George Clooney fa lo spione

Avrebbe potuto comprarsi una nuova villa sul lago di Como. Un jet privato. L’ennesima Harley. O, perché no, un’isola tropicale. Ma oltre ad avanzare soldi, George Clooney non si sarebbe sentito soddisfatto. Meglio un satellite. Capriccio da star? Macché, è il tentativo di sconfiggere le violenze del genocidio in Darfur. Perché il satellite in questione altro non è che un’enorme, ipertecnologica te lecamera- spia puntata sulla tormentata regione del Sudan. Un investimento importante che il divo hollywoodiano ha fatto grazie ai proventi degli spot Nespresso. E lui, insieme con la Nestlè, la multinazionale che produce le celebri cialde, ha in mente un progetto a lungo termine per il futuro di quel Paese africano dilaniato da dieci anni di guerra civile, dimenticata dal resto del mondo. «Quarant’anni fa qui si produceva il miglior caffè del mondo», ha detto l’attore. «Ricominciare a coltivarlo e a esportarlo sarebbe una grande opportunità per cambiare il Paese». Ma oggi nell’occhio del satellite c’è Omar al-Bashir, presidente-padrone salito al potere nel 1989 dopo un colpo di Stato. Su di lui, considerato il maggior responsabile delle violenze in Darfur, pende il mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja che lo accusa di crimini di guerra e contro l’umanità. «Voglio che le azioni di Bashir», ha spiegato Clooney, «siano controllate. Ha dichiarato che lo stavo spiando e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto avere una telecamera che mi segue ovunque io sia. Gli ho risposto: “Benvenuto nella mia vita, signor criminale di guerra!” ». Che la sorte del Sudan stia a cuore a Clooney comunque non è una novità. Proprio a causa di una protesta contro il regime di fronte all’ambasciata a Washington, lo scorso anno l’attore si meritò l’arresto. Inoltre, l’idea del satellite era stata lanciata addirittura nel 2 0 1 0 sotto il nome di Sentinel Project grazie a una partnership con l’Onu, l’Università americana di Harvard e Google. Dietro c’era la onlus “Not on our watch” (Non sotto i nostri occhi), nata per aiutare la popolazione del Darfur grazie alla spinta di Brad Pitt e Matt Damon, amici storici di Clooney. «Pensatelo come un “paparazzo anti-genocidio”», aveva spiegato allora la star di Ocean’s Eleven. «Vogliamo che i responsabili sappiano che il mondo li sta guardando». Il mondo, intanto, si è abituato a vedere Clooney nei panni della spia cinematografica. Il ruolo, declinato in molti registri diversi, gli è congeniale. Dallo 0 0 7 impegnato nella lotta al traffico d’armi in Medio Oriente del thriller Syriana (2 0 0 5 ) all’agente specializzato nello spionaggio paranormale nella surreale commedia L’uomo che fissa le capre (2009). Prima c’era stato il suo debutto alla regia con Confessioni di una mente pericolosa (2 0 0 2 ), che racconta la doppia vita di un celebre conduttore Tv assoldato dalla Cia. Finzione e realtà spesso si mescolano. E su Internet non è difficile trovare chi arriva a sostenere persino che lo stesso Clooney agirebbe sotto copertura. Al momento, in ogni caso, è uscito allo scoperto e ci è voluto il tempo di un caffè. Chiedetelo a Bashir.