Gioia Tauro: Pattuniera chimica

di Daniele Martini e Lucio Musolino Gioia Tauro Alla fine le armi chimiche di Assad transiteranno dal porto di Gioia Tauro. Quando arriverà la nave danese “Arc Futura” si effettuerà il trasbordo su quella americana “Cape Ray” (entro metà febbraio). Operazione necessaria prima di distruggere il contenuto dei centinaia di container. L’annuncio è del ministro degli Esteri, Emma Bonino, che ha spiegato come l’Italia “ha offerto sia un contributo finanziario, sia il porto di Gioia Tauro”. “Una vergogna che le armi chimiche siriane siano stoccate qui e che l’Italia abbia messo a disposizione dell’operazione il proprio territorio, cosa che non ha fatto nessun altro Paese”. Per il segretario dell’Italia dei Valori, Ignazio Messina, arrivato in serata in Calabria, non ci sono margini di discussione e attacca il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi: “La cosa ancora più grave è che Lupi abbia detto che in due anni 3 mila container con sostanze della stessa pericolosità siano già stati trattati a Gioia Tauro. Invitiamo il governo a impedire lo sbarco. L’Italia fa la parte del commensale schiavo che pulisce la tavola dopo il banchetto”. NEL PIAZZALE antistante l’ingresso del porto, spunta una bandiera dell’Idv. Poco più in là alcuni portuali. Uno di loro lavora proprio sulle gru che dovrebbero spostare le armi chimiche: “Quei container non li vogliamo lavorare. Se vogliono, possono chiamare i soldati per fare il nostro lavoro. Siamo sempre gli ultimi a sapere le cose. La sicurezza non ha prezzo”. “Non abbiamo notizie ufficiali”, aggiunge il coordinatore dei portuali del Sul, Domenico Macrì: “Vorremmo capire perché hanno scelto proprio questo porto. Sono certo della professionalità dei lavoratori, però mi preoccupa il contesto e vorrei capire quali misure di sicurezza stanno adottando”. Carmelo Cozza, segretario del Sul: “Se dalla Capitaneria e dall’Autorità portuale ci vengono date tutte le garanzie sulla sicurezza dell’operazione e viene allestito un sistema di protezione e un piano di emergenza contro tutti i pericoli, compresi quelli sanitari, allora e solo allora siamo disponibili a fornire il nostro lavoro per il trasbordo. Altrimenti siamo pronti a bloccare il porto. Il nostro lavoro comporta ovviamente anche rischi, per esempio solo a Gioia Tauro vengono sbarcati e reimbarcati gli esplosivi desensibilizzati. Ma tutt’altra cosa sono le armi chimiche”. Medcenter Contship è il terminalista prescelto dal governo per l’operazione. Ha in concessione 3,4 chilometri di banchine su un totale di 5. Movimenta 3 milioni e 100mila container ogni anno e quindi spostare i container con le armi chimiche sarebbe uno scherzo se non si trattasse di roba ad altissimo rischio. FONTE UFFICIALE Medcenter spiega che trattandosi di un trasbordo tra due navi Ro-Ro (la danese Ark Futura e l’americana Cape Ray), probabilmente saranno posizionate affiancate ortogonalmente alla banchina Nord (che ricade nel comune limitrofo di San Ferdinando) e poi svuotate e riempite con una sorta di muletti che faranno la spola da un’imbarcazione all’al – tra prelevando e deponendo un container alla volta. Solo in serata arriva la prima e unica dichiarazione del governatore della Regione Scopelliti: “È vero che la Calabria può offrire un contributo contro le armi chimiche e per la pace nel mondo, ma è anche vero che così facendo si rischia di portare alla guerra civile un territorio”. Eppure sembrerebbe che da Roma, in via riservata, Scopelliti fosse già stato informato da una settimana sull’arrivo delle navi. Un disarmo che stona con l’articolo 1 della legge 185 del 1990 che traccia le “nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. Al comma 7 recita: “Sono vietate la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione e il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari”. Il transito appunto.