Kate e William: Anche i giovani reali inglesi nel mirino di «News of the World»

Quel Clive Goodman sapeva proprio tutto dei Windsor e della loro corte dei miracoli. Sul Daily Mail era stato il primo a spifferare che la favola fra Carlo e Diana era finita nel peggiore dei modi. Quindici o sedici anni fa: un «royal correspondent» coi fiocchi, l’incubo di Buckingham Palace e dintorni. E proprio per questo la scuderia Murdoch se lo era comperato a peso d’oro portandolo nella redazione del News of the World, il tabloid domenicale, cugino dell’ultrapopolare Sun. E Clive Goodman, a suo modo, non ha mai deluso le aspettative dei nuovi padroni, lo Squalo ovviamente e i suoi tirapiedi, Rebekah Brooks e Andy Coulson, i registi e gli sceneggiatori dello scandalo sullo spionaggio giornalistico. Solo lui, solo Clive Goodman poteva a un certo punto della folgorante e, fino a qualche tempo addietro, inarrestabile carriera, sapere le confidenze intime di William a Kate e di William ad Harry. Ma come se le procurava, queste confidenze, lo si è capito bene ieri quando l’accusa del processo contro Rebekah e soci ha tirato fuori l’asso nella manica, ovvero le registrazioni dei messaggi telefonici del principe alla futura consorte e del principe al fratello. Alcune le conservava a casa, incautamente, l’inviato al seguito dei Windsor. Altre erano nell’abitazione dell’investigatore privato Glenn Mulcaire, il braccio operativo delle intercettazioni illegali pagato da News of the World. Erano state sequestrate durante l’inchiesta e durante le perquisizioni ma nessuno ne aveva mai fatto menzione. Il segreto è ora svelato. Colpo da k.o. per gli imputati. Toccate tutti ma non Kate. Imperdonabile agli occhi dei fedelissimi sudditi di Sua Maestà che abbiano violato la privacy della giovane Middleton. Così si è saputo e ascoltato, in udienza, che nel mirino della combriccola mantenuta e sostenuta dal magnate australiano, la combriccola degli spioni, c’era proprio Kate, non ancora sposata, non ancora duchessa, non ancora principessa, ma la semplice «common Kate », la fidanzata: il suo cellulare era intercettato dal clan che dirigeva i fogli tabloid di proprietà Murdoch. Sono quattro i messaggi voce resi pubblici nell’aula del tribunale ma c’è da giurare che il «tesoro» sia ben più corposo. Nulla di piccante, per ora. Inviti del tipo: «Vado a caccia coi beagle. Vieni?» O confidenze. Come quella del 2006: William che si accomoda dopo un’esercitazione all’accademia militare di Sandhurst. «Ciao piccola, appena rientrato dalla mia nottata di orientamento. Ho corso nel bosco di qua e là inseguendo ombre, perdendomi, e trovandomi nel mezzo dell’imboscata di un altro reggimento cosa che è stata piuttosto imbarazzante perché quasi mi impallinavano». Niente paura. «Non proiettili veri ma proiettili a salve, il che sarebbe stato ben più imbarazzante ». Innocenti evasioni del principe esternate nella segreteria del cellulare di Kate, inseguita e tallonata dalla banda comandata da Rebekah e da Andy Colson, all’epoca i direttori dei tabloid Murdoch, il secondo poi salito fino al soglio di Downing Street (ex capo della comunicazione di David Cameron). Ma pure esternazioni cameratesche indirizzate a Harry. La voce, nel telefono di Harry, è di un uomo, dice cautamente l’accusa, ma Clive Goodman, all’epoca, aveva scritto di affettuose chiamate da parte di William. «Sei la checca più bella che abbia mai visto». «È incantevole qui in Africa e se tutto va bene spero di vederti presto, grosso grasso irsuto frocio». Ragazzi, principi e futuri re, Windsor. Pensavano di ridersela in privato, lontano dalle affettate ufficialità. Peccatucci verbali. Ma li spiavano.