I nomi del maxiconcorso chiusi in buste trasparenti

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Decine di buste trasparenti: mettendole controluce è possibile leggere chiaramente il nome del candidato. Era facile così accoppiare un compito, che in teoria avrebbe dovuto essere anonimo, al candidato che lo ha scritto. Potrebbero essere questi i motivi per l’annullamento del maxiconcorso, il più grande della storia del Campidoglio, per l’assunzione di 1.995 dipendenti del Comune di Roma, tra 22 figure professionali: in oltre 300 mila avevano inviato nel 2010 la domanda di partecipazione sognando il posto fisso come vigili urbani, geologi, bibliotecari, restauratori, archeologi, statistici, amministrativi, funzionari economici, dietisti per le scuole e ingegneri. Solo 30 mila, però, hanno partecipato alle prove. Il sindaco della Capitale, Ignazio Marino, affiancato dal vicesindaco Luigi Nieri, dopo aver scoperto le buste trasparenti ha denunciato, in una conferenza stampa straordinaria, «illeciti in varie aree dell’amministrazione ». Se il sospetto di concorsi truccati sarà confermato, lunedì Marino promette di «presentare un esposto alla magistratura». Poi con amarezza e preoccupazione sottolinea: «Noi vogliamo dimostrare che in questo Comune la legalità è una parola che tornerà di moda e non guarderemo in faccia nessuno ». Che sul maxiconcorso ci fossero ombre era emerso già un anno fa, quando era scoppiata una guerra a suon di carte bollate e ricorsi sull’appalto da 3 milioni di euro per la preselezione dei candidati, vinto dalla società Praxi. L’ex leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, presentò pure una interrogazione all’allora ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri. Inoltre sulla prova pende una inchiesta della magistratura perché le prime irregolarità sono emerse proprio dalla selezione dei vigili urbani. Nel maggio 2012 l’allora sindaco, Gianni Alemanno, ha subito bloccato la prova, visto che i membri della commissione erano indagati per falso. Quando la giunta Marino, avendo gran bisogno di vigili, ha pensato di riattivare il concorso, sono state scoperte le buste trasparenti. «Ora abbiamo incaricato l’Avvocatura e il Dipartimento Risorse umane del Comune—precisa il sindaco — di approfondire la correttezza delle procedure rispetto all’anonimato dei concorrenti su tutti i concorsi fatti negli ultimi anni». Ma quante erano le buste sospette? Tra sconcerto e stupore, il vicesindaco risponde: «Un campione sufficientemente significativo: questo fatto è di una gravità inaudita». Se il maxiconcorso dovesse essere cancellato, Marino non esclude «possibili disagi», ma prova a guardare avanti: «Tutti dobbiamo voltare pagina». Intanto su Facebook è partito il tam tam tra i comitati dei vincitori e dei candidati ai concorsi non ancora conclusi: lunedì alle 9 tutti in piazza del Campidoglio per «ascoltare» la decisione del sindaco. In caso di annullamento della maxi prova, una class action è dietro l’angolo.