Jack Nicholson: Colpito da Alzheimer annuncia il ritiro dalle scene

Non ricorda più le battute, la testa è andata, si ritira dalle scene. Balle, replica l’agente: Jack legge copioni e presto tornerà sul set. Da cui manca da tre anni, ragione che ha spinto l’adagio su precarie condizioni di salute e confusione, l’ombra dell’Alzheimer come per Sean Connery, il sospetto di una vita che presenta il conto dopo anni di abusi e vizi. Infine, come a voler mettere un punto, le parole dello stesso Nicholson, rare considerata la celeberrima ritrosia a concedere interviste. «Ho ancora il cervello di un matematico», ha spiegato al The Sun. «La verità è che non ho più motivazioni né slancio. Oggi, i ragazzi di venti- trent’anni non hanno più voglia di emozionarsi e commuoversi, vanno al cinema per vedere bombe, esplosioni ed effetti speciali. E io quei film non ho intenzione di farli». Parole nobili, non fosse che a pronunciarle sia colui che nel 1989, grazie al Pinguino di Batman, non esattamente un film d’essai e sentimento, si portò a casa qualcosa come 4 5 milioni di euro. Quale che sia la ragione, resta il fatto: dopo una sessantina di pellicole, dodici nomination agli Oscar (meglio di lui solo Meryl Streep) di cui tre vinti, Jack l’istrionico, il diabolico, il mattatore, se ne va in pensione a 76 anni. Pensione più che dorata, se è vero che il suo patrimonio personale si aggira intorno ai 300 milioni di euro (di cui cento in sole opere d’arte), certo difficile da accettare per un uomo che è riuscito grazie al grande schermo a farsi leggenda, le lenti scure antipaparazzo e antimiopia il simbolo stesso della sua celebrità: «Con gli occhiali da sole sono Jack Nicholson. Senza, solo un vecchio grasso». Metafora di fama e di una riservatezza ai limiti del parossismo, che in fondo è stata uno degli ingredienti principali nella costruzione del suo mito: «Meno si sa di un attore, meglio è per la sua carriera», ha sempre detto. Poche e frammentate informazioni lasciate filtrare spesso controvoglia per placare l’assalto dei paparazzi, tutto intorno a una vita privata inusuale dall’inizio, il piccolo Jack che cresce credendo che i nonni materni siano i suoi genitori e la madre naturale, una ballerina di fila dal cuore in perenne trambusto, la sorella maggiore. Scoprirà la verità solo nel 1974, quando un giornalista del Time, un odiato giornalista, gli rivelerà i risultati di una sua inchiesta. Nicholson, già all’apice della fama e alla vigilia del suo primo Oscar per Qualcuno volò sul nido del cuculo, rifiutò però di indagare l’identità del padre. «Se mia madre e mia nonna avevano deciso di nascondermelo, voglio rispettare la loro scelta». Una sensibilità verso l’universo femminile che Jack non ha sempre dimostrato nell’arco dei suoi cinquant’anni sotto ai riflettori. Amante famelico, playboy incallito, con Marlon Brando e Warren Beatty, amici e vicini di casa (la loro via fu ribattezzata la Bad Boys Road, la strada dei cattivi ragazzi), si divertiva a collezionare storie, a differenza della star di Fronte del porto, rigorosamente monodirezionale. Tra le mille, Sandra Knight, sua unica moglie e madre della prima dei suoi cinque figli, Jennifer; la mamma di tutte le top model Janice Dickinson; le attrici Candice Bergen, Drew Barrymore e Lara Flynn Boyle, 38 anni e 33 meno di lui; la coniglietta di Playboy Karen Mayo-Chandler che di lui disse: «È un’inarrestabile macchina del sesso. Gli piacciono molti giochi e mangia burro d’arachidi per darsi forza». Bulimia carnale non canonica e na turale infedeltà su cui lo stesso Nicholson ha più volte scherzato sornione: «Nella vita bisogna mentire solo a due persone: la propria fidanzata e il poliziotto »; «Uso il viagra solo se mi trovo con più di una donna»; «Odio i preservativi, sembra di indossare un sacchetto della spazzatura caldo». Estremo quanto i ruoli portati sullo schermo, compresi eccessi d’ira degni dello scrittore psicopatico di Shining, come quando nel 1994 sfondò con una mazza da golf i vetri di un auto che lo aveva superato, salvo poi scusarsi staccando un assegno da 400 mila euro. Genio e sregolatezza fusi insieme, con mille lati oscuri. Che Anjelica Huston, sua compagna per 16 anni e scaricata per l’attrice Rebecca Broussard, starebbe per raccontare in un’autobiografia prevista per fine anno. «Anjelica sa dove sono sepolti gli scheletri di Jack», ha raccontato un amico dell’attrice alla stampa. «Non conosce solo i nomi di tutte le sue donne, ma anche i segreti del suo abuso di droga e alcol, le sue perversioni sessuali». Nicholson avrebbe chiesto alla ex di lasciar perdere, lei avrebbe preso tempo, indecisa se fare il botto , e vendicarsi, oppure tacere in nome dell’antico amore e della lesa maestà. In fondo fa brutto prendersela con un “povero” pensionato, no?

1 Comment

  1. Davide

    10 dicembre 2014 at 10:05

    Per la cronaca, Jack Nicholson ha interpretato il ruolo di Joker nel primo Bartaman di Steven Spielberg e non il Pinguino nel Bartman di Tim Burton!