La mina Saccomanni Letta blinda il ministro

«I margini per soluzioni di politica economica ci sono a patto che finiscano gli aut aut al governo ». La minaccia di Fabrizio Saccomanni, che in un’intervista al “Corriere della Sera” considera inevitabile l’aumento dell’Iva e si dice pronto a dare le dimissioni se non saranno rispettati gli impegni europei, preoccupa Enrico Letta che, prima di partire per il Canada, telefona al ministro dell’Economia per esprimergli «vicinanzae piena sintonia». Poi, il premier telefona anche a Guglielmo Epifani e fa capire alla rissosa maggioranza delle larghe intese che la pazienza ha un limite e che il tempo dei veti, degli ultimatume degli aut aut è finito. Stretto tra la necessità di riportare sotto controllo i conti pubblici e i forsennati attacchi del Pdl, che gli ricorda che èun “tecnico” e lo esorta a farsi da parte, Saccomanni apprezza il nuovo assist di palazzo Chigi ma, intervenendo a Chianciano per il raduno della Guardia di Finanza, non arretra di un millimetro e conferma in pubblico le dichiarazioni rilasciate al direttore del “Corriere della Sera”. «Gli italiani credo meritino di sapere esattamente come stanno le cose e non soltanto slogan di carattere propagandistico », taglia corto il ministro, che chiede tregua suimotivi di maggiore tensione e che nella lunga intervista dice chiaro e tondo che, se non cesseranno le fibrillazioni politiche e le continue minacce di far saltare il governo, lui smetterà di cercare soluzioni e tirerà i remi in barca: «Non mi metto alla disperata ricerca di un miliardo se a febbraio si va a votare… ». L’ipotesi delle dimissioni non spaventa più di tanto il Pdl. Maurizio Gasparri, che non ha mai digerito l’ex direttore generale della Banca d’Italia, dice che, per gestire una situazione economica così complessa, occorrerebbe una «maggiore capacità di visione» e dà il benservito al superministro: «Le minacce di Saccomanni non fanno paura a nessuno. Quindi, se non se la sente lasci». Daniela Santanché è ancora più tranciante: «Vuole dimettersi? Lo faccia immediatamente ». E se Altero Matteoli “suggerisce” a Letta di «prendere in mano il timone dell’Economia», Renato Brunetta non ci pensa neppure lontanamente ad indossare i panni della “colomba” e, intervistato da Lucia Annunziata, prima dice che non vorrebbe le dimissioni di Saccomanni mapoi fa capire che il ministro dovrebbe fermarsi al ruolo di ragioniere: «Faccia il ministro tecnico e trovi le coperture che gli abbiamo suggerito, il resto lo determini il presidente del Consiglio». E Fabrizio Cicchitto, a sua volta, ritiene che Renzi e Fassina desiderino la crisi dell’esecutivo. Chi vuole fare fuori il governo? Gli esponenti del Pdl restano i principali indiziati ma anche i democratici non possono sentirsi immuni dalla reprimendadel premier. Dopo la telefonata di Letta, Guglielmo Epifani prova ad abbassare la temperaturamail nodo politico resta. «Saccomanni ha la nostra fiducia. L’unica cosa che gli chiediamo è che quando si tratterà di fare scelte di rigore si ricordi sempre che in una crisi come questa le scelte di rigore hanno bisogno di grande equità e di grande giustizia sociale». La fiducia del Pd, insomma, è subordinata al mantenimento del principio di “equità” nelle scelte e il segretario non lascia dubbi: «L’unica cosa che gli chiedo è dinonfare il Robin Hood al contrario, di togliere ai poveri per dare ai ricchi». Parole che indispettiscono ancor di più i maggiorenti del Pdl, che si chiedono polemicamente se Epifani parli come segretario diunpartitoocome ex segretario della Cgil. Ci sarà il voto anticipato? Stefano Fassina si augura di no e spiega perché: «Se si va a votare a marzo, bruciamo i sacrifici fatti in questi anni e rischiamoil commissariamento della Troika» Infine Luigi Zanda e Matteo Colaninno prendono le difese di Saccomanni: «La sua autorevolezza è una garanzia per il Paese».