I quattro no Tav arrestati con l’accusa di terrorismo

Gruppo Marmotta e Gruppo Trento sono arrivati al cantiere dalla montagna. «Adesso partiamo» hanno detto i capi. L’attacco è stato sferrato nello stesso momento da quattro ingressi diversi, «utilizzando materiale incendiario, lanciato anche all’indirizzo delle forze dell’ordine, con lo scopo di dare copertura agli altri aggressori ». I cancelli sono stati bloccati con cavi d’acciaio per impedire l’uscita delle forze dell’ordine. «Subito dopo, un gruppo di nove soggetti raggiungeva il camminamento sovrastante il cunicolo esplorativo, dal quale scagliava, tra l’altro, bottiglie incendiarie all’indirizzo dei mezzi presenti, incendiando anche un compressore utilizzato per alimentare i martelli pneumatici». Il fumo intasava un cunicolo, gli operai, per non morire soffocati, correvano all’imbocco del tunnel. «Ma qui venivano bersagliati dal lancio di altri oggetti, tra cui materiale incendiario». Scene da una notte di maggio in Val di Susa, in quel di Chiomonte. Neppure troppo diverse da quelle che si sono susseguite per tutta l’estate. L’ordinanza della procura di Torino che ieri ha portato all’arresto di quattro persone accusate di aver organizzato e preso parte a una imSopra, l’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri dal gip di Torino Federica Bompieri contro quattro anarco-insurrezionalisti che hanno partecipato all’assalto del cantiere di Chiomonte imboscata al cantiere del Tav Torino- Lione, se non altro ha il merito di riprodurre lo stato delle cose. Le ipotesi di reato sono inedite e pesanti. Una prima volta. Attentato con finalità terroristiche, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione di armi da guerra, danneggiamento. Erano in trenta, divisi in tre gruppi, 21 «operativi », 6 autisti, una vedetta sulla statale 25, un’altra in avanscoperta nei boschi davanti al cantiere. «Adesso partiamo». Il «boicottaggio attivo» era cominciato. Alle tre di notte del 14 maggio, orario inconsueto, come il numero di bombe molotov lanciate: i testimoni ne videro volare una ventina, altre tre vennero ritrovate inesplose. Ogni fase dell’assalto, dal sopralluogo, all’incontro del giorno prima con il ripasso delle mansioni di ognuno fino alla suddivisione in gruppi e ruoli, riproduce con fedeltà le istruzioni per l’uso contenute nel Manuale di resistenza urbana-ricette per il caos, considerato un testo di riferimento dell’area anarchica. Le quattro persone arrestate, tre della provincia di Torino, una di Milano, fanno parte di quella che viene considerata l’area radicale della lotta al Tav. Come si evince dall’ordinanza di custodia cautelare, partendo da alcune utenze telefoniche del tipo usa-e-getta, Digos di Torino e Servizio antiterrorismo della Polizia di prevenzione hanno fatto una indagine complessa per produrre un risultato semplice, ovvero il racconto in presa diretta di un attacco notturno al cantiere. Affiorano nodi difficili da sciogliere. L’azione è stata «verosimilmente sostenuta da “basisti” che, in Valle, hanno fornito agli indagati punti d’appoggio (luoghi, persone) sia per raccogliersi sia da utilizzare come nascondiglio». Giancarlo Caselli, a una delle sue ultime apparizioni come  capo della procura di Torino, ha esortato tutti a fare la loro parte. Dall’imbuto del Tav, ha detto, non si può uscire delegando tutto a magistratura e Polizia. Ma la vera novità di una storia sempre uguale nel suo ripetersi è proprio l’accusa di terrorismo, che costituisce la certificazione, giudiziaria, del salto di qualità evocato dagli anarchici e dagli esperti. «Si cerca di diffondere il panico—scrive il giudice — colpendo anche persone e beni “non direttamente identificabili con l’avversario o riferibili allo stesso”, al fine di costringere lo Stato a un cambio di rotta». Azioni violente come quelle della n otte di maggio «arrecano un grave danno all’Italia quanto all’immagine, in ambito europeo, di partner affidabile, quanto a progettualità e a capacità di sviluppo, quanto a coesione nel suo interno e tra le forze sociali, quanto a fiducia nel metodo democratico per la composizione dei conflitti».