Kate Middleton e William: C’è un buco di 4 milioni di euro a Cambridge

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Oh, finalmente qualcosa di davvero normale. Uno di quegli intoppi che capitano senza chance di eccezione a tutti noi tapini quando ci infiliamo in uno dei più infernali dei gironi: l’anello “ristrutturazione”. Quello che prende il via da un appartamento stantio e un preventivo da sudori freddi e finisce con la casa dei sogni, o su per giù, e un conto da piangerci le notti. Quello con sopra scritto: “Lasciate ogni euro voi ch’entrate”. E in tutto i duchi di Cambridge ne hanno lasciati giù oltre 5 di milioni di euro, quattro volte il budget inizialmente previsto di un milione e 300 mila. Tanti ne sarebbero dovuti bastare per ridare vita alla fu abitazione della principessa Margaret adibita poi a uffici della Corona dopo la sua morte nel 2002. Ma così non è stato. A rivelarlo, otto mesi dopo l’ingresso di William, Kate e George nella magione al centro di Londra, l’annuale rendiconto che i Windsor sono tenuti a presentare al Parlamento: file di numeri e giustificazioni tra le quali spicca la voce “Refurbishment A-l Kensington”, 5 milioni e 200 mila euro. Un’enormità che il portavoce dell’erede al trono si è trovato a dover giustificare di fronte a tabloid, forze politiche e opinione pubblica tutta, dimostratisi per la prima volta ostili nei confronti dei sinora osannati Cambridge. «L’appartamento si trovava in condizioni fatiscenti», ha spiegato, elencando poi la totalità degli interventi svolti in 18 mesi, dal rifacimento degli impianti elettrico-idraulico-riscaldamento alla bonifica dall’amianto, dalla facciata al tetto, il tutto rispettando i severi vincoli dell’Engiis/i Heritage che tutela gli edifici storici inglesi dei quali il palazzo dove visse la regina Anna fa ovviamente parte. «Erano lavori necessari, nessuno ci metteva mano dal 1963», ha proseguito il portavoce. Ovvero da quando Margaret e Lord Snowdon, aiutati dallo scenografo Cari Toms, occuparono l’ala del complesso lasciata libera dal defunto marchese di Carisbrooke, nipote della regina Vittoria, ridisegnando gli spazi: dodici camere, tre guardaroba, sette bagni, una nursery, due cucine, quattro saloni e una camera oscura per il “principe consorte” fotografo. Una suddivisione che William e Kate hanno completamente rivoluzionato, sebbene Kensington Palace si sia rifiutato di fornire dettagli sugli interni della casa, che pare consti ora di 24 stanze totali. Tutte personalmente arredate con la supervisione della duchessa «e a spese delle finanze private del principe», si è affrettato a precisare il palazzo nel tenta tivo, piuttosto vano, di smorzare i toni. Solo una parte, non quantificata, di quei 5 milioni e 200 mila provengono quindi dal Sovereign Act, il fondo pubblico che ogni due anni consegna a Elisabetta II la “paghetta” per le spese di famiglia e che per il biennio 2014-2015 è di 47 milioni di euro. Il resto proviene dai beni di William, il quale formalmente dipende ancora dal padre Carlo, che può contare sui ricavi dei possedimenti terrieri e immobiliari del ducato di Cornovaglia (oltre 900 milioni di profitti annui, di cui 23 finiscono direttamente nelle sue tasche). Da lì provengono pure i 2 milioni di euro recentemente spesi da William per riammodernare Anmer Hall, la tenuta del Norfolk dove i Cambridge trascorreranno gran parte del loro tempo per far crescere George e i suoi futuri fratelli a stretto contatto con la natura. Un piccolo paradiso rurale dove William tornerà a pilotare l’elicottero – sul rendiconto brilla anche l’Agusta da 10 milioni che nonna gli ha regalato per la nascita di George – che ha dato vigore al fuoco delle critiche: che senso aveva spendere oltre 5 milioni per ristrutturare Kensington se poi i principi trascorreranno a Londra giusto un paio di giorni a settimana? Non potevano accontentarsi di una soluzione più modesta aspettando che Carlo e Camilla lascino libera Clarence House (messa a nuovo nel 2003 per oltre 6 milioni di euro) per trasferirsi a Buckingham quando Elisabetta cederà il trono al figlio? Domande legittime, evidentemente fatte da qualcuno che vive in affitto. Si sa che quando si risistema casa la partenza e l’arrivo non coincidono mai.