Intesa Sanpaolo, la spinta di Bankitalia

La prudenza del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nell’entrare nel merito della governance delle banche è proverbiale. Perfino quando il problema si pone con assoluta evidenza, come per esempio nel caso della Banca Popolare di Milano, le parole di ogni intervento sono dosate con grande attenzione. Per questo, nei documenti ufficiali, il governatore si è ben guardato dal dare indicazioni circostanziate sulla opportunità di superare il modello duale scelto dalla principale banca italiana, Intesa Sanpaolo, quello che prevede consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione. Ma, con frequenza sempre maggiore, le indicazioni che lascia filtrare e che ama dare negli incontri informali, sono di assoluta chiarezza: più presto viene abbandonato il duale meglio è. Proprio il duale è uno dei nodi che gli azionisti di Intesa Sanpaolo si trovano ad affrontare, in un momento delicato di vita della banca, con scadenze importanti in arrivo: l’ispezione della Banca d’Italia (di routine ma non scontata, si chiuderà entro fine anno), le verifiche dell’asset quality review (da cui non sono attese sorprese), lo stress test voluto dall’Europa (che molto dipende dai rapporti di forza con francesi e tedeschi), la scelta sul dividendo 2013 (che vogliono azionisti e management), il piano industriale pluriennale che sta preparando il nuovo amministratore delegato Carlo Messina (quello che il predecessore Enrico Cucchiani non ha voluto fare ritenendolo una sorta di profezia su cui non sperimentarsi considerando l’ incertezza dei tempi e il peso delle variabili esterne). In passato il duale ha avuto il merito di rendere più facile l’aggregazione delle banche in gruppi di maggior impatto, operazioni non facili nel Paese dei mille campanili. Attualmente, secondo il Visco pensiero, dà luogo a una governance pesante, farraginosa, poco efficiente. Nonostante ciò il governatore non ha dato, e non darà, l’indicazione perentoria di mettere il duale in soffitta. Anche se, nei mesi scorsi, ha colto l’occasione per affermare un principio fondamentale: il l’agduale, fino a quando c’è, va applicato rispettandone lo spirito. In che modo? Prima di tutto separando bene i ruoli: il consiglio di sorveglianza sorveglia e nomina il consiglio di gestione, a cui per l’appunto tocca la gestione. Una opinione piuttosto diffusa è che la distinzione risulti tutt’altro che chiara. Lo confermano, del resto, i mal di pancia all’interno dei due consigli. In particolare il problema si pone per il consiglio di sorveglianza. Almeno parte dei consiglieri rivendica un ruolo di maggior rilievo e tende ad occuparsi anche della gestione. In modo speculare, sia pure in minor misura, parte dei consiglieri di gestione è naturalmente spinta a prendere posizioni che vanno al di là della gestione. In più, come ha trovato modo di sottolineare il governatore, i due consigli sono molto numerosi (29 persone in tutto), organizzazione pletorica e con il rischio di scarsa efficienza. Critiche che il vertice della banca respinge al mittente con forza sottolineando tra l’altro come, per esempio in occasione dell’aumento di capitale da 5 miliardi lanciato nell’aprile 2011, le decisioni siano sempre state tempestive e adeguate alle necessità. Terreno di prova nei prossimi mesi sarà la scelta sul dividendo 2013. Il primo a uscire allo scoperto, verso fine ottobre, è stato Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo: «Io sono ottimista», ha dichiarato, perché, come aveva spiegato in precedenza, «non siamo azionisti esosi ma i dividendi servono ». Poi, presentando i risultati dei primi nove mesi, l’amministratore delegato Messina ha premesso che Intesa «è tra le banche più solide e maggiormente capitalizzate al mondo», spiegando che il dividendo sarà almeno uguale all’anno precedente. Immediati gli applausi di Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, e di Gian Maria Gros-Pietro, presidente del consiglio di gestione. Ma entrambi hanno poi aggiunto un paio di frasi che meritano attenzione. Nei primi nove mesi i numeri che rendono possibile la distribuzione del dividendo ci sono, ha detto Gros- Pietro, «ma questo non significa che i risultati del quarto trimestre siano già acquisiti. Sono tutti da vedere». Interessante anche una battuta di Bazoli: «L’unica riserva — ha detto — è che siamo sottoposti all’attività del regolatore », cioè della Banca d’Italia. Le parole sono felpate, ma la preoccupazione è che il governatore, preoccupato di arrivare all’appuntamento con la vigilanza europea nel modo migliore, tiri il freno sulla distribuzione del dividendo. Anche in questo caso non sono giunte indicazioni circostanziate e scritte ma Bankitalia, preoccupata per la stabilità del Paese e per l’andamento dell’economia, preferisce certamente scelte parsimoniose piuttosto che generose. E il risultato potrebbe essere raggiunto indirettamente, dando indicazione di aumentare l’entità degli accantonamenti.