La Juventus volo record, la Roma si ferma

Se è ancora troppo presto per dire che il campionato è finito, non lo è per stabilire che oggi, in Italia, la Juve vive in una dimensione di assoluta grandezza, su un livello irraggiungibile per tutte le altre. Non che sia una novità, ma nel suo stadio, alla decima vittoria consecutiva, con tanto di record eguagliato (come ai tempi di Carcano) è arrivata la certificazione. Troppo più forte di tutti e l’ha dimostrato perché per vincere non ha avuto bisogno di chissà quale forza, quale magìa, quale ispirazione. Per battere la Roma (alla prima sconfitta stagionale), le è bastato giocare da Juve. Con efficacia, organizzazione e attenzione. Troppo più forte, oggi come ieri, la speranza della Roma è che cambi qualcosa domani. Al primo grande scontro dell’anno, la squadra di Garcia è andata in frantumi. Ha perso l’occasione, la partita e alla fine anche la testa, chiudendo in 9 per due espulsioni nel giro di un minuto. Bontà della Juve che non ha infierito nell’ultimo quarto d’ora. Adesso sono 8 punti sulla Roma e 13 sul Napoli. La Juve è oltre.

CONTE BATTE GARCIA

La prima scelta, forse quella decisiva, è stata di Antonio Conte: palla alla Roma. E tutti dietro la palla. Lo scopo della Juve era evidente, rischiare il meno possibile e colpire gli inseguitori alle spalle. Ma siccome il calcio può essere preparato anche nel più piccolo e insignificante dei dettagli ma tanto alla fine c’è sempre qualcosa ti frega, la Juve ha rischiato di prendere gol dopo 6′ in contropiede, con una palla rubata a Bonucci da Pjanic, assist di Totti per Ljajic, tentativo di pallonetto sventato da Buffon. Il lavoro di una settimana intera poteva andare in fumo alla prima occasione, ma così non è stato e la Juve ha continuato a invitare la Roma a ballare un lento nel suo centrocampo, costringendola a una appiccicosa e ritardata circolazione del pallone. Non c’era velocità nella manovra dei giallorossi perché non c’erano spazi. Conte non arrossiva quando c’era da difendere con 5 uomini. Per sfilacciare quella densità di muscoli e idee, erano necessari gli scatti secchi di Gervinho, le rifiniture lampo di Totti e gli spunti di Ljajic, ma non si è mai visto niente di tutto questo.

IL FINE

La strategia di Conte ha avuto successo non alla prima occasione, ma alla prima azione dei bianconeri che nel primo quarto d’ora non si erano mai affacciati nell’area romanista. Appena l’hanno fatto, gol. Non era messa bene la difesa, che ha incassato l’1-0 da una rimessa laterale: tocco di Lichtsteiner per Tevez, ai bordi dell’area piccola, dove quel fenomeno diventa imprendibile, così ieri si è girato sotto il naso di De Rossi, ha visto Vidal che si infilava dentro e con un tocco di esterno, anticipando Castan, gli ha piazzato la palla del gol. Ora sì che tutto tornava nella Juve. Sembrava di risentire le parole di Mourinho, dopo la semifinale di Champions League a Barcellona: «Loro felici con la palla, noi felici in finale a Madrid». Se vi piace toccare di continuo il pallone, eccolo qui, noi badiamo al sodo. In certi momenti, il possesso palla della Roma ha ricordato quello vuoto e senza mèta dei tempi di Luis Enrique. Al 45′, aveva raggiunto il 62 per cento di un inutile possesso palla.

ALTRO ERRORE

Se la difesa della Roma aveva sbagliato posizione e movimento in occasione del primo gol, ancora più pesante è stato l’errore sul raddoppio della Juve. Punizione di Pirlo dalla fascia sinistra, palla sul secondo palo dove Bonucci è arrivato da solo in scivolata, spingendola in rete. Era il 3′ del secondo tempo, la Juve aveva tutto in mano, partita, risultato e campionato, con la sensazione di aver impiegato poche energie per battere la sua più vicina rivale.

CON DESTRO

A proposito di errori, sul 2-0 Garcia ha cercato di rimediare a quello maturato nella sua mente quando aveva deciso la formazione: lasciare fuori Destro, il centravanti che nelle ultime 3 partite aveva segnato 3 gol, non era stata una grande idea. Al 10′, dentro anche Destro e Roma schierata col 4-2-3-1, con De Rossi e Strootman dietro a Ljajic-Totti-Gervinho, più Destro. Ma perché il nuovo entrato potesse servire alla causa, il trio alle sue spalle avrebbe dovuto sostenerlo con qualche idea, non con la nebbia che invece lo avvolgeva e confondeva. La certificazione di quanto stavamo vedendo è giunta con l’ultimo cambio di Garcia: a 20′ dalla fine, fuori Totti dentro Florenzi. Il capitano aveva concluso una delle sue rarissime partite inutili.

DUE ROSSI IN UN MINUTO

La partita era già finita quando la Roma l’ha rovinata del tutto. Si è di nuovo tappata la vena di De Rossi che ha preso la rincorsa per saltare in sforbiciata su Chiellini: rosso indiscutibile. Era il 30′. Dalla punizione sulla sinistra, palla sul secondo palo, colpo di testa di Chiellini, tocco di mano di Castan sulla linea di porta, altro rosso inevitabile. Il rigore di Vucinic è diventato il 3-0 finale, perché la Juve, con un atto di clemenza, ha deciso di fermarsi. Poteva bastare. Il campionato già sapeva chi era il suo padrone.