Kim Rossi Stuart: “Ciò che unisce due persone è mettere al mondo dei figli”

Anche se ha da poco annunciato che sposerà la sua compagna Ilaria Spada, resta dell’idea che ciò che unisca per davvero due persone sia la procreazione. Ne è convinto Kim Rossi Stuart, che a tre anni di distanza da Vallanzasca -Gli angeli del male, torna al cinema con Anni Felici, film incentrato sulle movimentate vicende di una famiglia negli anni Settanta, accanto a Micaela Ramazzotti. Donna al Top ha incontrato il ta-lentuoso quanto riservato attore alla conferenza stampa di presentazione del nuovo film di Daniele Luchetti e ha scoperto che…

«Quella grande voglia di libertà»

Sei tornato al cinema con la nuova pellicola di Daniele Luchetti, intitolata Anni felici in cui interpreti Guido, un artista che vorrebbe essere d’avanguardia ma che si sente intrappolato in una famiglia borghese e invadente…

«Ultimamente non è così semplice ricevere delle proposte così interessanti. Nel momento in cui il regista Daniele Luchetti mi ha proposto di prendere parte a questo film, ho accettato con grande entusiasmo. Non ho fatto un’analisi approfondita del personaggio che avrei interpretato, volevo semplice-mente fare quest’esperienza con Daniele perché ho sempre apprezzato il suo modo di fare cinema. Visto che il mio personaggio correva un po’ il rischio di essere monolitico, non aveva cioè parabole o movimenti particolari, con il regista abbiamo deciso di lavorare assieme su questo aspetto e, a quel punto, mi sono sentito di fare delle proposte anche abbastanza estreme di caratterizzazione, attraverso le quali creare dei chiaroscuri e possibilmente instaurare col protagonista una certa empatia».

Il film è ambientato negli anni Settanta. Che ricordi conservi di quel periodo?

«Essendo nato nel 1969, ricordo qualcosa di quel periodo. In particolare che in giro c’era un fòlle desiderio di libertà, che a volte esplodeva anche attraverso la violenza, come testimoniano i film a tema ai quali ho partecipato».

Sei papà di Ettore, che ha quasi due anni. Come pensi sia cambiato, rispetto agli anni Settanta, il valore del matrimonio e della famiglia?

«Negli anni Settanta ero molto piccolo e sono stato figlio di genitori separati. Allora era una cosa piuttosto inconsueta. Ultimamente, invece, mi sembra che ci si sposi e ci si lasci con estrema facilità, come se si trattasse di uno sport. Per questo, credo che le unioni, al di là del matrimonio, abbiano perso un po’ della loro forza. Per il resto, io non faccio alcuna distinzione tra matrimonio e famiglia. Per quanto mi riguarda, ciò che unisce veramente due persone è la procreazione, il mettere al mondo dei figli».

«Mi sperimento giorno per giorno»

Che tipo di educazione dai a tuo figlio?

«Sono diventato padre da poco e mi sto sperimentando giorno dopo giorno. Quello che mi sembra importante è avere la forza di guardarli crescere e di istruirli, i nostri figli. Ma mi piace anche l’idea del lasciarsi sorprendere, giorno dopo giorno dal loro spirito, dalle loro intenzioni e, perché no, dalla loro spensieratezza».

Tu che figlio sei stato?

Devo ringraziare i miei genitori perché, attraverso il loro modo di educarmi, hanno saputo proteggermi e allo stesso tempo sono riusciti a rendermi indipendente. La loro educazione mi ha permesso di prendere in mano la mia vita da subito».

«Felicità anche nei momenti duri»

Prendendo in prestito il titolo del film, quali sono stati o quali sono i tuoi “anni felici”?

«Beh, la vita è tutta bella. Dico questo perché ho sempre sostenuto che la felicità vada ricercata con tenacia anche nei momenti più duri».

Sei uno degli attori più richiesti eppure sono pochissimi i film che poi decidi di interpretare. Generalmente quando accetti una parte?

«In realtà sono sempre differenti le ragioni che mi spingono a fare un film. A volte può dipendere dal regista, con cui magari desidero da tempo collaborare oppure da un personaggio, a cui non riesco proprio a rinunciare. Oppure, più semplicemente, accetto di misurarmi con un progetto quando mi tocca, lo sento, e vien da sé il volervi partecipare. Per il resto, credo che fare un film ogni due anni rappresenti la giusta misura per dedicare il tempo adeguato alla sua preparazione. Ma anche per non annoiare».

Dopo Anni felici, cosa bolle in pentola?

«In questo periodo sto girando un film in Francia. Mi vedrete alle prese con un personaggio italiano che però recita in francese all’in-temo di una pellicola comica, ma anche sentimentale. Vi stupirò».