La web tax sarà più leggera Verso la fiducia sulla manovra

La-web-tax-e-sacrosanta.-E-aiuta-gli-italiani_h_partb

Un fondo per tagliare il cuneo fiscale (ma con le risorse a rischio), una nuova web tax in versione leggera per andare incontro alle richieste di Matteo Renzi, nessuna modifica alla Tobin, sì al «contratto di ricollocazione » per superare il monopolio dei centri pubblici per l’impiego, mentre restano fuori le misure per agevolare il rientro dei capitali dall’estero. La maratona per chiudere alla Camera la legge di Stabilità, che assomiglia sempre più a una vecchia finanziaria, ha visto ieri queste importanti modifiche. Oggi il governo dovrebbe porre la fiducia, così il percorso della legge si concluderebbe domani. Ieri è stata una giornata piena di tensione con Forza Italia all’attacco, Renato Brunetta in testa, per denunciare «tutte le clientele e tutte le marchette» della Stabilità, e il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha incontrato per 40 minuti il premier Enrico Letta. Un vertice a quattrocchi non necessariamente amichevole. Proprio ieri il Sole24Ore titolava un pepato editoriale del direttore Roberto Napoletano «L’impegno tradito di Letta» che arrivava dopo giorni di forti critiche all’impianto della manovra da parte di Squinzi (per le scarse risorse del cuneo fiscale, in primis). Il conferimento delle risorse al fondo rischia infatti di essere assorbito dalle «clausole di salvaguardia»: se i conti pubblici sforano, il fondo può essere usato per farli quadrare, più che per tagliare le tasse. Inoltre, le risorse che resteranno andranno non solo a imprese e lavoratori dipendenti, ma anche a professionisti e pensionati. Le critiche dal fronte degli industriali sono poi sfociate in una forte considerazione di malessere sociale per giustificare la protesta dei «forconi». E su questo passaggio Letta ha esternato tutto il suo malumore. «Squinzi ha esagerato », ha affermato il premier al TG3. «Il governo ha messo in campo iniziative, stiamo cercando di intervenire — ha precisato — ma un passo per volta: nessuno ha la bacchetta magica». E poi: «L’anno prossimo sulla casa ci sarà una diminuzione di costi per le famiglie, così come c’è stata quest’anno, e la riduzione delle tasse sul lavoro sarà più significativa. Tutte cose che vanno nella direzione giusta senza sfasciare i conti». In mattinata Letta aveva confermato «l’1% di crescita l’anno prossimo e un 2% nel 2015%» come «un obiettivo alla nostra portata se i tassi di interesse rimangono bassi, la fiducia nell’Italia resta forte e, ovviamente, i conti rimangono in ordine». Le delusioni degli imprenditori riguardano anche la mancanza di modifiche alla legge Fornero su previdenza e mercato del lavoro, oltre allo svuotamento del fondo taglia-cuneo perché si da appunto priorità — con le clausole di salvaguardia — agli impegni inderogabili e al rigore dei conti. Insomma prima che arrivi a lavoratori e imprese, campa cavallo. La web tax in versione hard, voluta dal presidente della Commissione bilancio Francesco Boccia, è stata riformulata. Dalla nuova versione è scomparso l’obbligo di aprire la partita Iva per tutti i soggetti che effettuano il servizio di commercio elettronico diretto o indiretto. Resta invece in piedi la necessità di dotarsi della partita Iva (e quindi di pagare le tasse in Italia) per la pubblicità online e per il diritto d’autore. Durissimo il capogruppo azzurro alla Camera, Renato Brunetta, che, dopo aver elencato tutti i provvedimenti di «stampo elettoralistico e clientelare» — tra gli altri un milione per l’orchestra del Mediterraneo al San Carlo di Napoli e i 100 milioni di euro al Polo museale di Eur Spa — ha espresso «sgomento e dispiacere per l’atteggiamento del governo che ha trasformato la Commissione bilancio della Camera in un suk».