Lady Diana: ADESSO SI CERCANO DUE AUTO E UNA MOTO, E DUE LIBRI-BOMBA SVELANO CHE…

Sarebbe più facile dimenticare. Il 31 agosto di 16 anni fa moriva un mito, una donna che aveva piegato la sua fragilità e l’aveva usata per far inginocchiare il mondo ai suoi piedi. Ma sulla scomparsa di Lady Diana, Dodi Al Fayed e del loro autista Henri Paul ci sono ancora troppi misteri. Scotland Yard ha rivelato di avere nuove prove per le mani. Devono essere scottanti perché gli agenti hanno contattato il principe Carlo per metterlo a parte delle rivelazioni. E hanno anche informato Mohamed Al Fayed, padre di Dodi, e Lord Scott Baker che ha guidato l ’ultima inchiesta sull’incidente sotto il tu n nel dell’Alma a Parigi. Una lettera sostiene che le Sas, le forze speciali britanniche, abbiano architettato l ’omicidio della principessa per farlo sembrare un incidente. La missiva (scritta dai suoceri di un soldato identificato solo come N) è in mano alle autorità da due anni, ma solo adesso Scotland Yard è uscita allo scoperto. Quale la spiegazione? «È stata messa all’angolo dal Sunday People», spiega a Oggi il giornalista investigativo John Morgan, autore di una serie di libri sulla morte di Diana (l’ultimo è Diana inquest: corruption at Scotland Yard).

«SCOTLAND YARD INSABBIA LE CARTE» «Il domenicale è riuscito a impossessarsi della lettera così la polizia è stata costretta ad ammetterlo. Ma, come dimostro nel mio ultimo libro, Scotland Yard ha agito in passato per insabbiare le prove e non ha alcun interesse a investigare. Finché la regina è in vita la verità non verrà mai fuori». I misteri, dicevamo, sono ancora tanti. Il Daily Express ha scavato nuovamente nelle carte processuali e ha trovato l ’ennesimo: due auto, viste mentre fuggivano dalla scena dell’incidente. Non sono mai state ritrovate. Le aveva notate l’avvocato inglese Gary Hunter, dalla finestra del suo albergo con vista sul tunnel. «Era come se l ’auto più grande cercasse di nascondere quella più piccola, dietro. Entrambe andavano a una velocità pazzesca », aveva dichiarato il testimone alla polizia. Eppure quei due mezzi non sono mai stati rintracciati. Uno potrebbe essere stato usato per urtare la Mercedes di Diana e Dodi e farla sbandare prima di schiantarsi contro il pilone della galleria. Infatti altri testimoni, come i francesi Jean Peyret e la moglie Severine Banjout, hanno raccontato di aver sentito due collisioni, la prima più lieve, la seconda fortissima. E sono stati trovati dei detriti di impatto a 45 metri dal punto esatto dello schianto. Lì un altro veicolo doveva aver tamponato la Mercedes. Infine rimane il mistero della motocicletta, dileguatasi dopo ’incidente e notata, tra gli altri, dal francese Olivier Partouche: «Ho visto dei flash di luce arrivare dalla moto», aveva detto il testimone. Forse la luce di un laser accecante, usato dalle Sas per abbagliare l ’autista Paul? Se di omicidio si tratta, questa potrebbe essere la ricostruzione più probabile, sostiene un ex militare delle forze speciali, Bob Stirling. Il laser potrebbe essere stato nascosto nel grosso obiettivo di una macchina fotografica e gli agenti potrebbero aver finto di essere paparazzi che inseguivano la principessa. Un altro libro in uscita (The princess Diana conspiracy) sostiene la medesima teoria: Lady Di fatta fuori dai servizi segreti in collaborazione con le Sas in un’operazione chiamata The increment. L’autore, Alan Power, è certo di avere per le mani prove molto solide. La principessa sarebbe stata uccisa perché era pronta a rivelare segreti scottanti sulla casa reale. Intendeva sposare Dodi nell’ottobre 1997 e poi andare a vivere all’estero, in Francia o in Usa, con i figli William e Harry.

AVEVA PREVISTO LA SUA FINE VIOLENTA La stessa Diana aveva previsto, in una lettera al maggiordomo Paul Burrell, che il suo assassinio sarebbe stato mascherato da incidente stradale. Ne aveva anche parlato con il suo avvocato Lord Mishcon, che scrisse una nota e la consegnò alla polizia. Ma quel documento venne chiuso in cassaforte d a ll’allora commissario capo Lord Condon e di menticato. Secondo le prove trovate da Morgan, Condon e il suo successore Lord Stevens falsificarono dei documenti in cui si sosteneva che fu lo stesso Mishcon (deceduto nel 2006) a chiedere di ignorare la nota. «Scotland Yard non vuole la verità. Cercherà di prendere tempo e poi concluderà che le nuove prove sono inconsistenti», afferma sicuro Morgan. Intanto il clamore sulla possibile riapertura delle indagini non fa che giovare al film con la bionda Naomi Watts, Diana (in Italia il 3 ottobre), che racconta gli ultimi due anni di vita della principessa e il suo vero amore, il chirurgo pakistano Hasnat Khan. Ma dalle colonne del Daily Mail, proprio il diretto interessato affossa senza appello l’attesa pellicola: «È basata solo su gossip e bugie», precisa Khan. «E non è assolutamente vero che abbia ricevuto il mio benestare».