Lady Diana: L’autista è stato accecato in galleria con una luce laser

Glì ultimi istanti di vita di Lady Diana e Dodi Al Fayed sono stati filmati e registrati”. La notizia, a dir poco clamorosa, è trapelata negli ultimi giorni in Francia da una fonte che preferisce rimanere anonima per paura, dice, «di perdere la vita». Questi documenti, infatti, potrebbero dimostrare una volta per tutte cosa accadde davvero a Parigi il 31 agosto del 1997, quando Diana Spencer, 36 anni, principessa del Galles ed ex moglie del principe Carlo d’Inghilterra, morì con il suo nuovo compagno, l’imprenditore egiziano Dodi Al Fayed, 42, in un tragico incidente stradale sotto il tunnel dell’Alma. Oggi, a distanza di 16 anni dalla tragedia e dopo un’inchiesta costata circa 18 milioni di euro che archiviò il caso come “un fatale incidente”, gli investigatori inglesi hanno dichiarato che le indagini sulla morte di Lady D sono state riaperte. LA TELECAMERA FU MANOMESSA Quei filmati registrati subito dopo lo schianto, in sostanza, evidenzierebbero che quando Diana venne estratta dalla macchina, in realtà, non si trovava in fin di vita. Se solo la corsa verso l’ospedale fosse stata più rapida, dunque, i medici avrebbero potuto salvare la bella principessa. Ma c ’è di più: la telecamera che si trovava proprio davanti alla galleria in cui Diana e Dodi morirono andando a sbattere con la macchina contro un pilone di cemento; la notte dell’incidente era sotto controllo. In,somma, quel 31 agosto del 1997 la telecamera di sicurezza venne manipolata. Ma da chi? Che cosa volevano nascondere? L’ipotesi è che Henri Paul, 41 anni, autista di Lady D, sia stato accecato da una potente luce laser (una specie di flash) indirizzata volutamente nei suoi occhi da una persona in sella a una motocicletta. Lo stesso autista, abbagliato da quella luce, morì nell’incidente. LA SCOMPARSA DEL TESTIMONE Una cosa è certa: Diana era controllata. Lo sapeva e aveva paura. Con una microspia inserita nel suo cellulare, i servizi segreti erano in grado di ascoltare la sua voce anche quando il telefono era spento. Ma dove sono finite le registrazioni di quella tragica notte? Come ormai noto, le autorità inglesi furono informate della possibile responsabilità delle Sas (le forze speciali dell’esercito britannico) nella morte di Diana e Dodi Al Fayed, grazie alla testimonianza della moglie dell’Agente N, un ex soldato inglese la cui identità non è mai stata rivelata. Il soldato, in pratica, spiegò alla moglie come il tamponamento in automobile fu in realtà organizzato proprio per uccidere Lady D. Ma proprio sul più bello, a pochi giorni dal suo interrogatorio, l’Agente N si è come volatilizzato. L’uomo, secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, teme per la propria vita. Per questo nei giorni scorsi avrebbe lasciato improvvisamente la Gran Bretagna per fuggire negli Emirati Arabi. La sua testimonianza, inutile dirlo, è fondamentale. «Il lavoro doveva essere fatto all’interno di una galleria per essere certi che Diana morisse », si legge in un passaggio della lettera che la moglie dell’Agente N inviò al primo ministro inglese, David Cameron. Non solo: l’Agente N disse alla moglie che lordine di far fuori Lady D «veniva direttamente dalla ristretta cerchia della famiglia reale» e che «Diana era costantemente controllata perché rappresentava una minaccia per la corona a causa della ; sua relazione con Dodi».Ma questa versione ha sempre creduto anche Mohammed Al Fayed, padre di Dodi, che alla notizia della fuga dell’Agente N ha puntato di nuovo il dito contro la casa reale: «E terribile che sia sparito un testimone cosi rilevante. La sua scomparsa fa pensare che le sue parole nascondessero proprio la verità». La fuga del soldato, insomma, ha fatto scatenare le voci secondo cui, anche questa volta, qualcuno sia intervenuto per far sparire un testimone chiave. Le rivelazioni dell’Agente N, dopo tutto, facevano eco alle parole che la stessa Diana scrisse al suo avvocato, Lord Mischcon, durante la conversazione in cui la principessa aveva predetto la sua morte. Nel documento si legge: «Gli sforzi sarebbero stati compiuti, se non per liberarsi di lei, almeno da procurarle ferite così gravi da poterla poi dichiarare instabile». Il primo ministro inglese, il ministro della Difesa, Philip Hammond, e il capo delle forze armate, il generale Peter Wall, tutti a conoscenza di questi particolari, rischiano ora di essere interrogati e di dover giustificare la scelta di rimanere in silenzio senza avvertire delle rivelazioni fatte dalla moglie dell’Agente N. Il fascicolo che contiene le dichiarazioni della donna, intanto, è finito tra le mani degli investigatori. Ma uno degli appartenenti alle forze speciali si è dimostrato scettico verso le nuove indagini: «La polizia ha portato avanti per così tanto tempo l’inchiesta che ora potrebbe continuare a sostenere la stessa ipotesi di un tragico incidente stradale». Anche all’interno delle forze speciali è stata aperta un’indagine per valutare l’effettivo coinvolgimento di alcuni membri nella morte di Lady D. La verità, dunque, potrebbe essere molto vicina.