Giulio Berruti: Difendo il mio privato e faccio un nome, Kim Rossi Stuart

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Che legame hanno fra  loro l’attrice americana premio Oscar Jen- fj nifer Lawrence, l’Hotel de Russie di Roma, i sex toys e l’attore italiano Giulio Berruti? Se si ascoltano i i rumor che hanno infervora- * to il mondo del gossip poco prima della fine dell’anno, la risposta è facile: molto intimo. Stando ai pettegolezzi, infatti, sembra che i due “colleghi” abbiano avuto rapporti molto più che professionali durante il Festival del Cinema di Roma dello scorso novembre. Teatro degli incontri sarebbe stato proprio il citato hotel della capitale in cui, a detta delle malelingue, sarebbe andata in scena un’infuocata interpretazione all’insegna dei giocattoli dell’amore. Le tessere di questo intrigante puzzle sembrano combaciare: la Lawrence ha ammesso candidamente di essere stata pizzicata dalla cani e riera dell’hotel in possesso di sexy toys lasciati inavvertitamente sotto il letto, a suo dire un regalo particolare e “divertente” di un fantomatico “amico”; Berruti dal canto suo ha dichiarato di aver avuto proprio in quel periodo una relazione con una diva di Hollywood, americana, piccola, bionda, con un bel seno e molto più famosa di lui. Che si riferisse proprio a questa relazione Giulio Berruti quando ci ha parlato dell’amore come “strumento in grado di superare ogni barriera” (di fama ma anche di lingua)? Lo abbiamo intervistato in occasione della presentazione della nuova fiction I segreti di Borgo Larici (in onda su Canale 5 dal 22 gennaio), ambientata negli anni Venti, in cui il bell’attore romano interpreta i panni di Francesco Sormani, r a m – pollo di una famiglia di ricchi industriali tessili piemontesi. Ci ha raccontato della perfetta comunione di valori e sentimenti con il suo personaggio, della passione per il vintage e della timidezza che da ragazzo lo spinse ad abbracciare il mondo della recitazione. «Sono romantico e passionale» j Nella fiction, il tuo personaggio s’innamora di Anita, figlia di una famiglia di operai in un’Italia che si appresta a vivere gli anni del Fascismo. Quanto si avvicina questo tipo di relazione con la tua idea di rapporto sentimentale? «L’amore è un linguaggio universale capace di abbattere ogni differenza, sia essa geografica, culturale o di appartenenza sociale. Come Francesco, anch’io mi considero un romantico e un passionale ». Quanti altri elementi condividi con Francesco Sormani? «Molti. Lui è un idealista e un progressista, proprio come me. Ha una mente aperta, soprattutto nei confronti degli operai che lavorano nell’industria tessile della sua famiglia. Un modo di fare che è l’opposto di quello del padre e del nonno, e che lo spinge a scegliere un’altra strada: fare il pilota. Anche in questo siamo in sintonia: io sono un grande appassionato di automobili. Mio nonno, tra l’altro, era un ingegnere meccanico. C’è chi ha il sangue blu, io invece ho il sangue grigio, come il metallo. E per me girare un film in cui ho avuto la possibilità di correre come Tazio Nuvolari è stata un’esperienza elettrizzante». «Mi sono laureato lo stesso. Ma…» Anche tu sei stato un ribelle nei confronti dei tuoi genitori? «No, sotto questo aspetto sono diverso da Francesco. Finito il liceo decisi di iscrivermi alla Facoltà di Odontoiatria. Poi, quando mi resi conto che la mia strada era un’altra, cioè quella della recitazione, i miei non mi ostacolarono, tutt’altro. Forse grazie anche a questo loro atteggiamento ho deciso comunque di laurearmi». Ma è vero che hai iniziato la carriera per combattere la timidezza? «Sì, è vero. Per superare le difficoltà legate a questo mio lato caratteriale mi sono iscritto a un corso di recitazione basato sul Metodo Stanislavskij, che guida l’attore a un approfondimento psicologico del personaggio. In quell’occasione conobbi il ipio agente e mia la carriera ebbe inizio». Per un timido come te non è imbarazzante essere definito sex symbol? «Ho sempre pensato che le etichette non siano un limite, perché ti offrono l’opportunità di stupire chi non crede nelle tue capacità. Io resto fedele a questa linea di pensiero mettendo nel lavoro corpo, anima e cuore. E cercando sempre di proteggere la mia vita privata. Da questo punto di vista, un modello da seguire è Kim Rossi Stuart: straordinario come attore, esemplare come personaggio pubblico». E stato emozionante per te calarti nel clima degli anni Venti? «E stato meraviglioso. Mi affascina tutto ciò che ha una storia e mi piace collezionare oggetti del passato. Adoro in particolare proprio quel decennio per via del modo di pensare di quell’epoca. Si dava importanza alla sacralità, alla trasmissione del sapere dentro la famiglia, al rispetto per le persone anziane. Valori che purtroppo oggi si sono un po’ persi».