La sfida diRai e Sky «Giusto allearsi per una tv di qualità»

Speriamo che la cultura vinca sull’ignoranza ». Lo ha detto ieri Francesca Grassi, figlia di Paolo, uomo di grande cultura, Presidente Rai dal 77 all’80, e scomparso nel 1981. Francesca ha creato la Fondazione Paolo Grassi che ieri ha organizzato il convegno «Televisioni e culture» presso la Fondazione Corriere della Sera a Milano per dare vita a un dibattito su questi due temi fondamentali per il Paese. Che del resto Paolo Grassi, durante la sua presidenza Rai, aveva ben sintetizzato, producendo film del calibro de L’albero degli zoc- coli di Ermanno Olmi, e proponendo la nascita della terza rete, con attenzione regionale, radicata nel territorio. Temi che sono validi ancora oggi e che hanno dato vita a una interessante giornata di riflessioni e di confronto con i vertici dei network televisivi. Si dibatte di cultura, informazione su web e tv, servizio pubblico, nuove tecnologie, di produzioni italiane capaci di essere vendute all’estero. Un tema questo che nell’era della globalizzazione è risultato piuttosto caldo. Tanto da configurarsi — come ha suggerito Duilio Gianmaria, giornalista Rai, moderatore del dibattito—come una vera e propria ipotesi di collaborazione tra network. Ha detto Luigi Gubitosi, direttore generale Rai: «La Rai è più abituata alle co-produzioni. Penso all’imminente Anna Karenina coprodotta da 5 Paesi, o alla fiction in programma sui Medici, da girare a Firenze in costume. Noi abbiamo minore capacità di esportazione, per questo dobbiamo unire le forze. C’è qualche eccezione come il talent “Masterpiece” (in collaborazione con Corriere tv) a cui il quotidiano New York Times ha dato ampio spazio, ma di solito non funziona così. Per questo vedrei bene collaborazioni con Mediaset, non ci sarebbe nulla di male. E pure con Sky o Discovery per aumentare la distribuzione». Un’idea caldeggiata da Andrea Zappia, Ad di Sky, che ribadisce: «Occorre fare alleanze e progetti. La fiction di Gomorra, prodotta da Sky, girata in napoletano, è stata acquistata negli Usa che la manderanno sottotitolata. Quindi ci sono spazi di mercato». Anche Marinella Soldi, Ad Discovery Italia si dice d’accordo sottolineando però «che la lingua è un grande problema. Se si riuscisse a produrre in inglese sarebbe tutto più facile ». Unico scettico, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset: «È un periodo in cui tutti tagliamo i costi in maniera drastica. Il nostro settore non è paragonabile alla moda o alle macchine. E comunque se non ci sono le risorse finanziarie non si va da nessuna parte». Diverso è il discorso del web anche se Daniele Manca, vicedirettore Corriere della Sera con delega su Corriere tv, sottolinea la difficoltà «a competere sui mercati, sia per un problema di lingua che di tecnologia». Cita il caso della «Mamma imperfetta »: «Disney ha acquistato il format, quindi lasciando poco del valore italiano sul territorio. Dobbiamo trovare il modo di produrre e far rimanere il valore nel nostro Paese»