Giorgia Surina, l’attrice di Don Matteo 9 rivela: “Da piccola volevo fare la ballerina”

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Da bambina sognava di fare la ballerina e il padre, in cuor suo, già la immaginava alla Scala di Milano. Giorgia Surina, appese le scarpette al chiodo, ha poi scelto una strada professionale diversa, che però continua a regalarle un successo dietro l’altro. L’ultimo, in ordine di tempo, l’approdo alla fiction Don Matteo 9, in cui veste i panni del Pubblico Ministero Bianca Venezia. Tuttavia, la scala (e non ci riferiamo stavolta allo storico teatro milanese, ma a quella di accesso ai camerini sul set della serie di Raiuno) è stata di recente la “location” di un divertente episodio che Giorgia racconta in esclusiva a Vero. Che ricordi conservi dei mesi di lavorazione? «Abbiamo girato per nove lunghi mesi e per ogni giorno trascorso sul set ci sarebbe un aneddoto simpatico da raccontare. Ne scelgo uno che mi è rimasto particolarmente impresso e che vede protagonista il grande Terence Hill I nostri camerini si trovavano all’ interno di alcuni mini-appartamenti che, per ragioni di sicurezza, quando erano vuoti venivano chiusi a chiave. Una volta, mentre stavo percorrendo la scala da cui si accede ai camerini, ho visto Terence sdraiato sui gradini con il cappello sul viso. Mi ha ricordato il suo celebre film Trinità, sembrava svenuto…». Invece che cosa gli era successo? «Mi sono avvicinata tutta preoccupata per capire che cosa fosse accaduto. Lui si è svegliato e mi ha salutato con un ‘‘Ciao, come stai?”. Gli ho chiesto come mai stesse li in quel posto così insolito e lui mi ha risposto che il suo camerino era chiuso, che non aveva trovato la persona a cui erano state affidate le chiavi e che, per non disturbare nessuno, aveva scelto di fermarsi li. Sono rimasta senza parole di fronte a quella meravigliosa “prova” di umiltà. Magari un attomncolo qualunque avrebbe scatenato un inferno per un inconveniente del genere. Lui, invece, che è un grandissimo artista, non ha voluto disturbare nessuno, preferendo riposare sulle scale. Tutti noi dovremmo prendere esempio e imparare dal suo modo positivo e modesto di guardare alla vita, a partire da queste piccole cose!». «Terence ha una umiltà incredibile» Per il resto, che impressione i ti ha fatto lavorare al fianco di f Terence Hill? «Mi ha conquistata subito: è jk – una persona dalla semplicità disarmante ed è bastato un sorriso, un abbraccio, per avere la bella sensazione di trovarsi di fronte a un uomo d’altri tempi. Purtroppo, come lui, ormai ce ne sono davvero pochi in circolazione. Mi hanno lusingato i suoi complimenti e girare questa fiction insieme è stato un grande onore. Terence è una di quelle persone che non ti dà consigli ma, con uno sguardo, è capace di farti capire che cosa pensa. Sono stata felicissima di lavorare con un artista così grande. Nonostante le differenze di età, di storia personale e di percorso artistico, abbiamo creato subito un connubio perfetto. Vedermi accanto a lui, già solo nelle foto, mi faceva un certo effetto. È proprio vero che la vita non smette mai di sorprenderci!». iltuo personaggio, la pm Bianca Venezia, interagirà con il Capitano Giulio Tommasi (interpretato da Simone Montedoro, ndv\ suo storico amico, che vive un momento personale di grossa difficoltà dopo la morte di sua moglie.». «Bianca e Giulio sono legati da una lunga, pura e solida amicizia che risale ai tempi della scuola. Lei sta per sposarsi con il suo storico fidanzato, ma quest’ultimo si tirerà indietro e s’innescherà un lungo tira e ; molla tra ritorni, dubbi e ripensamenti. Bianca resterà destabilizzata da questa situazione, . anche per la sua scarsa capacità ; di gestire al meglio la sfera sentimentale, e