La Consulta elimina il Porcellum Via il «premio» e le liste bloccate

Una sentenza con effetti in due tempi, anzi tre, che suona come un forte monito al Parlamento sollecitato comunque ad «approvare nuove leggi elettorali nel rispetto dei principi costituzionali ». La Consulta, dunque, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di due pilastri della legge elettorale introdotta nel 2005 che poi ha prodotto tre Parlamenti (2006, 2008, 2013) e ora è arrivata sostanzialmente al capolinea. Il «Porcellum» disegnato da Roberto Calderoli, argomentano i giudici delle leggi, non rispetta la Costituzione laddove prevede un premio di maggioranza senza una soglia di accesso—340 seggi alla Camera e 55% dei seggi assegnati per ciascuna regione al Senato—da assegnare alla coalizione che ha preso anche un solo voto in più. Questa dichiarazione di incostituzionalità è secca: cioè demolisce una norma e lascia sul campo un sistema elettorale proporzionale che assomiglia molto a quello conosciuto nella Prima Repubblica. Ma i giudici della Consulta hanno anche bocciato «le norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere la preferenza». Questa seconda parte della sentenza sarebbe di tipo «additivo di principio »: la Corte cioè, suggerisce al Parlamento di ripristinare il voto di preferenza o il collegio uninominale. In questo caso il plenum si è spaccato (8 a 7) perché una minoranza avrebbe voluto un ritorno diretto al Mattarellum. Ma c’è una terza decisione della Corte presieduta dal giudice Gaetano Silvestri. Dopo una camera di consiglio durata tutto il giorno (ma la decisione era già maturata in mattinata), il plenum ha scelto la strada della sentenza in due tempi: annunciata subito con l’ufficialità di un comunicato del presidente ma resa operativa, in quanto «ad effetti giuridici», solo nelle «prossime settimane». Se infatti i giudici delle leggi si sono preoccupati di sottolineare il ruolo centrale del legislatore, non potevano dimenticare di legittimare i deputati e i senatori eletti con una legge dichiarata incostituzionale. Nella motivazione della sentenza, «dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici», probabilmente dovrà essere argomentato perché anche il Parlamento attualmente in carica è il legittimo frutto, seppure imperfetto, della volontà popolare liberamente espressa. «La decisione della Corte era ampiamente attesa. Noi l’avevamo detto. Per quello che ci riguarda, ora la si smetta di mettere freni di ogni tipo e nel tempo più rapido possibile si arrivi a una nuova legge elettorale», è il primo commento del segretario del Pd Guglielmo Epifani. E’ «una decisione ottima» quella della Consulta, secondo il vicepremier Angelino Alfano (Ncd): perché «non ci sono più pretesti o alibi per non cambiare con urgenza». Ora c’è «ancora di più la spinta ad agire, osserva il ministro Dario Franceschini (Pd). Invece, Forza Italia non gradisce: «Assurde e misteriose le ragioni che hanno mosso la Consulta sul Porcellum», attacca Anna Maria Bernini. Pino Pisicchio (gruppo misto), fautore delle preferenze da tempi non sospetti, gioisce: «Da oggi mi sento meno solo perché la Corte conferma ciò che andiamo dicendo sommessamente da anni». Chi invece trae estreme conseguenze dalla decisione di ieri è Beppe Grillo, leader del M5S: «Il Porcellum è incostituzionale… Era evidente che fosse incostituzionale. Quindi ora abbiamo un Parlamento eletto con una legge incostituzionale, un governo votato da un Parlamento incostituzionale, un presidente della Repubblica votato ben due volte da due Parlamenti incostituzionali».