Il giallo di Simona «E’ precipitata nel cortile del palazzo»

Il giallo di Simona

Tutto è avvenuto in quel palazzo, ma un «buco» di poco più di due ore non permette ancora di stabilire esattamente cosa sia accaduto. La morte di Simona Riso ha però sempre più i contorni di un omicidio. Alle 4.45 della mattina del 30 ottobre la 28enne saluta la mamma, che come ogni giorno le ha dato la sveglia al telefono. Esce di casa senza ancora essersi cambiata per il lavoro. Porta le chiavi dell’appartamento con sé. Viene ritrovata alle 7 nel giardino condominiale in fin di vita. «È precipitata», hanno stabilito ieri i pm dopo un nuovo sopralluogo in via Urbisaglia 7/9. Come e perché, sono due interrogativi che nascondo la chiave del mistero. E anche sul punto di origine della caduta non c’è certezza. Il terrazzo resta l’ipotesi più credibile, ma l’aggressione — perché i pm sembrano aver abbandonato del tutto l’iniziale ipotesi di suicidio —potrebbe essere avvenuta anche all’interno del palazzo, sul pianerottolo. E la caduta dalle scale. «Il luogo del ritrovamento non è compatibile con una caduta volontaria dal terrazzo», avevano chiarito gli esami del Ris dei carabinieri due giorni fa. A far imboccare la strada della caduta dall’alto è il riesame fatto sulle fratture al bacino e alle costole, queste ultime rivelatesi poi fatali. Come pure sembrano compatibili con un trascinamento nel giardino i graffi provocati degli alberi sulle spalle di Simona e la maglietta alzata fino al collo, quando una condomina l’ha trovata a terra. «Mi hanno aggredita e violentata», ha fatto in tempo a dire la vittima ai soccorritori. Lo stupro non è stato consumato—almeno secondi i medici — ma Simona non ce l’avrebbe fatta a difendersi. Dopo il sopralluogo con i carabinieri il pm Attilio Pisani, titolare del fascicolo, è stato per oltre un’ora a colloquio con il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, che coordina le indagini per i casi di omicidio volontario, anche se l’inchiesta— ovviamente — per il momento resta contro ignoti. Per dare un volto all’aggressore i magistrati hanno deciso di sentire tutti quelli che conoscevano la vittima. A partire dai coinquilini — una coppia di universitari francesi, oltre al cugino Francesco Stagno — e dagli altri abitanti del palazzo, fino ad amici e parenti (il fratello Nicola rientra oggi a Roma dopo i funerali a San Calogero, vicino Vibo Valentia). E verrà sentito anche lo psichiatra che saltuariamente ancora incontrava Simona, uscita da anni difficili di depressione e da tutti descritta oggi come una ragazza solare e sempre allegra. Gli esami del sangue hanno escluso l’abuso di farmaci. Le ricette recenti per l’acquisto di ansiolitici non sarebbero indicative di stati d’animo particolarmente bui. Niente che la mamma non avrebbe notato nella consueta telefonata del mattino. Ulteriori chiarimenti possono arrivare dai riscontri tossicologi e sulle tracce di vomito trovate sulla maglietta. Si torna quindi all’ipotesi ripetuta dalla famiglia: l’assassino è qualcuno che conosceva la 28enne e le sue abitudini e che probabilmente la contattava sui social network. Una conferma che potrebbe arrivare dalle riprese delle due telecamere di videosorveglianza poste ai civici 3 e 11 della stradina che sfocia sulla elegante via Gallia. Se niente dovesse emergere dall’esame dei filmati si tornerebbe lì, dove tutto è successo. Nel condominio della misteriosa morte di Simona Riso.