Il nuovo Isee, lamanovra anti-furbetti

Cambia l’Isee, cioè l’indicatore della situazione economica equivalente. Uno strumento che, misurando non solo il reddito, ma anche la ricchezza complessiva delle famiglie, serve a decidere chi abbia la precedenza nelle graduatorie per l’erogazione di prestazioni per lo più di carattere sociale e assistenziale: dall’assegno di maternità alle graduatorie degli asili nido a particolari tariffe comunali. Il relativo decreto legislativo, che riordina lo strumento nato nel 1998, dopo un lungo iter dovrebbe essere firmato oggi dal premier Enrico Letta. Tra le novità, messe a punto dal viceministro del Lavoro, Maria Cecilia Guerra, anche alcune misure volte a contrastare gli abusi da parte dei soggetti che evadono il Fisco, tornate di stretta attualità dopo l’indagine della Guardia di Finanza che ha scoperto, nell’ambito di un’indagine sulle borse di studio universitarie, come in alcune città oltre la metà delle dichiarazioni si basi su dati non veritieri. Con la conseguenza che a usufruire delle agevolazioni sono contribuenti che non ne avrebbero diritto. Per questo ci sarà un maggior rigore nei controlli: alcune informazioni non saranno autocertificate ma acquisite d’ufficio dall’Inps e dall’agenzia delle Entrate. I dati presenti negli archivi della pubblica amministrazione potranno essere incrociati per smascherare eventuali infedeltà nelle dichiarazioni dei cittadini. Auto di lusso, moto di grossa cilindrata (500 cc e superiore), yacht e imbarcazioni da diporto intestati a un componente del nucleo familiare, dovranno sempre essere autodichiarati. Per i conti correnti non si dovrà indicare più la situazione al 31 dicembre dell’anno precedente, ma si prenderà a campione un giorno casuale degli ultimi tre mesi dell’anno. Come si è detto, l’iter del decreto è stato complesso, a cominciare dalla bocciatura subita dalla norma di delega da parte della Corte costituzionale che ha rilevato come non fosse previsto l’accordo con la Conferenza Stato- Regioni. Poi, proprio nella Conferenza unificata, la normativa è stata bloccata dal veto della Regione Lombardia. Ne è venuto fuori un testo modificato che fa salve le competenze e le prerogative di Regioni e Comuni nelle politiche sociali. L’obiettivo del restyling è una maggiore equità, per questo viene stabilito che, a determinare la situazione economica, siano tutti i redditi percepiti dai componenti il nucleo familiare. Vengono poi introdotti degli abbattimenti per redditi di lavoro e di pensione: viene sottratto l’importo degli assegni di mantenimento, dedotta una quota del canone di locazione, prevista una franchigia per i nuclei con disabili, così come c’è l’abbattimento delle spese per collaboratori domestici e addetti all’assistenza personale per i non autosufficienti. Per quanto riguarda il patrimonio, si conferisce maggior peso agli immobili e ai risparmi delle famiglie: titoli di Stato, ecc. Di conseguenza è prevista la maggiorazione della franchigia relativa all’abitazione per ogni figlio convivente successivo al secondo, mentre si tiene conto di eventuali immobili all’estero, posseduti dai componenti il nucleo. Viene significativamente ridotta la franchigia prevista per il patrimonio mobiliare attualmente a 15.500 euro. Inoltre il nuovo Isee supera il principio che ciascun soggetto può appartenere ad un solo nucleo familiare. La nuova formulazione apre la possibilità di definire, solo per alcune prestazioni, l’appartenenza di un soggetto ad un diverso nucleo familiare. Altra novità è l’introduzione del cosiddetto Isee corrente: in caso di variazioni significative della situazione reddituale in corso d’anno, come la perdita di un lavoro, si può aggiornare la dichiarazione. Gli ultimi dati relativi alla platea che ha chiesto prestazioni con l’Isee risalgono al 2011, quando sono state presentate poco più di 7,5 milioni di dichiarazioni relative a circa 19 milioni di soggetti (1/3 della popolazione nazionale) raggruppati in 6,5 milioni di famiglie. Le tipologie di prestazioni richieste riguardano principalmente il settore economico assistenziale (66% delle dichiarazioni), i servizi di pubblica utilità e casa (40%), i nidi e scuola (31%) e i servizi socio sanitari (27%). La grande maggioranza della popolazione di soggetti Isee è costituita da dipendenti, dato in linea, se si tiene conto anche dei pensionati, con quello fiscale, dove i contribuenti con reddito da lavoro dipendente sono, per l’anno d’imposta 2011, il 50,7% (quelli con reddito da pensione sono il 36,46%) e quelli indipendenti con partita Iva sono il 9,14. Quanto alla distribuzione dei nuclei familiari per classi di Isee, nell’ultimo anno disponibile (vedi tabella), si osserva una decisa polarizzazione: da un lato aumentano le famiglie ad Isee nullo (+5%), dall’altro si osservano tassi di crescita molto elevati tra quelle con Isee superiore a 15 mila euro, il tutto a fronte di una riduzione del numero di nuclei familiari con Isee inferiore ai 10 mila euro.