Il Peccato e la Vergogna 2, Manuela Arcuri: «Che emozione sentire i calci di mio figlio»

taglioAlta_001228-640x337

Da una parte, il successo che sembra non finire mai. Dall’altra, una vita privata che promette qualcosa di più bello e duraturo di uno share televisivo. Manuela Arcuri è, senza dubbio, il simbolo della fiction italiana, come dimostrano gli ascolti della serie Il peccato e la vergogna 2 (la seconda puntata ha vinto la prima serata con il 16 per cento di share), che la vede protagonista. Un cambiamento davvero radicale Ma non si vive di solo lavoro. E la Arcuri lo sa bene, visto che a maggio potrà stringere tra le braccia il suo primo figlio. Un cambiamento radicale per la vita dell’attrice, che finalmente può costruire una famiglia insieme con l’imprenditore Giovanni Di Gianfrancesco. E dopo arriveranno anche le nozze a suggellare un amore destinato a durare. «Le nonne sono fondamentali» Sei al quinto mese di gravidanza: come stai vivendo questo periodo così speciale? «Ogni donna se ne fa una vaga idea, ma poi è tutto diverso. È un’esperienza talmente straordinaria che è difficile da immaginare. Forse finché non la vivi non riesci a capire quanto sia bella. Figuriamoci dopo, quando nascerà questo piccoletto. Sentire che si muove qualcosa dentro di te e avvertire i primi calcetti è un’emozione indescrivibile. Di tante sfortune, noi donne almeno un privilegio enorme lo abbiamo ed è proprio questo». La gravidanza, allora, è davvero un’avventura magica nella vita di una donna. «È un periodo pieno di grandi emozioni. Poi, quando stringerò tra le braccia mio figlio, comincerà un’avventura ancora più forte e straordinaria. Certo, fare la mamma è impegnativo e complicato ma io mi sento pronta. Anzi, non vedo l’ora». Come ti organizzerai con la gestione del bambino? «Mia madre mi ha detto che, da aprile, quindi un mese prima della nascita, starà per un po’ da me. E il primo nipote e sono tutti al settimo cielo. Le nonne hanno un ruolo fondamentale per ogni neo mamma». E il tuo compagno? «Giovanni mi sta molto vicino in questo periodo, sono fortunata. Mi Vm nriìmoo. so che sarà lui a cambiare i pannolini! Dovrebbe essere sempre così: i papà dovrebbero partecipare attivamente alla gestione, alla crescita e all’educazione dei bambini, dividendo equamente con le mamme gioie e dolori». «Ero una bambina molto timida» Se ripensi a te bambina, c’è qualche preoccupazione che hai dato ai tuoi genitori e che non vorresti vivere? «Ero una bimba molto timida, sempre attaccata alla gonna della mamma. Ho due fratelli più grandi che, all’epoca, erano parecchio gelosi e mi controllavano sempre. Ero, insomma, coccolatissima e non ho mai creato problemi a casa. Spero che anche il mio bimbo sia così e che, specie i primi mesi, dorma la notte». Si dice che i figli maschi abbiano un legame indissolubile con la figura materna… «Sono felicissima di avere un maschietto proprio per questo motivo. Un figlio è per sempre l’uomo della vita di una donna, mentre una figlia è l’eterna fidanzata del papà. Dopo tutta la fatica che facciamo con il pancione, è giusto avere questa soddisfazione (ride, ndr)\». Al matrimonio ci stai già pensando? «Faremo il battesimo, poi penseremo al matrimonio». Il tuo collega Gabriel Garko potrebbe fare il padrino al tuo piccolo? «Sembra che alcuni vostri colleghi giornalisti glielo abbiano già chiesto e che lui, nell’eventualità, si sia detto assolutamente disponibile. E allora, perché no?». «Purtroppo è stato sempre così…. I telespettatori stravedono per te e sei amatissima, mentre ima certa critica, specie quella più snob, ha spesso avuto un atteggiamento di sufficienza nei tuoi confronti. Tu hai mai avvertito questa forma di pregiudizio? «E stato sempre così. Molto spesso si tende a non eredere che bellezza e bravura possano andare assieme e così, nel corso della mia ormai lunga carriera, ho dovuto, purtroppo, fare fronte anche a tanti pregiudizi». «lo ho dovuto faticare di più» Come hai combattuto questo pregiudizio sulla tua bellezza? «Le persone si fermavano sempre e soltanto al mio aspetto fisico e, di conseguenza, ho dovuto faticare molto di più per dimostrare che, oltre alla bellezza, c’era anche ben altro. Mi è capitato, durante le prime pellicole che ho girato, che i registi mi facessero i complimenti dicendomi, quasi stupiti, che ero anche brava. E io rispondevo: “Ma come anche?”. Però mi va bene così, in fondo anche questo fa parte del mio lavoro». Che cosa ti ha insegnato un’esperienza del genere? «Devo dire che è stato persino più stimolante raggiungere degli obiettivi proprio nel momento in cui ero io l’unica a crederci…».