi della principessa divenuta, dopo la fine del suo matrimonio con Carlo, sempre più “scomoda”. Queste, lo ripetiamo, sono delle congetture che non hanno trovato conferme nelle indagini ufficiali. Congetture che, però, sono tornate di attualità in questi giorni. Infatti la stampa inglese ha riferito che Scotland Yard ha iniziato a fare indagini, per adesso ancora molto discrete e non ufficiali, su una nuova pista che porta ai vertici delle Sas, gli Special Air Seivice, i coipi scelti dell’esercito britannico. Insomma, se questa nuova traccia si rivelasse vera, significherebbe che dietro la morte di Diana c ’è un complotto militare. Ma vediamo i fatti: due anni fa un sergente delle Sas, di nome Danny Nightingale, fu processato e poi condannato da un tribunale militare per possesso illegale di anni da fuoco e munizioni. Ebbene, durante quel processo, tra le mani degli inquirenti capitò una lettera di sette pagine che era stata scritta dai suoceri di un militare che era il compagno di stanza di Nightingale e che era un testimone chiave nel processo; il nome di questo militare non è stato reso pubblico, le autorità lo definiscono il “soldato N”. A ogni modo, nel settembre 2011, i suoceri del “soldato N” scrissero una lettera ai superiori del genero per lamentarsi di lui e del modo violento con cui trattava la loro figlia (da cui ora è separato). Una lettera in cui, a un certo punto, si legge una rivelazione scottante: un giorno, il “soldato N” ha rivelato alla moglie che «le Sas sono dietro alla morte di Diana e hanno insabbiato tutto ». Questa frase, buttata lì in mezzo a sette pagine di altre accuse rivolte dai suoceri conto il “soldato N”, non aveva alcuna attinenza con il caso del sergente Danny Nightingale e del suo possesso illegale di armi. In compenso, aveva un discreto interesse rispetto a un caso decisamente più importante come quello della morte di Lady Diana. Per questo, nel 2011, gli inquirenti militari inviarono questa lettera al ministero della Difesa perché venisse esaminata. Per due anni, però, di quella lettera che lanciava quella accusa così clamorosa non si seppe nulla. Finché, e qui veniamo alla cronaca di questi giorni, la lettera è arrivata sulla scrivania dei funzionali di polizia di Scotland Yard, che l’hanno giudicata abbastanza fondata e credibile da condurle delle nuove indagini. Indagini non ancora ufficiali: formalmente, infatti, il caso di Lady Diana rimane chiuso. E però, sotto traccia, i poliziotti inglesi hanno deciso di vederci chiaro una volta per tutte su questa vicenda… Anche perché le parole del “soldato N” richiamano due testimonianze raccolte durante l’inchiesta sulla molte di Lady Diana ma mai tenute in grande considerazione. In particolare, a trovare nuova forza sono le parole di Richard Tomlinson, un ex agente segreto inglese, che rivelò che la morte di Diana ricordava in modo impressionante l’attentato che i servizi segreti inglesi avevano messo a punto, a inizio anni Novanta, per uccidere il presidente serbo Slobodan Milosevic, ai tempi delle guerre nei balcani. Tomlinson spiegò che il piano per uccidere Milosevic prevedeva che fosse provocato un incidente d’auto in questo modo: bisognava fare in modo di accecare l’autista di un’auto in corsa sotto un tunnel in modo che perdesse il controllo del mezzo andandosi a schiantare. Per accecare l’autista si sarebbe usato uno speciale “fucile abbagliante” in grado di sparare un raggio accecante. Un tipo di arma in dotazione alle forze speciali inglesi, tra cui, per l’appunto, le Sas. Le parole di Tomlinson non furono ritenute rilevanti anche se venivano supportate da un testimone oculare dell’incidente, un francese di nome François Levistre. Quella sera di agosto, Levistre era a bordo della sua auto e precedeva la Mercedes di Lady Diana nel tunnel dell’Alma. Ebbene, secondo quanto riferito dall’uomo, subito prima dello schianto ci sarebbe stata una esplosione di luce violentissima. Levistre, durante l’inchiesta, sostenne di avere visto questo intenso bagliore nello specchietto retrovisore. Gli inquirenti non diedero però peso alle sue parole per due motivi: il primo è che sua moglie, seduta accanto a lui, testimoniò di non avere visto alcun bagliore; il secondo è che Levistre era un pregiudicato e perciò non fu considerato un testimone affidabile. A distanza di sedici anni, però, le parole di Levistre e di Tomlinson sono tomate di attualità. Se davvero, come è scritto nella lettera al centro di questa nuova indagine, dietro la morte di Lady Diana ci sono i corpi scelti dell’esercito, allora, la testimonianza del francese che vide una luce accecante nel tunnel dell’Alma, proprio come era previsto nel piano dei servizi segreti svelato da Tomlinson, appare il punto da cui partire per cercare di scrivere, una volta per tutte, la parola fine sul caso di Diana.