Il Cavaliere torna a parlare: dittatura dei magistrati

Torna a parlare in pubblico una settimana dopo il voto sulla sua decadenza Silvio Berlusconi, e mostra quanto ancora sanguini la ferita che gli è «inferta». Alla presentazione del libro di Vespa «Sale, zucchero e caffè» si morde spesso la lingua, svicola su molte domande concrete. Ma sulla giustizia è un fiume in piena, con toni da comizio: «Colpo di Stato», «Stato non più democratico» «omicidio di un leader politico», sono i toni che scandiscono la sua quasi ininterrotta giaculatoria contro chi lo ha condannato e chi lo ha espulso dal Parlamento. Ma è da questa rabbia, da questa protesta infinita che il Cavaliere vuole sia trasmessa anche dai suoi quando parlano alla gente, quando sono ospiti in tivù (tanto che ha bacchettato e battibeccato con chi si perde in piccole risse con gli ex colleghi del Pdl, sul tipo della lite Santanchè-Formigoni, quando «bisogna invece concentrarsi sulla mia vicenda») che emerge la vera linea di Forza Italia: una oppos i z ione s enz a sconti, martellante, le cui regole stanno per essere messe nero su bianco su un apposito manuale: «I cittadini decidono cosa fare, quando sono sottomessi a un colpo di Stato», è la risposta a muso duro a Vespa, Polito e Cusenza che lo intervistano. D’altra parte, che l’aria sia quella della guerriglia lo dimostra l’annuncio di Berlusconi sulle riforme: «Voteremo la procedura dell’articolo 138 in quarta lettura solo se la prima riforma sarà quella della giustizia». Come a dire, esattamente come ha fatto due sere fa con i suoi fedelissimi, che «non faremo con loro nessuna riforma». Linea di pura opposizione, sulla scia di quella di Grillo che Berlusconi guarda con grande interesse. Tanto da aver confessato in privato (anche se in pubblico nega anche solo di averne parlato), che se il M5S metterà in moto la procedura di impeachment, Forza Italia «la appoggerà». D’altra parte, la furia di Berlusconi contro Napolitano è evidente: «Di lui parlerò al prossimo libro…», premette per poi affondare: «Il fatto che io debba andare a parlare con degli assistenti sociali che mi dovrebbero rieducare è ridicolo per il Paese, e Napolitano dovrebbe darmi la grazia motu proprio», mentre su amnistia e indulto «non le faranno mai perché gioverebbero anche a me…». Ma nello scontro per difendere la sua libertà non ci sarà una via di fuga all’estero. La candidatura alle Europee in Bulgaria, ha detto Berlusconi ai suoi, gliel’hanno davvero offerta, ma per lui non è una strada praticabile: «Non posso accettarla, perché se lo facessi mi arresterebbero un minuto dopo… Mi batterò qui per la libertà». Battersi, ma come? Berlusconi non chiude la porta ad Alfano. Intanto perché se si andrà a una legge di coalizione «dovremo stare assieme», così come nelle elezioni comunali e regionali. E poi perché, la sua è quasi un’ammissione, non esiste un suo delfino pronto a essere indicato: «Per sceglierlo faremo le primarie di coalizione», annuncia. Ma in privato il Cavaliere si sarebbe spinto anche oltre. Facendo sapere che i suoi rapporti con Alfano proseguono, che anche da parte degli ex c’è la volontà di «tornare assieme» ma oggi «sarebbe difficile, ho spiegato loro, perché non sarebbero ben accetti da voi…». E non c’è dubbio che nel suo partito tanti sono i malumori oggi. La scelta di inaugurare un partito «leggero», senza coordinatori nazionali o regionali, un mix di eletti e di rappresentanti del territorio (con innesti pesanti come il tanto desiderato Giovanni Toti ai vertici) non è piaciuta a molti. Anche esperti di voti e consenso come Verdini e Matteoli sarebbero scettici, oltre ai tanti big che si aspettavano riconoscimenti. E l’abolizione del Porcellum e delle liste bloccate spaventa i tanti ai quali Berlusconi aveva promesso la rielezione certa. Ma l’ex premier va avanti. E insiste sulla necessità di creare movimenti ad hoc, come quelli per le vittime della Giustizia e per la difesa degli animali. Tema che, ha detto «ho capito quanto è importante da quando ho Dudù: anche i sondaggi ci dicono che parlarne ci porta consensi, ci sono donne che preferiscono il cane al marito!». E infatti con Vespa chiude sulla prova d’amore per il cagnetto: «Io ero contrario, ma poi l’ho fatto entrare in casa, anche se non nel letto: sono felicissimo, rispetto a un bambino gli manca solo la parola»