Highlights Juventus-Sassuolo 4-0 Sintesi e Gol

JUVENTUS Su la testa, ragazzi. Antonio Conte punta diritto al futuro immediato, caricando la squadra alla sua maniera, dopo il mercoledi’ della grande rabbia. Fiducia, realismo e autocritica sono gli ingredienti del tonico che ha preparato per la ripresa del gioco. C’è un solo concetto che lo fa imbestialire, quello del fallimento e ci torna sopra con una sferzante ironia: «E’ vero, non abbiamo vinto la Champions. Effettivamente avevo parlato di triplete all’inizio della stagione» , è il messaggio lanciato a chi ha usato termine sotto accusa per commentare l’uscita bianconera dalla Coppa. CHAMPIONS «Che si potesse fare un percorso più lungo – spiega il tecnico, tornato serio – questo è sicuro. Siamo usciti senza giocare l’ultimo match ma non dovevamo ridurci a guadagnarci la qualificazione all’ultima partita, ci dobbiamo assumere le nostre colpe. Ma per vincere serve un percorso e non si può fare di colpo: chi lo dice, non ha mai vinto. In questo percorso ci sono cadute e a noi è già successo. Ci siamo rialzati e dovremo essere bravi a farlo anche stavolta. Abbiamo abituato tutti bene, ma nel nostro sport bisogna essere preparati alle cadute, perché si può vincere o perdere. Non ci dobbiamo accontentare, è giusto essere ambiziosi e alzare l’asticella, ma ci vorranno tempo, entusiasmo e passione». Poi il discorso si allarga al calcio italiano in generale e non può che essere crudo, come la realtà dei fatti inequivocabilmente suggerisce, anche se così non risulta troppo beneaugurante con il Milan ancora in corsa. «Sarà dura vedere squadre nostrane in finale negli anni a venire. La Champions di oggi è molto diversa da quella che giocavo io, perché adesso ti scontri con diverse squadre più attrezzate economicamente e non possiamo costruire una corazzata in breve tempo. E’ proprio questo l’elemento che oggi ci manca per essere competitivi ancora di più» . La parola d’ordine è scontata: «Dimentichiamoci quello che è successo ora e concentriamoci sul Sassuolo». STOP AND GO Un esercizio mentale che ha sempre portato grandi risultati alla Juventus, anche nei due anni precedenti. Basti ricordare la serie (attuale) di sette vittorie consecutive dopo il tonfo (4-2) di Firenze; la stessa partita di Madrid, tre giorni dopo, fu un segnale di grande reazione, perché la squadra di Conte fu sconfitta solo dall’arbitro ma dominò per lunghi tratti; lo scorso anno, dopo il bruciante 1-3 in casa con l’Inter, il 10 novembre successivo, arrivò il 6-1 di Pescara e fu sferrato il colpo di reni poi risultato decisivo per prendere il largo. Oppure: dopo l’eliminazione con il Bayern il 10 aprile, la Signora andò a conquistarsi lo scudetto all’Olimpico battendo la Lazio. Oppure ancora, a ritroso nel tempo, nella stagione del primo scudetto targato Conte una papera di Buffon in casa alla penultima regalò il pari al Lecce, ma poi a Trieste la squadra battè il Cagliari e conquistò il titolo con una dimostrazione di forza e carattere.FORMAZIONE Questioni psicologiche a parte, comunque, i problemi fisici oggi non mancano. Anche se non si tratta di vera emergenza, però le assenze sono pesantucce, perché due, Pirlo l’infortunato e Marchisio lo squalificato, sono a centrocampo, un reparto sempre fortissimo ma già troppo modificato forzatamente. In attacco, oltre alle condizioni precarie di Giovinco (pestone e piede dolorante), manca anche Vucinic, come ha annunciato Conte e l’alternativa a Llorente-Tevez è soltanto una, Quagliarella. Anche le fasce non avranno gli interpreti abituali: Asamoah va in mezzo e lascia il posto a Peluso, Isla prende quello di Lichtsteiner che ha speso tanto e non e’ ancora al cento per cento dopo lo stop di un mese per infortunio.  Sarà pure statistica, ma i giocatori a certe classifiche tengono enormemente. Anche i portieri, che pure dovrebbero più degli attaccanti dividere con la squadra i loro primati. Quello di imbattibilità, appunto. Domani per Gigi Buffon scocca l’ottava ora in campionato: dopo sette gare senza gol (Genoa, Catania, Parma, Napoli, Livorno, Udinese e Bologna) con il Sassuolo, se non subirà reti, dovrebbe salire a quota 730 minuti di imbattibilità. Balzando cosi’ all’ottavo posto, dietro Sebastiano Rossi (Milan, 929’), Dino Zoff (Juventus, 903’) , Mario Da Pozzo (Genoa, 791’), Ivan Pelizzoli (Roma, 773’), Davide Pinato (Atalanta, 757’), Luca Marchegiani (Lazio, 744’) e Morgan De Sanctis (Roma, 744’), l’unico, quest’ultimo, che puo’ ancora gareggiare con Gigi perché in attività, insieme a Pelizzoli che pero’ gioca in serie B. SVOLTA Eppure, l’ottobre di Buffon non era stato affatto divertente per lui, Conte, compagni e i tifosi. Alcune incertezze troppo ripetute (questo il fatto insolito) avevano cominciato a far suonare qualche piccolo campanello d’allarme, data anche l’età, 35 anni, del portiere. Si era ancora a settembre quando una placida Juve-Lazio, dominata dai bianconeri, era stata rimessa in discussione proprio da una mezza topica del portiere, che aveva regalato la palla del 2-1 a Klose. Poi, a Verona, analoga scarsa reattività su Paloschi, che aveva segnato, ma per furtuna di Gigi l’arbitro aveva poi annullato (pure se il fuorigioco era inesistente). Ancora a Firenze un altro regalo a Rossi, la palla del 2-2 che prelude a una rimonta da Guinness dei primati. Maluccio anche in campo internazionale con la Danimarca in azzurro e in Champions con il Galatasaray, quando a Torino ha combinato la frittata del gol di Drogba insieme a Bonucci, il più colpevole. RITORNO In mezzo, due parate strepitose con la Bulgaria, tanto per ricordare di essere il migliore al mondo. Poi la ripresa, inesorabile ma sicura, della striscia delle sette sorelle senza gol, con il solito atteggiamento: silenzio e risposta sul campo. Da campione vero. Quello stesso che seguì la squadra in B. Quello stesso che si autoridusse per primo lo stipendio. Quello stesso che disse più volte: «Quando capirò di non essere più il primo, smetterò». Quello stesso che chiede scusa quando sbaglia. Inutile dire che nei momenti bui Cesare Prandelli aveva fatto una dichiarazione pesante: «Sarà lui il portiere azzurro ai Mondiali», mettendo a tacere le prime voci tendenziose in proposito. Certo, lo ha aiutato anche la difesa bianconera, che quest’anno non è partita sugli standard assoluti dello scorso campionato, collezionando diversi errori decisivi, ma da un mese a questa parte è tornato un reparto compatto e terribilmente solido. Dove possa arrivara Buffon è difficile dirlo, ma gli stanno davanti cinque colleghi che sono sotto gli 800 minuti. Forse oggi gli unici due inarrivabili sono Rossi e Zoff, oltre quota 900.

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