Grillo e i fedelissimi spiazzati: operazione mediatica contro di noi

Una mossa che ha in parte sparigliato le carte e messo in evidenza le diverse anime che muovono i parlamentari Cinque Stelle: la proposta lanciata da Matteo Renzi ai pentastellati — in un’intervista al Fatto Quotidiano — per trasformare il «Senato in Camera delle autonomie locali» ha creato una bagarre che ha coinvolto deputati, senatori e intellettuali di riferimento del Movimento. L’unico a tacere è stato invece proprio Beppe Grillo. Il leader, secondo fonti vicine ai Cinque Stelle, avrebbe preferito non replicare al segretario pd per non alimentare un «battibecco sterile », che viene visto solo come «uno spot» per Renzi. Un atteggiamento diverso, quindi, per prendere le distanze da «una sorta di stalking mediatico». Il silenzio di Grillo, però, si è trasformato in un boomerang alla Camera, dove il capogruppo pentastellato Federico D’Incà ha richiamato i suoi all’ordine con un sms perentorio — «Non cedere alle provocazioni di Renzi su media, le risposte verranno date dai capogruppo M5S nelle sedi opportune» —, scatenando le reazioni di alcuni esponenti del Movimento e dei parlamentari democratici. «Oggi scopriamo che i loro parlamentari prendono ordini via sms, come tante Ambra audio guidate da Boncompagni/Casaleggio», ironizza il senatore Francesco Scalia. In realtà, molti deputati e senatori, specie tra i fedelissimi di Grillo, si erano già espressi a caldo. I gruppi parlamentari pentastellati avevano parlato di «leader telecomandato». Per Roberto Fico, Renzi è «lo “scintillio di luci” per illudere, ancora una volta, sull’inizio di una “nuova´ stagione”» del Pd. Luigi Di Maio sposta il target dalla riforma del Senato alla legge elettorale: «Il Movimento 5 Stelle voterà per il ritorno al Mattarellum ». E attacca: «Se Renzi ha paura di perdere le prossime elezioni con il Mattarellum, lo ammetta ». Ma il pensiero dei Cinque Stelle lo riassume anche Vito Crimi, che contesta il merito del messaggio. «Le riforme costituzionali si fanno così? Con due leader al tavolino? Noi siamo per un dibattito pubblico che coinvolga i cittadini. Sono provocazioni, noi siamo venuti in parlamento per cambiare il modo di fare politica, non per questi accordi». L’ex capogruppo critica anche la scelta del segretario pd: «Renzi è convinto che il problema dell’Italia sia il bicameralismo perfetto? È questa la ricetta per far ripartire il Paese? Dovremmo chiederlo agli artigiani in difficoltà, ai disoccupati ». Sull’apertura a Renzi i dissidenti vanno in ordine sparso. Secondo Francesco Campanella, «una proposta fatta così, su di un giornale, non è l’avvio di un dialogo. È una sfida, una guasconata ». Francesco Molinari, invece, specifica che «noi del M5S non abbiamo mai avuto alcuna pregiudiziale verso nessuno ». «Se vuole ci dimostri , nei fatti, e il prossimo impegno al Senato, dove dovremmo votare con l’ennesimo dl la definitiva privatizzazione della Banca d’Italia, è il banco di prova — prosegue Molinari —. Noi ci siamo e siamo perché la Banca d’Italia sia pubblica; vediamo se la prova di coerenza riesce a Renzi ». Anche Lorenzo Battista chiede al leader pd «un gesto di coraggio», Il senatore friulano precisa: «Se ci sono proposte che vanno incontro a quello che vogliamo noi, non ci sono preclusioni ». Aperto al dialogo, invece, Luis Alberto Orellana: «È la seconda volta che ci sollecita: io andrei a sentire cosa ha da dire ». «Su alcuni punti è ragionevole coinvolgere le maggiori opposizioni », sostiene. E analizza: «Io avrei messo in primo piano l’emergenza sociale, partendo magari dalla nostra proposta del reddito di cittadinanza». Nella giornata caotica dei Cinque Stelle c’è spazio anche per uno scontro via Twitter tra Paolo Becchi (l’ideologo in mattinata aveva invitato Renzi a «mettersi il cuore in pace. Non ci sarà alcuna riforma del bicameralismo perfetto con l’aiuto del M5S) e il deputato friulano Aris Prodani, che gli ha replicato: «Caro Becchi, ma sta parlando in nome di qualcuno o è un suo pensiero?».