«Iniettati frammenti ossei» L’accusa dei prof a Stamina

Nei capi d’imputazione dell’inchiesta della Procura di Torino è scritta una frase: «… si può trarre guadagno dai pazienti con malattie degenerative senza speranza fortunatamente in aumento». Qualcuno (un’ex collaboratrice stretta, dicono gli inquirenti) l’ha attribuita a Davide Vannoni. Così suona veramente male, ma forse manca una «s» davanti a quel fortunatamente. E sarebbe il caso che lo psicologo ideatore della Stamina Foundation venisse al più presto sentito dal procuratore Raffaele Guariniello che (nonostante il processo sul disastro Tyssen e sulle vittime dell’amianto Eternit) non ha mai accantonato il dossier Vannoni, con continue riunioni con i carabinieri del Nas dopo l’evoluzione bresciana. Tanto più ora, che è stata resa nota la relazione al ministro Beatrice Lorenzin del Comitato scientifico nominato per valutare l’eventuale sperimentazione del trattamento Vannoni. Quel Comitato che il Tar del Lazio ha poi «sospeso» nella prassi di nomina e che tra 2-3 giorni verrà rinnovato dal ministro. La relazione tecnica è però stata scritta, «secretata» su richiesta di Vannoni, e ora divulgata dall’agenzia Ansa. Che cosa c’è scritto? Si parla di «gravi incongruenze tra il metodo presentato da Stamina e quanto riportato a sostegno dei protocolli clinici proposti» e «mancanza di un “metodo Stamina” perché la metodica non presenta caratteristiche di originalità». La metodica fornita, afferma il Comitato, «riguarda la semplice messa in coltura di cellule di origine midollare, che sarebbero poi iniettate come tali sia per via endovenosa che endorachidea (iniezioni di farmaci nella colonna vertebrale, ndr), e pertanto oltre a non presentare alcun carattere di originalità risulta incoerente con il presupposto stesso del metodo». Il protocollo «prevede delle somministrazioni ripetute (5 cicli costituiti ciascuno da un’infusione endovenosa più una intrarachidea). Ciò potrebbe aumentare il rischio di complicanze anche gravi (ad esempio encefalomielite)». Riferendosi alla descrizione del metodo, nella relazione il Comitato rileva «la mancanza della parte riguardante il differenziamento in senso neuronale delle cellule ». Tale fase, sottolinea, «viene invece richiamata nei protocolli di sperimentazione clinica presentati da Stamina come elemento fondante del metodo e base razionale della sua efficacia ». Poi, un passaggio inquietante: «Questo tipo di preparazione potrebbe determinare l’iniezione di materiali di origine ossea a livello di sistema nervoso». Frammenti ossei nei nervi. Conosciuta la relazione, Filomena Gallo per l’«Associazione Luca Coscioni» ha subito chiesto il «blocco delle somministrazioni in corso e che sia reso pubblico il cosiddetto “metodo” Stamina». Il 28 dicembre Vannoni sarà a Roma con i 34 pazienti in trattamento a Brescia e promette: «Mostreremo i loro esami strumentali e i dati sulla sicurezza dei nostri prodotti». Andrà poi a Miami, il 15 gennaio, a incontrare l’immunologo italiano Camillo Ricordi (lui stesso ha annunciato l’incontro). Si recherà a Miami con la sua biologa più esperta, Erica Molino: «Ripeteremo le valutazioni già fatte a Brescia e approfondiremo alcuni aspetti sulle linee cellulari».