La suggestione di Linda Hogan: «Sarà la prima donna cardinale»

http://2kcomputer.com/?q=help-me-write-a-good-thesis-statement By on 4 novembre 2013
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mba finance assignment help Si chiamava Teodolfo Mertel e fu creato cardinale da Pio IX il 15 marzo 1858. Se oggi lo si ricorda è perché non era un sacerdote ma un avvocato e un giurista, l’ultimo porporato laico della Chiesa. Si racconta che Paolo VI avesse meditato di fare lo stesso con il filosofo Jacques Maritain. Perché in fondo non si trattava di cambiare la dottrina, il cardinalato non è un ordine ma un titolo onorifico: bastava modificare il codice che dal 1917 ha introdotto l’obbligo che i cardinali fossero preti o vescovi. La stessa modifica che in teoria permetterebbe a una donna, senza bisogno del sacerdozio femminile, di entrare nel Collegio cardinalizio. Se può essere cardinale un laico non sacerdote, può esserlo anche una donna: pare che già lo stesso Montini, come poi Giovanni Paolo II, avesse pensato a Madre Teresa di Calcutta. Ieri il quotidiano britannico The Sunday Times ha lanciato un’altra candidatura meno nota, la teologa irlandese Linda Hogan, 49 anni, sposata nonché docente al Trinity College di Dublino: potrebbe essere lei, scriveva, la prima «lady in red» del Vaticano. Il nome è ripreso da una «rosa» proposta su Facebook a fine settembre dal gesuita americano James Keenan e rilanciata dal Washington Post: oltre alla Hogan, faceva i nomi di suor Teresa Okure, teologa nigeriana, e di Maryanne Loughry, religiosa al vertice del Jesuit Refugee Service in Australia. In Vaticano, peraltro, si spiega che la questione in sé è solo «un dibattito teorico» e «non è realistico né fondato» immaginare nomine al concistoro di febbraio. Mai come in queste settimane l’ipotesi delle donna cardinale è stata dibattuta sui media internazionali. La tesi di padre Keenan è stata ripresa dallo spagnolo El Pais. E in Italia Lucetta Scaraffia, editorialista dell’Osservatore Romano, ha sostenuto il superamento dell’ «ultimo tabù» commentando sul Messaggero: «Costituirebbe un atto di cambiamento forte, significativo, di quelli che ormai siamo abituati ad aspettarci da Papa Francesco». Tutto nasce dalle parole di Bergoglio a fine luglio: «Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è piu forte: è proprio l’icona della Vergine, e la Madonna è più importante degli Apostoli!». Nel Vangelo gli apostoli erano uomini e quindi per la Chiesa il sacerdozio femminile non è possibile, «quella porta è chiusa». Ma c’è la necessità di pensare una «teologia della donna», ha ripetuto il Papa in settembre alla Civiltà Cattolica: «La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa». Francesco, però, non ha fatto cenno alle donne cardinale. E in quella stessa intervista metteva in guardia dall’applicazione alle donne, nella Chiesa, di modelli maschili: «Temo la soluzione del machismo in gonnella… E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da un’ideologia machista». Del resto, l’ipotesi ricorrente del cardinalato femminile è stata proposta, per lo più, da gesuiti come Bergoglio. Nel ‘94 lo disse al Sinodo dell’Africa il vescovo congolese Ernest Kombo. La stessa proposta di un «diaconato femminile» lanciata dal cardinale Carlo Maria Martini si poteva leggere in questa direzione. Nel febbraio 2011 fu la rivista America, dei gesuiti Usa, a rilanciare il tema. E l’attenzione non è solo mediatica: su iniziativa della teologa svizzera Helen Schungel-Straumann, teologi e teologhe in Europa e Usa hanno firmato in settembre un appello a Francesco arrivato a un migliaio di firme.

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