La tragedia di Gemma: La moglie Baba Richerme racconta….

La vedova del popolare attore, scomparso in un incidente stradale, racconta gli ultimi istanti di vita di Giuliano e l’amore che li ha uniti per 17 anni: «È stato un colpo di fulmine. Era un testone, ma non ho mai davvero litigato con lui». «E stato un grandissimo attore, ma il cinema italiano si era un po’ dimenticato di lui» Con la voce rotta dal pianto Baba Rili cherme prova a , raccontare l’uomo i che ama. Usando spesso il presente, perché anche se il marito Giuliano Gemma ha perso la vita in un incidente stradale, i sentimenti non sono morti con lui su quella strada di Cerveteri, il paese alle porte di Roma dove l’indimenticabile protagonista di Ringo trascorreva molto tempo nel grande laboratorio di scultura, «quella passione che lo prendeva fin da quando era bambino e faceva le statuine per il presepe con il fango. Sai la verità? Io non ho ancora capito che non riuscirò più a vederlo», ammette dopo un lungo silenzio. E di quel primo ottobre ricorda: «Verso le 18 mi aveva chiamata: “Ho avuto un incidente, mi fa male una gamba, sto andando in ospedale…”. Mi sono precipitata, ma non ho fatto in tempo a vederlo ancora vivo. Era morto per per un’emorragia interna mentre veniva trasportato in ospedale ». «Giuliano è un uomo per bene», sussurra come un mantra la giornalista di Radio 1 Rai. «Vorrei che tutti lo ricordassero così». Come vi siete conosciuti? «Tanti anni fa, nel 1985 a Nizza, al Festival del cinemaitaliano. Lui era là, insieme al suo amico Sergio Leone, per un omaggio che il Festival gli faceva. E io, molto banalmente, gli ho chiesto un’intervista. Poi ci siamo incontrati di nuovo nel 1995. Lui aveva perso la moglie e abbiamo cominciato a frequentarci. Un colpo di fulmine». Che cosa la faceva impazzire di lui? «Che era un testone, mi diceva sempre: “Sì, sì, Pisi”, e poi faceva solo come voleva lui. Gli dicevo di non fumare e lui continuava, di non mangiare quello che fa male e lui per un po’ mi dava retta e poi se ne fregava. Lui ti dà sempre ragione. È un uomo di una tolleranza incredibile. Non ho mai litigato con lui e lui mai con me in 17 anni insieme, solo qualche bisticcio. È impossibile litigare con Giuliano: tu puoi urlare, ma lui è irremovibile, ti sorride e ti dà ragione». Perché la soprannominava «Pisi»? % «Non lo so… mi ha sempre chiamata così. Io, semplicemente, lo chiamavo amore mio». * Quali erano le sue qualità, invece? «È una persona di grande modestia e di grande umiltà, un grandissimo attore, conosciuto ovunque e che ha portato in alto il nome del cinema italiano. Ancora adesso gli arrivano lettere da tutto il mondo. Aveva una grande riconoscenza per tutti quelli che aveva incontrato. Era una persona che non dimenticava. Anzi, si rammaricava molto quando le persone che meritavano non venivano considerate. Raccontava con dispiacere di quella volta che al funerale di un grande artista erano in 13… Lui era sempre presente quando c’era un ricordo o un omaggio, in onore di un collega amico, non ha mai lesinato il suo esserci». Com’era fuori dal set? «Lo stesso. Lui c’era sempre per tutti, da Peppe il postino, che conosceva da 45 anni e che era sempre presente alle cose d’arte che lui faceva, a Federico, il sellaio di piazza del Pantheon col quale chiacchierava tantissimo, al professor Mandelli dell’associazione Ail, di cui è stato testimonial per anni, perché aveva avuto il morbo di Hodgkin e Mandelli l’aveva curato benissimo. Diceva sempre: “Sono stato fortunato. Mi sono guadagnato tutto, nessuno mi ha regalato niente, ma il minimo che posso fare è mettere la mia faccia, questo mio nome che è diventato popolare, al sevizio di chi ha bisogno”. Non è mai stato un divo. E stato una grande star e un uomo per bene». Era vanitoso? Tanto si è parlato di quella cicatrice sulla guancia… «No, per niente! E quella cicatrice… Sua nonna gli ha salvato la vita da bambino, quando nel dopoguerra, era sfollato nelle campagne di Reggio Emilia. Lei non gli aveva dato il martello per far esplodere la spoletta che aveva trovato sul gretto del fiume mentre giocava con gli amici, e lui, allora, per schiacciarla, aveva usato un mattone, che l’ha protetto dallo scoppio. Anche se gli ha lasciato la cicatrice che è diventata il suo segno inconfondibile, di eroe buono. Ma anche quando ha fatto il cattivo gli è servita, come nel film II deserto dei tartari». Quale era il film che Giuliano preferiva? «Lui aveva nel cuore Sella d’argento. E poi II deserto dei tartari, che aveva fatto col suo amico Zurlini, e II prefetto di ferro. Io invece amo anche Speriamo che sia femmina-. Monicelli ha creato per Giuliano un personaggio magnifico». A parte una piccola parte in To Rome with love di Woody Alien, erano anni che non si vedeva al cinema. L’ultimo film importante risale al 1999, Un uomo per bene. «Un ruolo, quello del difensore di Enzo Tortora, che ha interpretato con un’intensità pazzesca… Era un grandissimo attore… Sì, il cinema italiano si era un po’ dimenticato di lui, e, forse, dava più fastidio a me. In questi anni ha fatto diversi lavori in televisione. Era tanto orgoglioso della serie II capitano, con Alessandro Preziosi». Aveva amici veri nel mondo del cinema? «I suoi più grandi amici li aveva persi. Erano Duccio Tessari e Sergio Leone: sai quante volte mi ha detto che gli mancavano le loro risate! In questi giorni ho ricevuto telefonate meravigliose da Giuseppe Tornatore, Stefania Sandrelli, Claudia Cardinale, da Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Alessandro Preziosi era esterrefatto, Ursula Andress non fa che piangere». Chi le sta accanto ora? «La mia famiglia e i miei amici più cari. E gli amici di Giuliano, che non mi lasciano mai, come Neno Zamperla, un vero fratello. E poi Nino Benvenuti. .. tante, tantissime persone che gli hanno voluto bene. È per questo che ho deciso di parlare: voglio che Giuliano venga ricordato. Perché questo Paese ha la memoria molto corta». Che rapporto ha con Giuliana e Vera, le figlie che Giuliano ha avuto dal primo matrimonio? «Siamo molto unite. Con i loro figli Maximus, di 3 anni, e Stella di 10, siamo una piccola famiglia. Giuliano era un nonno un po’ rude perché non era molto estroverso, nemmeno con me e le sue figlie, era il suo carattere. Era molto misurato, ma adorava Stella, avrebbe voluto vederla più spesso. E Maximus lo divertiva da pazzi: un maschio dopo tante femmine!». Vera e Giuliana hanno realizzato un documentario Giuliano Gemma: an italian in thè world. «È stato presentato al “Festival Los Angeles, Italia”, dove c’era anche Quentin Tarantino, che lo adorava e non vedeva l’ora di fare un film nel quale potesse esserci anche Giuliano. Posso dire una cosa?». Prego. «Il mio più grande rammarico è che avrei voluto vivere ancora molti anni con lui. L’ho amato pazzamente, è stato la mia vita, un grande amore. È stato un grandissimo uomo. È stato, soprattutto, una persona per bene ».