Il confronto soft tra i candidati del Pd si scalda su patrimoniale ematrimoni gay

Pd-Simbolo

I «tre biondini» arrivano sul palco accompagnati da una voce che recita le loro note biografiche. Come in X Factor. Tutti e tre sono ben pettinati—anche «Pippo» Civati —, ben incravattati, correttamente vestiti in grigio e blu scuro. Come in X Factor. La formula del primo confronto dei candidati alle primarie pd dell’8 dicembre — come in X Factor — è fatta per portare la competizione all’estremo. Il favorito Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e lo stesso Civati hanno di fronte, oltre alle domande incalzanti di Gianluca Semprini— 90 secondi contati per rispondere — anche un fact checking a cura della facoltà di Economia di Tor Vergata e una sorta di applausometro virtuale (le ovazioni sono digitali e possono arrivare anche da casa e via smartphone). Il fatto che il primo faccia a faccia tra i candidati, organizzato da Sky, si svolga proprio nello stesso teatro dove si svolge X Factor è, a questo punto, soltanto un dettaglio. Anche se il talent riempie l’arena in modo assai più vistoso. I concorrenti sono, tutti e tre, molto educati. Anche il più esuberante nelle attese, Matteo Renzi, rinuncia a qualsiasi calcio negli stinchi nei confronti degli avversari. Nessun colpo basso, nessuna malvagità. Persino il governo esce in modo decente dal confronto. Il sindaco di Firenze arriva a dire che «mi piace tirare in porta e far gol, ma se c’è una squadra il compito è passare la palla e fare assist. E tutti insieme vinciamo lo scudetto. Ma bisogna riuscire finalmente a fare cose. Su troppe vicende si è rinviato. Abbiamo un anno, non va perso neanche un giorno». Cuperlo osserva che il «governo ha fatto meno dal necessario, ora dobbiamo ripartire dalla legge di Stabilità». Ma poi, nel voto finale, «il voto a Letta è più che sufficiente, ha restituito autorevolezza all’Italia». Solo Civati è severo: «Il mio voto è negativo, non raggiunge la sufficienza. Non per colpa di Letta ma dell’impianto». Semprini cerca di stuzzicare, chiede se i candidati sarebbero d’accordo su una patrimoniale. Renzi se la gioca furbo: «Io dico sì, ma solo dopo che la politica avrà dato il buon esempio e avrà iniziato a tagliare lei. Dopo che la burocrazia avrà cambiato metodo, dopo che il fisco sarà chiaro». In mezzo Civati: «Dobbiamo abbassare innanzitutto le tasse sul lavoro. La patrimoniale si può fare ma la parola d’ordine è progressività. La tassazione sui redditi o sui patrimoni deve essere progressiva ». Secco, invece, il sì di Cuperlo: «La crisi non è stata uguale per tutti. La patrimoniale va fatta non per colpire la ricchezza, ma redistribuirla». Approccio diverso tra i tre candidati anche sulle unioni omosessuali, con Cuperlo e Civati più decisi — totale uguaglianza per le coppie, gay e non, e sì ad affido e adozione — e Renzi, più «timido», che propone una «civil partnership per non impantanarsi sulla parola “matrimonio”». Meno sfumature nei confronti del ministro alla Giustizia Annamaria Cancellieri. Il cui comportamento è piaciuto poco. Certo, Cuperlo ritiene che «non tocca a noi presentare una mozione di sfiducia verso questo governo», anche se sottolinea «un grave problema di opportunità». Mentre secondo Renzi «è vergognoso che la condizione di un carcerato dipenda da se hai il ministro nella rubrica telefonica. Quando sei ministro non chiami la famiglia di una latitante, la legge è uguale per tutti». Altrettanto netto Civati: «Se la questione torna in Senato dobbiamo riaprire la discussione. È sbagliato chiedere fiducia a tutto il governo o chi sbaglia non cambia mai, penso che dobbiamo recuperare un principio di responsabilità anche da un punto di vista individuale ». Chi ha vinto? Difficile dirlo: il combattimento non è stato all’ultimo sangue. I numeri raccolti da Sky, in modo non definitivo, parlavano di un convincimento per Renzi del 49%, del 36% per Civati e del 14% per Cuperlo.