Il caso Costa Concordia è ancora in alto mare

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Due anni, 32 morti e ancora nessun colpevole. Il 13 gennaio 2012 la Costa Concordia naufragò di fronte all’isola del Giglio. Il 13 gennaio 2014, i passeggeri sopravvissuti a quella notte e i parenti delle vittime si sono dati appuntamento a Grosseto per un sit-in silenzioso. Perché dopo 24 mesi di lutto, di accuse, di incredibili sforzi tecnologici e di battaglie legali, resta molto da fare. Ecco la situazione. NOLEGGIATO UN SEMI-SOMMERGIBILE Raddrizzata, ma immobile: a due anni dal naufragio, il relitto della Costa Concordia si trova ancora nelle acque del Giglio. «Intorno a metà aprile daremo il via alle operazioni per il rigalleggiamento e la Concordia dovrebbe lasciare l’isola entro il prossimo mese di giugno. Ma non innamoriamoci delle date», ha detto pochi giorni fa Franco Porcellacchia, responsabile del progetto di rimozione di Costa. «Per il resto, tutto sotto controllo: dal momento del parbuckling {il gigantesco raddrizzamento operato nel settembre scorso, ndr) la nave si è mossa pochissimo». Per trasportare la Concordia, la Costa ha già preso accordi con la Vanguard Dockwise, la più grande nave semi-sommergibile al mondo, un bestione lungo 275 metri e largo 30. Il noleggio della Vanguard costerà 30 milioni di euro. PORTI: È UNA GARA ALL’ULTIMO SANGUE Via dal Giglio, sì, ma dove? Per spostare il relitto, bisogna sapere dove portarlo per la demolizione. E la questione, a due anni dal naufragio, è tutt altro che definita. A contendersi l’operazione (un appalto da 500 milioni di euro) sono i porti di Piombino e Civitavecchia in Italia, ma anche quello turco di Smirne e quello francese di Marsiglia. La Regione Toscana rivendica il diritto di prelazione di Piombino (in fondo la Concordia è naufragata in acque toscane), che però non ha i requisiti per l’operazione e avrebbe bisogno di lavori di adeguamento per un costo di circa 120 milioni di euro. L’amministratore delegato di Costa, Michael Thamm, non si sbilancia: «A breve indiremo una gara europea in accordo con il governo. Non abbiamo preferenze, di certo sarà un porto dell’area Ocse», dice. KEVIN CERCA SUO FRATELLO Alla triste conta delle vittime manca ancora un corpo. L’8 ottobre scorso sono stati ritrovati i resti di Maria Grazia Trecarichi, uno degli ultimi due dispersi nel naufragio. Del corpo del cameriere indiano Russel Rebello, 32 anni, ancora nessuna traccia. La sera del 30 dicembre, suo fratello Kevin ha postato sulla sua bacheca di Facebook una foto di Russel, sorridente, al lavoro. «Mio fratello ha lasciato un figlio, Rhys. Ha solo cinque anni, è troppo piccolo per capire, ma quando sarà grande gli racconterò che uomo meraviglioso era suo padre», racconta Kevin, che gestisce una palestra a Milano. «I miei genitori piangono da due anni. Ora vorremmo solo ritrovare il suo corpo per poterlo piangere lultima volta». LE CONDANNE? «TROPPO MITI» Il processo al comandante Francesco Schettino, intanto, prosegue. Lultima udienza del 2013 ha visto entrare nell’aula Ciro Iosso, ufficiale tecnico elettronico della Concordia. Iosso ha spiegato che il generatore d’emergenza, quello che avrebbe potuto dare energia fondamentale alla Costa Concordia nei drammatici momenti dopo l’urto contro gli scogli, «ebbe un cortocircuito, ma non ne capivamo la causa». In aula ha testimoniato anche Gregorio De Falco, il comandante di fregata che dalla Capitaneria di porto di Livorno seguì le operazioni di salvataggio dei naufraghi. «Esortai il comandante Schettino a risalire sulla nave, ma non lo fece. Ancora oggi mi chiedo perché era sceso », ha detto De Falco ai giudici, mentre Schettino abbassava lo sguardo. La prossima udienza è fissata proprio per il 13 gennaio, il secondo anniversario del naufragio. Gli avvocati di parte civile hanno lanciato un appello perché tutti i passeggeri siano presenti in aula per un sit-in che chiederà giustizia e verità. «Le vere responsabilità del naufragio non devono essere insabbiate », ha detto Massimiliano Gabrielli, coordinatore del pool di legali. E proprio sul fronte delle responsabilità è possibile un colpo di scena: il 31 gennaio, la Corte di Cassazione si riunirà per discutere il ricorso della Procura generale di Firenze contro i patteggiamenti definiti il 20 luglio scorso dal Gup di Grosseto a carico di cinque co-indagati di Schettino. Dal capo dell’unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, al primo ufficiale Ciro Ambrosio, i cinque, accusati di omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose, hanno patteggiato pene fino a 2 anni e 10 mesi. Ma la Procura generale di Firenze ha impugnato la decisione del Gup. Criticando le condanne «particolarmente miti».