Lady Diana: “Non è stato un’incidente, abbiamo ucciso noi la Principessa”

Dietro la morte della principessa Diana ci sono le forze speciali inglesi. L’autista fu accecato affinché perdesse il controllo dell’auto su cui viaggiava la principessa”. Chi parla, o meglio scrive, è il soldato “N ”, un soldato di sua maestà, la regina Elisabetta d’Inghilterra. L’uomo è e resterà sempre anonimo: in un memoriale di sette pagine ha fatto condannare un suo commilitone per possesso illegale di armi e, già che c’era, ha informato i giudici di una voce di cui era venuto a conoscienza. E cioè che la morte di Diana non è stata un incidente, ma un omicidio, preparato e realizzato dalle Sas (Special Air Service), le forze speciali di sua maestà, un manipolo di uomini superad d estrati, fiore all’occhiello delle forze militari britanniche, spesso incaricato dell’esecuzione di “operazioni sporche”. La lettera è arrivata nelle mani dei giudici nel 2011, ma solo ora che un giornale inglese ne è venuto in possesso, e l’ha pubblicata, Scotiand Yard ammette di stare indagando.

GLI ESPERTI AL LAVORO La polizia londinese ha pubblicamente dichiarato di avere ricevuto «nuove informazioni » e di avere affidato a una squadra di esperti il compito di verificarne «la rilevanza e la credibilità». Quindi, per gli agenti inglesi il soldato “N ” non è un mitomane, né un millantatore. Questo non significa che l’inchiesta sulla morte della principessa triste sarà riaperta, ma che si sta verificando quanto questo testimone dice di sapere. La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno, a sedici anni esatti dalla tragica fine, avvenuta a Parigi il 31 agosto 1997, dell’ex moglie, all’epoca trentaseienne, del principe Carlo d’Inghilterra. Nel tragico incidente sotto il ponte de l’Alma persero la vita anche il suo compagno, il milionario egiziano Dodi Al-Fayed, 42 anni, e l’autista Henri Paul. Sopravvisse solo Trevor Rees-Jones, guardia del corpo di Diana. Fu lui a raccontare che la Mercedes con a bordo la principessa stava scappando assediata dai paparazzi quando imboccò il tunnel a folle velocità e si schiantò contro il tredicesimo pilone della galleria. I soccorsi furono immediatamente prestati da un medico di passaggio: Diana Spencer fu estratta viva dalle lamiere, ma venne dichiarata morta due ore dopo, in ospedale. La notizia della sua tragica fine sconvolse il mondo che continua ad amarla ancora oggi, come non fossero passati sedici anni dalla sua morte. Subito il padre di Dodi Al-Fayed, il milionario Mohamed, allora proprietario dei magazzini Harrods, disse che era stato un omicidio e accusò la famiglia reale dell’atroce crimine: Dodi era musulmano, i giornali di gossip già dicevano che Diana era incinta e la sola idea che William, il futuro re d ’Inghilterra, potesse avere un fratellastro e per giunta musulmano era per la regina Elisabetta e la famiglia intollerabile. Due inchieste, però, hanno escluso che si sia trattato di un omicidio. Il 7 apri le 2008, la giuria della «Royal Court of Justice» ha stabilito, dopo aver sentito in 90 giorni 250 testimoni, che fu un terribile incidente stradale, dovuto, come tutti gli incidenti, a un mix di imprudenza e alta velocità.

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