Il conto di Stamina: un milione di euro a carico dello Stato

Fine settimana di interrogatori per il procuratore Raffaele Guariniello. Il caso Stamina è in chiusura e si stanno vagliando le posizioni dei diversi indagati, in tutto 19, tra la prima e la seconda parte dell’inchiesta. L’avvio della collaborazione tra Stamina Foundation e gli Spedali Civili di Brescia è lo spartiacque. E c’è una novità: la Procura di Torino procede d’ufficio, applicando il punto 5 dell’articolo 61 del Codice penale per quanto riguarda le aggravanti: «L’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa». Il che significa che non occorre più una denuncia, ma che basta la notizia di reato. E che si aggravano le eventuali pene previste per l’«associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di medicinali guasti e pericolosi per la salute pubblica» e per la «truffa». Che sono le ipotesi di reato, con l’aggiunta della nuova denuncia per esercizio abusivo della professione medica. Riguarda Davide Vannoni, fondatore di Stamina Foundation. Oltre all’accusa di violazione della privacy (questa non solo per Vannoni). La denuncia è stata presentata lo scorso 15 gennaio da Grazia di Paola Neri ai carabinieri del Nas di Torino. Lei è la mamma di Nicole, una bambina torinese di 4 anni finita in un video su Youtube postato da Vannoni in «risposta» alle accuse dei genitori di Nicole contro di lui e contro il suo vice Marino Andolina durante la puntata di Presadiretta in onda il 13 gennaio. Il video, bloccato ieri dal Garante per la privacy, mostra Nicole «prima» e «dopo», quando non riusciva a muoversi e quando in apparenza azzarda un passo. Nello stesso video Vannoni espone pareri, se non vere e proprie diagnosi. La Procura lo ha agli atti. Di qui la denuncia per esercizio abusivo della professione medica. Va ricordato che i genitori di Nicole per ricorrere ai «trattamenti» Stamina si sono indebitati per circa 50 mila euro. E che la bambina, dopo le infusioni, è sempre paralizzata. Guariniello sta interrogando i nuovi indagati. Sono quelli che hanno fatto «entrare» Vannoni e il suo trattamento negli Spedali Civili. E si sta delineando il quadro dei costi a carico dello Stato, del servizio sanitario: dal vaglio dei documenti acquisiti a Brescia si è già arrivati a sommare oltre un milione di euro per la «palliativa» Stamina. A parte le «donazioni». Come le migliaia di euro versate del signor Umberto, morto pochi giorni fa dopo l’ultimo trattamento a Brescia. Ecco i nuovi indagati: Marcello Villanova, fisioterapista e autore di un paio di pubblicazioni sulla «sma», e Immacolata Florio, la pediatra che ha parlato della salute di alcuni bambini malati. Quindi Luca Merlino, dirigente della Regione Lombardia, tra i primi pazienti trattati da Stamina. E alcuni dirigenti medici di Brescia: Ermanna Derelli, direttrice sanitaria e moglie di un pm; Arnalda Lanfranchi, responsabile del laboratorio; Carmen Terraroli, responsabile della segreteria scientifica del Comitato etico; Gabriele Tomasoni, responsabile dell’anestesia e rianimazione; Fulvio Porta, oncologo pediatra. Una figura chiave, già indagata nel primo troncone torinese e prossima a essere interrogata, la biologa di Stamina Erica Molino. A proposito di Merlino, nella relazione di 39 pagine compilata dai Nas e dall’Aifa dopo un’ispezione a Brescia, si legge che veniva tenuto al corrente della corrispondenza tra il direttore degli Spedali Civili (deceduto nel febbraio del 2013) Cornelio Coppini e Carlo Tomino dell’Aifa e che avrebbe anche risposto «ringraziando» a una mail del 5 agosto 2011. Lui si è difeso: «Per quel che ne so, potrebbe anche aver risposto la mia segretaria per cortesia». Ma guarda caso è trattato da Stamina presso i Civili prima ancora del via libera alla convenzione. Guariniello ha ormai chiaro il quadro. E soprattutto, quanto tutto ciò sia costato alle casse pubbliche. A proposito, in televisione Vannoni ha dichiarato che il pm non l’ha mai voluto ascoltare. Dalla Procura fanno sapere che lui si è avvalso della facoltà di «non rispondere». Le richieste di rinvio a giudizio sono prossima.