Giulio Berruti protagonista di i segreti di Borgo larici, la nuova fiction in costume di Canale 5

Siamo nell’Italia del 1922, in Piemonte, anzi meglio, a «Borgo Larici», un nome fittizio che dà il titolo a una nuova fiction che racconta le vicende e i misteri dei Sormani, ricca famiglia di industriali del secolo scorso. manca poco alla «Marcia su Roma», che chiuderà un’epoca e ne aprirà un’altra (preludio a una seconda stagione di questa fiction). «Borgo Larici» è già stata paragonata alla serie inglese «Downton Abbey», ma qui ci sono anche morti dubbie e misteriosi assassini. C’è un po’ di thriller, un po’ di giallo, un po’ di romanticismo e, perché no, di passione tra il ricco industriale e la povera maestra. Il protagonista maschile, il figliol prodigo dei Sormani, è Giulio Berruti, un dongiovanni dall’animo buono, risoluto a far luce sui segreti di Borgo Larici. Francesco Sormani è bello e ribelle. Proprio come nei romanzi. «È il figlio maggiore di una famiglia di industriali, ma ha deciso di abbandonare la vita che ha davanti. Va in Francia e lascia la famiglia per la sua passione, le automobili e i viaggi. Oggi l’indipendenza di un ragazzo è normale, all’epoca era impensabile. Francesco è un po’ un antesignano di tante cose che verranno nel futuro». La sua passione è fare il pilota, poi però torna alla fabbrica. «Una lettera lo avvisa che esistono altre verità sulla morte della madre, e allora torna per capire. E incontra Anita, la figlia di un operaio, che lo aiuterà a indagare. Poi nasce anche l’amore, che si scontra con le tensioni dell’epoca tra i padroni e gli operai…». Questo personaggio le somiglia? «Be’, anch’io ho sempre avuto la passione di fare il pilota. Ho un amico con cui condivido questo interesse, a 12 anni ci eravamo iscritti ai boy scout e così, con quella scusa, la domenica mattina uscivamo e andavamo a correre sui kart». Insomma i motori li ha nel dna. «Sì, anche da piccolino ero affascinato dalle macchine, i motori, le moto. Quando i miei coetanei giocavano con la play station, io costruivo auto con i Lego. Mi sono visto tutti i film della serie di “Fast and Furious” e due anni fa, a Los Angeles, ho conosciuto anche Paul Walker, l’eroe della saga (scomparso lo scorso dicembre, ndr). Siamo rimasti due ore a parlare di macchine…». Per immergersi meglio negli Anni 20 ha fatto un ripassino di storia? «Quando affronti un lavoro del genere cerchi di documentarti su quali erano gli usi e i costumi dell’epoca. Ho visto molti filmati, ho studiato il periodo storico, il fascismo che stava arrivando, le lotte operaie. Anche all’interno della stessa famiglia Sormani, nella fiction, ci sono fascisti e non fascisti». Cosa le piace e cosa non le piace di quel periodo storico? «È stata un’epoca di grande cambiamento, si passò dalla monarchia alla dittatura fascista e poi finalmente alla Repubblica. Quello che trovo affascinante è la dedizione con cui si sceglieva di combattere per un ideale, ciò che poi ha causato la nascita di due schieramenti contrapposti. Un po’ come sta avvenendo oggi». Siamo tornati come negli anni Venti? «Allora c’era un diverso approccio alla vita: tutto era meno banale e meno scontato, il benessere o anche solo avere un pasto. Oggi siamo di nuovo in un momento politico delicato e di cambiamento, siamo la prima generazione di giovani che stanno vivendo meno bene dei loro genitori, siamo quelli che devono ricostruire quello che è stato distrutto. Per fortuna vedo tanta volontà e tanto impegno».