Giulio Berruti: Il protagonista de I segreti di Borgo Larici ci svela la sua filosofia di vita

Se c’è una qualità che a Giulio Berruti non manca è la capacità di stupire. Odontoiatra per scelta (e non per vocazione), meccanico per passione (e Dna), l’attore romano si è conquistato lentamente e con merito il ruolo di “bello e bravo” della fiction italiana. Raggiunta la notorietà nazionale nel 2007 grazie al molo del marchese Andrea Van Necker ne La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa, Berruti ha arricchito il suo bagaglio professionale anche attraverso esperienze all’estero, come quella nel film Goltzius and thè Pelican Company, in cui ha recitato al fianco del premio Oscar Murray Abraham. Una strada professionale imboccata per caso, la sua, a seguito del tentativo di combattere la timidezza, ma percorsa negli anni con grande determinazione e spirito di sacrificio. Dal 22 gennaio lo vedremo vestire i panni di Francesco Sorniani, rampollo di una famiglia di ricchi industriali tessili piemontesi, ne I segreti di Borgo Larici, la nuova fiction di Canale 5 ambientata negli anni Venti, nel periodo appena antecedente airinizio del Fascismo. Ribelle di natura, Francesco s’innamora di Anita Sciavi (interpretata da Serena Iansiti), una ragazza appartenente alla classe operaia. La loro relazione è ostacolata dalla forte contrapposizione sociale esistente tra padroni e lavoratori, e da un segreto di famiglia che non tarderà a riemergere dalle nebbie del tempo. Ma i due si faranno forza con Famore che, come spiega 1o stesso Berruti, non conosce barriere. Vero lo ha incontrato per farsi raccontare le emozioni provate nell’entrare in contatto con un’epoca storica che, a suo dire, ha molte più somiglianze di quanto si pensi con l’Italia di oggi. «Bello viaggiare indietro nel tempo» Giulio, nella fiction I segreti di Borgo Larici sei partito avj vantaggiato vista la tua passione per il vintage. Che espe- I rienza è stata? «Meravigliosa. Per tre mesi [ mi sono ritrovato proiettato in un’epoca storica affascinante, | che ho sempre amato, ma che | in televisione non è mai stata I raccontata abbastanza. Ado- I ro tutto ciò che ha una storia importante alle spalle e faccio collezione di oggetti d’epoca. Viaggiare indietro nel tempo è stata un’emozione unica, ma allo stesso tempo molto faticosa, j per via dell’innovativo processo produttivo che ci ha costretto a girare sette puntate in 90 giorni. Un ritmo quasi doppio rispetto a quello delle tradizionali fiction italiane». Che cosa ti affascina di più degli anni Venti? «Mi piace il modo di pensare delle persone di quell’epoca, le tradizioni a cui erano legate. C’era molta sacralità, una forte trasmissione di sapere tra le generazioni, un grande rispetto per le persone più anziane, a cui si riconosceva il peso degli anni». Quanto è differente la società italiana di quel periodo con quella attuale? «Meno di quanto si possa pensare. Credo ci sia una grande somiglianza tra i figli di coloro che negli anni Venti erano già adulti e quelli di oggi. Entrambi sono chiamati a ricostruire un Paese allo sbando. Io stesso faccio parte di una generazione che si ritrova a vivere peggio di come hanno vissuto i propri genitori. Oggi come allora, runico modo per tirarci fuori dai guai è credere nella possibilità di cambiare il nostro destino. Purtroppo, la metà dei miei coetanei è disoccupata, e intomo a noi non vediamo altro che divisioni sociali». «Ci vuole equilibrio e tanta umìtà» Almeno tu la sicurezza di un lavoro, però, ce l’hai… «Sì/ma non dimentichiamoci che quella degli attori è la categoria più precaria che esista. Quando si conclude un progetto, come quello de I segreti di Borgo Larici, non ti resta più nulla in mano, È un’esperienza spiazzante: per mesi lavori 24 ore su 24, senza mai staccare la spina. Poi, airimprovviso, tutto finisce e ti ritrovi proiettato nella vita di tutti i giorni, con la quale, però, non hai più dimestichezza. Per fare il nostro mestiere ci vuole equilibrio mentale e soprattuto tanta umiltà». Quanto equilibrio è stato necessario per interpretare al meglio il “tuo” Francesco Sormani? «È stato un compito abbastanza semplice, perché in lui mi rispecchio molto. È un idealista e un progressista, come me. Ha una mente aperta, soprattutto verso gli operai che lavorano neirindustria della sua famiglia. Un modo di essere compietamente all’opposto di quello del padre e del nonno, il quale lo spìnge a scegliere un’altra strada: fare il pilota. Anche in questo siamo in sintonia: io sono un grande appassionato di automobili. Recentemente ho scoperto che mio nonno era un ingegnere meccanico. C’è chi ha il sangue blu, io invece ho il sangue grigio, come il metallo». «Sono una persona molto passionale» La sua visione del mondo lo porterà a innamorarsi di Anita, figlia di una coppia di operai. Anche in questo ti rispecchi in Francesco? «L’amore è un linguaggio universale, capace dì abbattere ogni differenza, sia essa geografica, culturale o di appartenenza sociale. Come Francesco, anche io mi considero un romantico e un passionale». Ma è vero che hai iniziato la carriera di attore per combattere la timidezza? «Sì. Per superare le difficoltà legate a questo mio lato caratteriale, mi iscrissi a un corso di recitazione basato sul metodo Stanislavskij, che guida l’attore a un approfondimento psicologico del personaggio. In quell’occasione, conobbi il mio agente e la mia camera ebbe inizio». Per un “timido” come te non è imbarazzante essere definito un sex symbol? «Ho sempre pensato che le etichette non siano un limite, perché ti offrono l’opportunità di stupire chi non crede nelle tue capacità. Io resto fedele a questa linea di pensiero, mettendo nel lavoro anima e corpo. E cercando sempre di proteggere la mia vita privata. Da questo punto di vista, un modello da seguire è Kim Rossi Stuart: straordinario come attore, esemplare come personaggio pubblico».