I carabinieri nella sede pd per le tessere Oggi la resa dei conti in commissione

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In un ufficio, la riunione della commissione congresso del Pd. In un altro, i carabinieri del nucleo investigativo di Salerno, inviati dalla Direzione antimafia. Sarà una mattinata intensa oggi al Nazareno, la sede nazionale democratica. Nel mirino, giudiziario e politico, i voti degli iscritti pd di Salerno, finiti in massa a Matteo Renzi, grazie anche alla sponsorizzazione politica del sindaco Vincenzo De Luca. Un caso giudiziario che imbarazza il Pd, incerto sul da farsi. Precedere la magistratura e annullare tutto o aspettare che faccia luce sui casi sospetti? Mercoledì sera la commissione congresso, spaccata, ha rinviato ogni scelta e oggi alle 12 dovrà prendere una decisione. Con l’ombra della magistratura e di quel pacchetto di tessere in bianco, datate 2012 e firmate da Pier Luigi Bersani, trovate nelle mani di un imprenditore edile di Nocera Inferiore. Che ci facevano lì? E soprattutto che uso poteva farne, dato che erano scadute? Un fatto è sicuro: nel marzo del 2013 da più parti nel Pd si era denunciata la distribuzione di un numero spropositato di tessere in bianco alle segreterie regionali. In Calabria, si dice, erano state spedite 30 mila tessere per rinnovo e ben 40 mila in bianco. Potrebbe essere accaduto lo stesso nel 2012 e le schede potrebbero essere finite in mani poco pulite. In attesa di capirne di più, i membri della commissione dovranno decidere sui singoli ricorsi politici. Che riguardano alcuni seggi di Salerno, Atena Lucana, Eboli, Vibo Valentia (35 seggi contestati su 50), Enna e Gela. Annullamenti potrebbero arrivare, come è già accaduto per Asti e Rovigo. Difficile che si arrivi a cancellare il voto di tutta la provincia di Salerno. Sul fronte numerico, comunque, il vantaggio di Renzi nei confronti di Cuperlo rimarrebbe cospicuo. Beppe Fioroni lancia una frecciata al sindaco di Firenze: «Se ha chiesto le dimissioni della Cancellieri per una telefonata di interessamento e vuole fare il campione di moralità, forse dovrebbe rifiutare anche i voti sottoposti a un’inchiesta dell’antimafia ». Ma Renzi guarda già avanti. Uno dei rischi più temuti è l’affluenza, che potrebbe essere ben al di sotto dei due milioni preventivati. L’annuncio di Romano Prodi, «non vado a votare», era stato visto come un modo per depotenziare le primarie. Ma ieri l’ex premier ha spiegato che «non è assolutamente una decisione presa per distacco, ma solo per non condizionare ». Quel che è certo è l’attivismo di Renzi, che non perde una trasmissione radio e tv (oggi sarà ad Agorà) per lanciare i suoi messaggi. L’obiettivo del sindaco non è solo vincere, ma è conquistare il 65 per cento, che gli darebbe la maggioranza necessaria per controllare l’assemblea, e dunque la direzione e il partito. Gianni Cuperlo, il principale rivale, preferisce concentrarsi sui temi concreti e contesta Yoram Gutgeld, spin doctor renziano: «Le pensioni d’oro vanno tagliate, ma non si incrocia una possibile ripresa tagliando le pensioni di 3.000 euro lordi ». Il terzo contendente, Pippo Civati, non si sente affatto terzo: «Il congresso lo vinco di sicuro. E Renzi arriverà secondo». Tra i sostenitori di Cuperlo, il più noto e discusso è Massimo D’Alema. Che ha deciso di candidarsi a Bari e correre per l’assemblea nazionale del Pd. Decisione non presa bene dal sindaco Michele Emiliano, renziano: «Ci sono rimasto malissimo. Pensavo che D’Alema si occupasse di cose più importanti. E comunque non vogliamo candidati catapultati ». Replica dello staff di D’Alema: «Catapultato? È stato parlamentare pugliese dal 1987 al 2013 e si è candidato a Bari dall’inizio». Conclude Emiliano: «Sarà senz’altro un confronto appassionato ».