I cinesi uccisi nel rogo Vivere emorire dentro una fabbrica

Il corpo di un operaio lo hanno trovato davanti a una finestra nel soppalco. Ha tentato di fuggire dalle fiamme e dal fumo sfondando a pugni il vetro. Ma quando la salvezza sembrava vicina si è trovato di fronte una grata di ferro e lì è morto divorato dal fuoco. Le altre vittime, tutte cinesi, sono state sopraffatte nei loculi-alloggio, tra i macchinari della fabbrica, o sotto le macerie del tetto del capannone in parte crollato. Sette in tutto, per ora, (quattro i feriti, due sono in condizioni gravissime) ma fino a tarda sera si continuava a cercare tra quello che resta della «Ye-Life Teresa Moda» di via Toscana 63, una delle 4 mila aziende di confezioni alla periferia sud di Prato gestite da immigrati cinesi, trasformate anche in dormitorio per un numero non precisato di persone, per lo più clandestini, costretti a vivere nel capannone, lavorando senza soluzione di continuità. L’incendio, all’alba intorno alle 6.45, è stato provocato probabilmente da una stufa elettrica e le fiamme si sono propagate velocemente tra stoffe, per lo più sintetiche, solventi, colori e altro materiale infiammabile. Nel capannone c’erano decine di bombole a gas. «Non sono esplose — racconta Aldo Milone, assessore alla Sicurezza — perché altrimenti saremmo qui a raccontare un’ecatombe». L’allarme però non è stato dato immediatamente. I clandestini hanno cercato di spegnere le fiamme con vecchi estintori e con secchi d’acqua. «Li ho visti disperati mentre il fumo li soffocava — racconta Leonardo Tuci, un ex carabiniere tra i primi a dare l’allarme— e ho cercato di aiutarli. Sentivo le urla delle persone intrappolate. Una donna cinese, nera di fumo, continuava a dirmi “tante persone, tante persone”». A provocare il maggior numero di vittime è stato il crollo di parte dell’edificio in quella parte del capannone dedicata al dormitorio con le piccole celle di 2-3 metri quadrati realizzate in cartongesso. Prima il fuoco ha attaccato le pareti, poi ha fuso le strutture portanti del tetto. Alcune vittime sono state trovate in pigiama, sembrano essere tutti uomini anche se solo l’esame del Dna in alcuni casi potrà dare un nome a quei resti. Forse nella fabbrica-dormitorio c’erano anche bambini. Sono stati trovati giocattoli e alcuni testimoni hanno detto di aver visto un piccolo terrorizzato uscire poco dopo l’incendio dal capannone. La Procura di Prato ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo. Il sindaco di Prato, Roberto Cenni, ha deciso una giornata di lutto cittadino ma ha anche chiesto un maggiore impegno per combattere degrado e clandestinità. E c’è chi parla di tragedia annunciata. «Da anni denunciamo quello che sarebbe potuto accadere in questi dormitori clandestini — ha detto l’assessore alla Sicurezza, Aldo Milone — ma non siamo stati ascoltati dallo Stato. Da solo il Comune non ce la fa a vincere questa battaglia». Il ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge ha parlato di «grave violazione della dignità umana dei lavoratori». E il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha ricordato: «Questa tragedia l’abbiamo sulla coscienza tutti».