John Elkann: Operazione Chrysler e sulla neve operazione famiglia

do my homework write my papers discount code By on 10 gennaio 2014
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http://www.millionaireagentmakersummit.com/essay-help-service/ Non riusciamo a pensare chi oggi sia più felice d e ll’operazione Fiat Chrysler. Il 2014 è cominciato bene, anche per noi. Eppure, in questa operazione condotta così magistralmente da Sergio Marchionne, è come se ci fosse l’immagine di John Philip Jacob Elkann, della sua visione della società e di un mondo interconnesso. Lui ha sempre detto di vederlo così, da figlio dell’era digitale e della post ideologia: «Da quando è caduto l’impero sovietico e la Cina si è mossa sulla via della liberalizzazione, il pianeta si è aperto e penso che sia decisivo avere buon senso, analizzare i problemi e non coltivare dottrine». Il resto lo racconta il suo percorso. Cominciato forse nel 2001, quando il Financial Times, la bibbia dell’economia internazionale, lo definiva già come «la migliore speranza delle dinastie italiane». Allora, a soli 25 anni, ogni tanto passava alla Stampa e confessava il peso dell’impegno che il nonno gli aveva messo sulle spalle. Gianni Agnelli, l’Avvocato, raccontava sempre che se non fosse nato così, avrebbe sognato di fare il giornalista, il corrispondente dai Paesi stranieri o l’inviato all’estero. Anche John (Yaki, come lo chiamano gli amici, da Jacob, il suo secondo nome) forse coltiva lo stesso sogno. Ma è il giornalismo che è cambiato. E lui lo sapeva già allora. Ha preso molto dal nonno (la passione per il mare, i giornali e la Ferrari, il suo internazionalismo e pure qualche grande amicizia), finendo però per marcarne sempre le differenze. Nei giorni del grande successo – che ha trasformato un’azienda fino a ieri sull’orlo del fallimento in un mega gruppo mondiale – e delle vacanze di Natale, in fondo non è così strano vederlo giocare normalmente con i figli e la moglie Lavinia sulle nevi di Sankt Moritz. Quello privato è l’altro mondo della sua vita, una famiglia che coltiva come un tranquillo borghese, lontano dal gossip e dal glamour di certo capitalismo rampante. Perché i suoi mondi interconnessi sono almeno due. Come la sua vita. Nato a New York, da Margherita Agnelli e Alain Elkann, ha studiato pure in Inghilterra e in Brasile, prima di laurearsi al Politecnico di Torino. Come tutti gli eredi Agnelli, ha cominciato a lavorare in incognito. Ma sempre all’estero ha iniziato ad assemblare fari alla Magneti Marelli di Connock, Gran Bretagna, e a montare auto negli impianti di Tichy in Polonia, prima di fare lo stage alla General Electric negli Usa. Quand era in Inghilterra, alloggiava presso una famiglia che non sapeva chi fosse, trascorrendo le serate davanti alla tv. Disse che quellesperienza gli aveva insegnato «una grande lezione, cioè l’importanza di dimostrare quello che fai. In un posto di lavoro devi essere prezioso, altrimenti finisci per danneggiare il lavoro degli altri». Parla quattro lingue. E a La Stampa ce chi arriva a giurare che la sua prima lingua sia il portoghese, tanto lo parla bene. In realtà, come ha scritto il Financial Times, «la sua abitudine è quella di pensare e ragionare in inglese». Leggenda vuole che parli in inglese con Marchionne e in francese con il fratello Lapo. Prendiamola con le pinze come queiraltra, che ai tempi dell’esclusivocollegio Carlo Alberto di Torino, voleva che Lapo scappasse via saltando dalle mura, mentre lui accettava disciplinatamente tutte quelle regole severissime. In realtà, come dice John Micklethwait, caporedattore dell’Economista «la cosa che ti colpisce più di John è che è straordinariamente efficace e conosce il mondo ben al di là dell’Italia e se per questo dell’America ». Il fatto è che non ha mai sprecato niente. E appassionato di Internet e ha approfondito la materia con una tesi al Politecnico, andando a informarsi direttamente sul mondo dei computer da Michael Dell, il fondatore deH’omonima società di pc.

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source url Il Financial Times più di una volta ha parlato bene di lui. L’ha definito «l’erede inaspettato che ha messo in salvo i gioielli di famiglia», 1 uomo chiave della rinascita del marchio: «L’approccio ragionato e prudente di Elkann, assieme alla mancanza di romanticismo nei confronti dell’industria dell’auto, ha reso lui e Marchionne la coppia ideale per ribaltare l’assetto della Fiat e perseguire l’ambizioso obiettivo dell’operazione con Chrysler, in modo da creare un colosso globale da 6 milioni di veicoli l’anno». Ama la modernità e per questo ha vissuto con entusiasmo, ad esempio, il trasferimento de La Stampa nella sede di via Lugaro, organizzata da Vittorio Sabadin e voluta dal direttore Mario Calabresi con grande attenzione per le risorse offerte dalle nuove tecnologie. Lui è il primo a essere consapevole che siamo nel mezzo di una trasformazione epocale, quello che conta è non restare chiusi qui dentro. Forse, anche da questa sua esigenza nasce la passione per il mare e la vela. Non a caso ha chiamato uno dei suoi figli Oceano. Con Giovanni Soldini ha fatto la Transatlantica e la Traversata nel Pacifico, con i turni al timone, dormendo in cuccetta, con un solo bagno per tutto 1 equipaggio. Nello scorso luglio sono arrivati secondi nella 47ma edizione della Transpac Race 2013 (classe 1), percorrendo le 2.225 miglia da Los Angeles a Honolulu in 7 giorni e 5 ore. Poi c’è l’editoria. In Italia è presidente de La Stampa, e nel cda di Rcs. Ma, coerente con la sua formazione, ama ragionare su scenari globali – attitudine che ha pure in grande sintonia con Marchionne – ed è soprattutto considerato all’estero: ha ottimi rapporti con il New York Times, è consigliere dell’Economist ed è nel board della News Corporation, l ’azienda di Robert Murdoch focalizzata sulle notizie e l’editoria. Il vecchio «squalo» australiano lo guarda con grande simpatia, come un nonno con il nipote. John così impara il mestiere e tesse relazioni: costruisce quel reticolo che potrebbe portare i mass media italiani fuori dalla provincia. Henry Kissinger, l’altro grande vecchio che lo conosce da quando aveva 12 anni, lo descrive come «estremamente intelligente e con un grande senso di responsabilità. Nel corso degli anni ha saputo gestire numerose crisi con estrema dignità e saggezza». Kissinger era tra gli ospiti del suo matrimonio su un’isola del lago Maggiore di proprietà della famiglia di Lavinia Borromeo, con tanto di torta larga cinque metri, ricoperta di piccolissime Fiat 500 in cioccolato. Ha avuto tre figli nati tutti a Torino, al Sant’Anna, con lo stesso ginecologo. Le radici sono importanti. Per crescere. Non per fermarsi.

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