La condizione di Renzi: chi vince le elezioni deve vincerle davvero

Più che ottimista sullo zelo dei parlamentari, si affida ad una constatazione pratica: «Ora che la Corte costituzionale ha rimesso la palla nel campo del Parlamento, io penso che riusciranno ad essere seri perché ci sono tanti gruppi che hanno una fifa matta di tornare alle elezioni», pronostica Matteo Renzi (a Napoli, Città della Scienza), sintetizzando il concetto che più gli preme: «Alla Camera c’è la possibilità di fare una legge che risponda soprattutto al requisito che chi vince, vince davvero». Un po’ quello che conta di fare lui, alle primarie del Pd dell’Immacolata, augurandosi di non dover pronunciare, come l’ultima volta, un «bel discorso di sconfitta: stavolta vorrei evitare di fare il bis. Piuttosto magari fare un discorso brutto, ma della vittoria ». Con tanti buoni propositi tra cui uno: «Il punto non è rompere gli zebedei a Letta, ma cominciare a fare qualcosa per l’Italia. In questi mesi il governo, che è di persone per bene, civili, sulle questioni vere degli italiani, dalle tasse al lavoro, non ha combinato granché e l’abbiamo visto sull’Imu» (a Radio Montecarlo). Ribadendo la premessa: «Io non rompo le scatole al presidente del Consiglio, gli dico che o si fanno le cose che servono al Paese, oppure buttano via l’ultima speranza che ci è rimasta». Un aiuto indiretto e involontario a sbancare le primarie glielo fornirà—ironizza Renzi — proprio Massimo D’Alema, in quanto sponsor del più accreditato concorrente: «Ha detto che l’8 voterà Cuperlo, ed è uno dei principali incentivi alla mia campagna elettorale» sostiene il sindaco di Firenze che, si sa, i vecchi leader si è ripromesso di rottamarli tutti. «Mi sembra un elemento fondamentale onde evitare di perdere immediatamente il 2%. Poi, se dovessi vincere io, ragionerà se votare me». L’altro contendente, Giuseppe (Pippo) Civati invece azzarda un paragone cinematografico cult per l’ex premier: «Leggo una dichiarazione di D’Alema in cui sostiene che una mia vittoria nel congresso del Pd è da scongiurare perché, dice, sarei pericoloso per il Paese. Lui non manca mai di sottolineare di non avere più nessuna carica. Mi ricorda sempre di più Keyser Soze, quel personaggio che ne «I soliti sospetti» sembra fare da narratore e da commentatore, quando in realtà è il colpevole. Solo che nel film è un colpo di scena, mentre nel caso di D’Alema è un finale piuttosto telefonato». Quanto a Renzi — che ha raggiunto quota 91.570 euro di raccolta fondi (l’obbiettivo era 80 mila) — non prevede un boom di votanti («Secondo me non ci vanno 3 milioni di persone »), ma pensa comunque positivo: «Credo che un milione e mezzo o due di persone ci andranno e questo è bello, perché io non ne posso più di questi signoroni che a Roma decidono tutto loro: arriva la Corte costituzionale e riscrive la legge elettorale, su gravi vicende come Stamina è il Tar che decide, il bilancio te lo fanno in Europa, perfino la vicenda Berlusconi l’hanno decisa i giudici. Sembra che la politica non conti più niente. A me piace che domenica, andando a votare, finalmente i cittadini diano il senso che la politica è una cosa seria. Tocca noi, però tiriamo fuori il coraggio».