La linea di Berlusconi su urne e riforme: Forza Italia è decisiva

Tornerà a Roma oggi Si lvio Be r lus coni , con un’agenda già piena. Dopo giorni passati ad Arcore che dovevano essere di stacco e riposo ma che si sono trasformati in occasione di ulteriore tensione, con il caso Milan a monopolizzare le sue energie, il Cavaliere è atteso a decisioni importanti. Sia sul partito che sulla linea di opposizione da modulare per le prossime settimane. Stasera sarà presente alla riunione dei gruppi parlamentari, che si terrà non alla Camera come sembrava ma nella sede del partito a San Lorenzo in Lucina, quasi a voler tener fede alla sua promessa fatta a caldo appena votata la sua decadenza: «Non rimetterò più piede in Parlamento». E lì avrà modo di tastare il polso dei suoi parlamentari ancora incerti e preoccupati per prospettive che non appaiono troppo chiare. A loro dovranno arrivare parole decise su quale via si vuole imboccare: opposizione durissima su tutto, anche sul cammino delle riforme, o attesa delle mosse altrui, in particolare di Grillo e Renzi? Ne ha parlato a lungo Berlusconi con i suoi interlocutori e ospiti ricevuti a villa san Martino. Convinto che «Renzi non avrà quel successo che ci si aspettava dalle primarie, né in termini di affluenza né di voti», e che la sua debolezza potrebbe portarlo a rompere con il governo Letta in tempi brevi, visto anche l’atteggiamento che sta tenendo in questi giorni nei confronti di Alfano e dei «partitini» che governano con il Pd, Berlusconi si tiene pronto anche al voto subito. Che poi abbia ragione Luigi Bisignani, che possa essere davvero Marina Berlusconi la candidata premier del centrodestra, si vedrà solo alla fine. Per ora, bisogna tenere caldi i motori in vista di una possibile campagna elettorale. E guardare appunto alle mosse degli altri leader. Ha colpito molto l’ex premier l’intenzione di Grillo di chiedere formalmente l’impeachment per Napolitano. Non che si stia ancora decidendo di appoggiarla o sostenerla, ma dicono in Forza Italia che l’interesse vero, l’evoluzione di questa iniziativa «c’è ed è forte: sarebbe un altro terremoto per il governo». E naturalmente si guarda a quello che succederà la prossima settimana in Parlamento, con il passaggio parlamentare sulla fiducia che, come dicono soddisfatti i capigruppo Romani e Brunetta, «sancirà ufficialmente la fine delle larghe intese» (anche se in FI si pensa ancora alla possibilità di una mozione di sfiducia). Anche sulla base del quadro che emergerà dall’8 dicembre, si prenderà una decisione su quale atteggiamento tenere rispetto alle riforme: «Senza di noi non hanno i due terzi per farle—ha ragionato Berlusconi—e questa è un’arma che dobbiamo usare nel modo giusto». Perché la possibilità di indebolire ulteriormente il governo, dopo averlo abbandonato, c’è. Ma far saltare le riforme non è un passaggio facile. Intanto sembra arrivato finalmente il momento di dare una struttura a Forza Italia. Berlusconi sta lavorando con Verdini all’organigramma del partito, è quasi pronto l’ufficio di Presidenza (36 membri, tutti i big dentro), si vanno a riempire le caselle mancanti dei coordinatori regionali (quasi certi Giro nel Lazio, Gippino in Sicilia, Pichetto in Piemonte) e saranno assegnati alcuni incarichi operativi (come il fundraising per la Santanchè, mentre per l’organizzazione si preme su Fitto). Più avanti, si deciderà sul vertice del partito, che potrebbe vedere la figura di un coordinatore, e altri ruoli di peso che il Cavaliere vorrebbe distribuiti tra politici e personaggi nuovi, e fra questi il preferito resta Giovanni Toti, direttore del Tg4. Parallelamente si lavora alla rete dei Club Forza Silvio, sui quali il Cavaliere punta moltissimo spingendo i suoi parlamentari ad «aprirne almeno uno in ogni Comune». La loro nascita si celebrerà l’8 dicembre a Roma, nella freddezza assoluta dei forzisti: «Stiamo dando una mano, sì, ma è una cosa che col partito c’entra poco e poco entrerà in futuro…», dicono in coro