India il Ministro degli stupri autorizzati: “A volte è giusto”

di Carlo Antonio Biscotto All’origine dell’o ndata di stupri di massa che ha sconvolto l’India negli ultimi tempi e offeso le coscienze delle donne e della stragrande maggioranza degli uomini, c’è un dramma culturale antico che, come un fiume carsico, scompare e ricompare col mutare delle circostanze e degli umori. Quelle violenze di gruppo ai danni di donne e bambini sono solo un retaggio del passato e dell’ignoranza? Difficile crederlo specialmente quando un importante uomo politico rilascia delle dichiarazioni pubbliche come ha fatto Babulal Gaur, esponente di spicco del Bharatiya Janata Party (BJP), la formazione politica del primo ministro Narendra Modi: in primo luogo ha detto che si può parlare di reato di stupro solo quando il fatto criminoso è accertato dalla polizia. “È un reato sociale che dipende tanto dagli uomini quanto dalle donne. A volte è giusto, altre volte è sbagliato”, ha aggiunto Babulal Gaur che attualmente ricopre il ruolo di ministro dell’Interno nello stato del Madhya Pradesh. I RECENTI FATTI di cronaca hanno rinfocolato le polemiche. Da un lato chi difende la cultura indiana che esalterebbe ”le virtù della femminilità e il ruolo della donna nella società”, dall’a ltro le molte donne che ricordano che secondo la tradizione le ragazze vengono fatte sposare per essere buone mogli e, spesso, senza il loro consenso . E come dimenticare che nei film di Bollywood gli uomini molestano spessissimo le donne e che – come riporta The Times of India – l’attore Ranjeet ha girato oltre un centinaio di scene di stupro ”con il pubblico sempre inneggiante”? In sostanza circola nel corpo del Paese un atteggiamento assolutorio e giustificazionista nei confronti degli stupratori. I leader politici dello Uttar Pradesh, lo stato nel quale due cugine di 12 e 14 anni sono state violentate e uccise la settimana scorsa, sono stati criticati per non essersi recati sul posto e per aver accusato gli organi di informazione di aver “gon – fiato” la vicenda. Le dichiarazioni di Gaur non sono le prime di questo tenore da parte di uomini politici indiani. In occasione delle recenti elezioni, Mulayam Singh Yadav, presidente regionale del Partito Samajwadi che governa l’Uttar Pradesh, ha preso posizione contro la proposta di legge volta ad introdurre la pena di morte per gli stupri di gruppo dicendo: ” I ragazzi fanno degli errori. Dobbiamo forse ucciderli per uno stupro?”. E Babulal Gaur non si è fatto pregare a schierarsi a difesa di Singh Yadav. Modi, che ha assunto la carica di primo ministro dopo la schiacciante vittoria elettorale, finora non si è espresso sul doppio omicidio compiuto dal branco nel villaggio di Katra Shahadatganj. Il padre e lo zio di una delle vittime hanno detto di aver tentato di denunciare il reato alla polizia, ma di non essere stati nemmeno ricevuti. Per la morte delle ragazzine sono stati arrestati tre uomini che, stando agli inquirenti, avrebbero confessato lo stupro, ma non l’omicidio. SEBBENE IN INDIA venga denunciato uno stupro ogni 21 minuti, la facilità con cui gli stupratori riescono a farla franca autorizza a ritenere che per tutta una serie di ragioni le forze di polizia effettuino accertamenti e indagini alquanto superficiali ritenendo lo stupro ”un reato di poca importanza”. Negli ultimi giorni ci sono stati altri casi. In un altro distretto dell’Uttar Pradesh una donna ha subito uno stupro di gruppo, poi è stata costretta a bere dell’acido ed è stata strangolata. Un’altra è stata uccisa con un colpo di arma da fuoco nel nord-est dell’India per aver tentato di opporsi alla violenza. Alla fine del 2012 un rapper del Punjab, Honey Singh, fu travolto da una furibonda polemica alla vigilia del concerto che doveva tenere a Delhi e che fu cancellato a seguito di una campagna online contro di lui orchestrata da gruppi di donne e da associazioni per la tutela dei diritti umani. Le sue canzoni erano infarcite di brutali fantasie di stupro e all’epoca molti si chiesero come mai era diventato famoso al punto che l’industria di Bollywood l’aveva scritturato facendolo diventare il più pagato autore di testi.