Imposte sulla casa, sfida sul 3 per mille I Comuni insistono per l’aumento

Ci vorrà ancora qualche giorno per sciogliere il nodo delle detrazioni alla Tasi, la nuova imposta sugli immobili in vigore da quest’anno. Il governo sta mettendo a punto una proposta che consentirebbe ai sindaci di alzare le aliquote dell’imposta destinandone il ricavato, o quanto meno gran parte di questo, alla concessione di uno sconto sulla prima casa, da articolare a loro piacimento. Le detrazioni potrebbero ricalcare quelle in vigore per la vecchia Imu, che erano di 200 euro per la prima casa più 50 per ogni figlio a carico, per un massimo di 400 euro, ma i Comuni avrebbero la massima discrezionalità, potendo decidere, ad esempio, di riservare l’agevolazione solo ai contribuenti con i redditi più bassi. La proposta dell’esecutivo dovrebbe essere contenuta in un emendamento al decreto Imu-Bankitalia, quello che ha cancellato gran parte della patrimoniale sulla casa del 2013 e consentito la rivalutazione del capitale dell’istituto di emissione, che sarà oggi in Aula al Senato. Alla discussione generale dovrebbe partecipare il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sollecitato dalla maggioranz a , ma non è de t to che l’emendamento con l’aumento delle aliquote per le detrazioni sia presentato oggi stesso. Il governo, secondo i regolamenti parlamentari, ha la possibilità di presentare emendamenti al testo dei provvedimenti in discussione anche dopo l’inizio delle votazioni. L’aumento della Tasi è ancora da quantificare, ed è oggetto in queste ore di un’estenuante trattativa in seno alla maggioranza. Con mezzo punto in più, portando l’aliquota massima sulla prima casa dal 2,5 per mille fissato dalla legge di Stabilità al 3 per mille, e quella sugli altri immobili residenziali dal 10,6 all’11,1 per mille, i Comuni ricaverebbero circa 700 milioni di euro, che in questo caso dovrebbero essere destinati integralmente alla concessione delle detrazioni. I sindaci, però, premono per un aumento di un punto del tetto massimo, al 3,5 per mille sulla prima casa e all’11,6 sulle altre, e vogliono avere mani libere sull’utilizzo del ricavato, che in questo caso sarebbe pari a circa 1,4 miliardi. Da usare non solo per concedere sconti alle famiglie meno abbienti, ma anche per far quadrare i bilanci gravati dai tagli previsti dalle leggi di bilancio degli ultimi anni e che mettono a rischio, secondo i Comuni, altri servizi essenziali. L’emendamento al decreto Imu-Bankitalia dovrebbe chiarire anche la tempistica dei pagamenti della nuova imposta. La legge di Stabilità prevedeva un versamento in quattro rate, di cui la prima con scadenza 16 gennaio, ma considerate le modifiche in cantiere i termini saranno spostati. L’ipotesi più accreditata è quella di un pagamento in due rate, a giugno e a dicembre. Resterebbe ferma, invece, la data per il pagamento della mini Imu 2013 sulla prima casa, da versare entro il 24 gennaio: l’ipotesi di eliminare del tutto l’imposta dello scorso anno, compensandola con maggiori tasse sui giochi d’azzardo, è stata accantonata considerata l’aleatorietà del gettito. La minirata si pagherà in quei comuni che hanno adottato per il 2013 un’aliquota sulla prima casa superiore a quella base del 4 per mille, e sarà pari al 40% della differenza. Sull’intera operazione oltre alle difficoltà politiche, con il Nuovo centrodestra restio a un aumento delle imposte, Scelta civica molto arrabbiata per i metodi di lavoro, il Pd diviso e perplesso e Forza Italia decisamente contraria, pesano anche le critiche dei proprietari immobiliari e dei costruttori. I primi continuano a minacciare la disdetta degli affitti a canone concordato, i secondi denunciano l’eutanasia della ripresa dell’attività nel settore. In Gazzetta, intanto, è stata pubblicata la legge di Stabilità che ridefinisce la tassa sulle case, ribattezzata Iuc. L’Imu, intesa come imposta patrimoniale, resterà sulle prime case di lusso e su seconde e terze case. Sull’abitazione principale si pagheranno la Tasi (con aliquota massima per ora fissata al 2,5 per mille), intesa come tassa di servizio, e la Tari, la vecchia tassa rifiuti. Sugli altri immobili residenziali si pagheranno Imu (patrimoniale) e Tasi, con aliquota massima complessiva fissata al 10,6 per mille (la stessa aliquota massima della vecchia Imu), più la Tari. Se i Comuni che hanno l’aliquota Imu sulle seconde e terze case già al massimo e vorranno mettere anche la tassa di servizio dovranno fargli spazio riducendo l’imposta patrimoniale. E tutto questo per dire che l’Imu sulla prima casa è stata tolta