in Giulio troverà un grande appoggio. Cominceranno cosi a comportarsi in maniera diversa tra loro e nel corso delle puntate capirete bene che ! cosa succederà…». E tu credi nell’amicizia tra uomo e donna? Ti è ma capitato di vedere quel rapporto trasformarsi più? in qualcosa di «Sto ancora cercando di capire se possa esserci o meno m questo legame tra uomo e donna. L’amicizia è comunque una forma di innamoramento. Mi è capitato in passato di voler mantenere a tutti i costi un’amicizia con alcune persone, pur avendo capito che dall’altra parte c’erano sentimenti un po’ “diversi”. Loro, però, hanno rispettato la mia volontà e, pur di non perdermi, sono stati capaci insieme a me di rafforzare quel legame, mantenendolo nei binari dell’amicizia, senza rovinare quel prezioso tessuto emotivo che si era creato tra noi». Bianca ha sacrificato la sua vita sentimentale in nome della realizzazione professionale* A te è mai successo di tbriovvioa?rti di fronte a un simile «Non credo che sacrificherei mai né Funa né l’altra e penso di essere fin qui riuscita a gestire entrambe come una perfetta equilibrista. Magari sono caduta ogni tanto, ma mi sono rialzata, cercando sempre di armonizzare tutte le dimensioni della mia vita. Le donne, oggi più che mai, hanno scoperto di avere grandi potenzialità e fanno bene a cercare di sfruttarle. Ciò che mi spiace è quando si sacrifica l’amore per un’ambizione professionale un po’ miope. Sono convinta che, con pazienza e sacrificio, si possano invece assecondare le due esigenze e realizzarsi in entrambi gli ambiti. Continuo a fare la mia gavetta e non mi considero “arrivata”. C’è una frase che amo molto e che dice: “Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, riservando a me la consapevolezza che si può sempre migliorare”. Senz’altro, quando avrò dei figli, i salti mortali saranno ancora di più. So bene come funziona». «I miei hanno fatto sacrilici permen In che senso? «Mia madre lavorava tutto il giorno, lo stesso mio padre. I Sono cresciuta benissimo, imparando dal loro esempio che cosa siano i sacrifìci. Non mi è mai mancato nulla e mi sono goduta pienamente i momenti trascorsi insieme. Non credo, insomma, che avere due genitori lavoratori possa dare a un bambino la sensazione di essere privato di qualcosa. Ognuno fa i conti con se stesso. Io, da parte mia, voglio continuare a portare avanti al meglio ogni cosa, o almeno ci provo. Nel momento in cui dovessi sentire una voce dentro di me che mi esortasse a dedicarmi esclusivamente alla famiglia, allora sarò pronta a farlo. E, in quel caso, non lo vivrei come un sacrificio. È un’abilità squisitamente femminile quella di saper gestire al meglio lavoro, casa e famiglia. Gli uomini lo vivono con stress. Le donne, invece, più cose fanno e più sono felici. Lo noto anche su me stessa, visto che m’invento qualsiasi cosa pur di non stare a casa senza fare niente. Leggere, scrivere, andare in palestra, pulire casa o comprare un mobile sono tutte attività che mi fanno sentire viva». «Avevo la struttura tisica adatta» La tua famiglia ha sempre aaprtpisotgicghiaet?o le tue ambizioni «Da bambina, a dire il vero, volevo fare la ballerina. Ho fatto tanti anni di ginnastica artistica e di danza, e mio padre sognava già per me una carriera di quel tipo. Avevo la giusta struttura fisica e una grande elasticità». Poi come è andata? «A dodici anni ho capito che quella non era la mia strada, perché avrei chiesto troppi sacrifici ai miei genitori. Ero a scuola fino al pomeriggio, mia madre si catapultava fuori dall’ufficio per venirmi, a prendere e portarmi agli allenamenti, e la sera arrivavamo a casa stremate. Quello della ballerina, poi, è un mestiere totalizzante che richiede disciplina, impegno e tante rinuncie».