La regina Elisabetta al principe William: «So chi ha ucciso tua madre, non fu un incidente»

I freni della macchina sulla quale morì Lady Diana sono stati manomessi. Non può essere un caso, infatti, che lina parte dell’impianto frenante di quell’auto non ci sia stata consegnata per effettuare le analisi necessarie a chiarire una volta per tutte ciò che accadde quella notte”. Si è sfogato cosi, parlando a “Settimanale Giallo” Ross Hammond, uno degli esperti chiamati dai giudici ad analizzare quel che resta della lussuosa Mercedes che il 31 agosto del 1997, a Parigi, si schiantò contro un pilone di cemento. In quel tragico incidente, come noto, oltre a Lady D, 36 anni, persero la vita anche il suo compagno Dodi Al Fayed, 42, e l’autista Henri Paul, 41. Le rivelazioni dell’esperto inglese sono davvero clamorose, perché potrebbero smentire definitivamente la versione ufficiale fornita finora dagli inquirenti. In base a questa sconvolgente ipotesi, infatti, non si sarebbe trattato soltanto di un terribile incidente, bensì di un vero e proprio omicidio fatto passare per una disgrazia.

UNA PROVA SCHIACCIANTE Ecco cosa ci ha detto Ross Hammond: «Tra le componenti dell’auto che ci sono state consegnate per eseguire le analisi mancava una parte del tubo dei freni lunga circa trenta centimetri. Come può essere sfuggito un particolare meccanico così importante? Se dunque l’impianto fosse stato davvero manomesso, questo costituirebbe la prova chiave che l’incidente in cui morì Lady D è stato organizzato fin nel minimo dettaglio. Noi teniamo molto alla serietà del nostro lavoro e proprio per questo, alla luce di quanto emerso, non siamo più sicuri che i nostri esami sull’auto di Lady Diana siano corretti. Pensiamo invece che siano stati contaminati». Le dichiarazioni di Ross Hammond confermano quanto è scritto nella documentazione presentata dal suo collega, David Price, a fianco del quale ha lavorato a lungo sulla macchina di Lady D: «Sul cruscotto, la spia rossa che segnalava un malfunzionamento era accesa ». Un dettaglio che non poteva certamente sfuggire alle guardie del corpo della principessa. Cosa nasconde va, dunque, quel tubo? Forse la vera causa della morte di Lady Diana e del suo compagno? Ha aggiunto Price, l’esperto: «Il pezzo scomparso è uno dei punti chiave delle indagini. E io, tra l’altro, non sono mai stato chiamato a testimoniare, non mi hanno nemmeno ascoltato. Non ho nulla da nascondere, perché non interrogarmi? Nel liquido dei freni, inoltre, è stata trovata dell’acqua che avrebbe potuto compromettere il normale funzionamento dell’impianto. Da dove proveniva tutto quel liquido? Le analisi effettuate dai francesi hanno indicato l’acqua come una contaminazione esterna seguente allo schianto. E agli inglesi è andato bene così. Ma perché allora non hanno effettuato altri test? Non solo sulla provenienza effettiva dei liquidi, ma anche sul loro livello e il loro ruolo al momento dello schianto? All’inizio le indagini sono state svolte in modo confusionario e molto disordinato. Alcuni degli interessati non hanno nemmeno mai avuto modo di visionare i pezzi che la Francia ha spedito all’Inghilterra per le analisi». Ma c’è di più: «La velocità a cui viaggiava la Mercedes, in questo caso, sarebbe dovuta essere di oltre 190 chilometri orari.Ma questo è impossibile. Il contatore si sarebbe infatti bloccato a quel punto e invece, al momento dello schianto, è tornato a zero». Secondo l’analisi degli esperti, quindi, « l’auto presumibilmente viaggiava a una velocità di circa 100 chilometri orari».

L’IPOTESI DI UN COMPLOTTO Troppi dubbi, troppi perché. Nel 1999, durante un incendio di cui ancora oggi non si conoscono le cause, andarono perse le fotografie scattate al momento dell’incidente e alcuni pezzi fondamentali della Mercedes, tra cui la portiera anteriore destra. Nel 2003, poi, venne distrutta per ordine di un giudice francese l’ala posteriore destra dell’auto, quella che presumibilmente sarebbe potuta essere stata colpita da una delle auto che inseguivano Lady D quella notte. Perché eliminare prove di tale importanza? Ad accreditare la teoria dell’omicidio, c’è anche la famosa lettera del cosiddetto “Soldato N ”, uno degli uomini delle forze speciali inglesi. Fu proprio lui a svelare a sua moglie come le forze speciali avessero organizzato l’omicidio cancellando poi le prove. E soltanto la visione di un folle alla ricerca di attenzione? A valutare da quanto emerso in questi giorni, sembrerebbe proprio di no. Anche perché, a distanza di sedici anni dalla morte di Lady D, la conferma ufficiale e definitiva che la principessa più amata dagli inglesi sia stata in realtà uccisa, è arrivata nientemeno che dalla regina Elisabetta.

«DIANA E STATA ASSASSINATA» «So chi ha ucciso tua madre », ha detto la regina al nipote William, il primo figlio di Diana e futuro re. Il giovane principe, 31 anni, è stato convocato in gran segreto a Buckingham Palace dall’anziana nonna, 87, un paio di settimane prima che sua moglie Kate Middleton desse alla luce il piccolo George. Ha aggiunto la regina Elisabetta: «Diana è stata uccisa. Nessun incidente, nessuna catastrofe, nessuna tragica circostanza. Diana è stata assassinata da un killer croato». William, prima di diventare padre, doveva sapere la verità. «HO PAURA, IVI! VUOLE MORTA» Dopo tutto, la stessa Lady Diana, poco prima di morire, sapeva perfettamente quello che stava per succedere. Era convinta che qualcuno tramasse nell’ombra e volesse strapparle la vita. Tanto da confessare tutte le sue paure in una lettera dedicata proprio ai due figli, William e Harry, e raccolta dal maggiordomo di fiducia, Paul Burrell. Ecco le sconvolgenti parole scritte da Lady D in quella lettera: «Mio marito vuole uccidermi. Vogliono inscenare un incidente stradale, magari manomettendo i freni della mia macchina». I dubbi della bella principessa, in quella tragica notte, si trasformarono in realtà. Ma a volere la sua m orte potrebbe essere stato qualcuno molto lontano dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla stessa famiglia reale. A rivelarlo, ancora una volta è stata la regina Elisabetta al principe William: «Alla base dell’omicidio di Diana e Dodi Al Fayed ci sono i mercanti internazionali di armi. Certo, dovevano metterla a tacere. Perché la sua battaglia contro la violenza e l’uso delle famose mine anti-uomo aveva iniziato a infastidire e non poco più di una persona che nutre interessi in quel campo»Le prove sono contenute in un dossier che da 16 anni la regina Elisabetta conserva gelosamente. Ha detto ancora al principe William: «Diana aveva paura, lei sapeva. Pensava che fosse tuo padre a volerla fuori gioco, ma dietro alla sua morte c’è qualcosa di più grande. Una battaglia che non poteva vincere». Le ricerche per la verità non si sono mai fermate. Lady Diana riuscì in poco tempo a conquistare i cuori di tutti i sudditi inglesi e la sua scomparsa viene ancora ricordata come imo dei momenti più tristi della storia d’Inghilterra. Troverà mai pace ?