General Motors si affida aMary Barra Prima donna al vertice dell’auto Usa

«Mary Barra, la donna che eccelle in un’industria dell’auto dominata dagli uomini» aveva titolato profeticamente, quasi due anni fa, il «Detroit Free Press»: Mary dal 15 gennaio sarà il nuovo amministratore della General Motors. Di grandi multinazionali guidate da donne negli Stati Uniti ce ne sono diverse: dalla IBM (Virginia Rometty) alla Pepsi (Indra Nooyi) passando per Yahoo! che si è affidata a Mar issa Mayer e a Hewlet t Packart che ha avuto prima Carly Fiorina e, ora, Meg Whitman. Ma tra le lamiere e le presse dell’industria dell’auto non era mai successo. E per Detroit è una mezza rivoluzione. Tanto che Dan Akerson, il manager arrivato tre anni fa per salvare un gruppo reduce dalla bancarotta pilotata del 2009 e che ora le cede lo scettro, ha preparato con molta cura la successione. «Presto» aveva detto tre mesi fa ad una conferenza, «una delle “Big Three” dell’auto sarà guidata da una donna, è inevitabile». Un’espressione curiosa, probabilmente scelta da Akerson per placare i malumori degli altri agguerriti concorrenti interni alla guida del maggior gruppo automobilistico americano. Akerson, che aveva messo in «pole position» la Barra nominandola dieci mesi fa vicepresidente esecutivo con la responsabilità dello sviluppo del prodotto a livello mondiale, non è certo uno che subisce scelte altrui. In GM già dieci dei 50 «top manager» sono donne e il loro numero, ha detto più volte il capo del gigante automobilistico, non potrà che crescere anno dopo anno. Il cambio della guardia era stato messo in conto da molti, ma i tempi hanno preso tutti in contropiede: Akerson, che ha 65 anni, ha deciso di anticipare di alcuni mesi il suo ritiro per assistere la moglie, affetta da un tumore in stato molto avanzato. Come il suo predecessore, Ed Whitacre, Akerson viene da settori diversi da quello dell’auto: chiamati da esterni a ristrutturare drasticamente e salvare un’azienda agonizzante. Ora che GM è fuori dall’emergenza, la si può affidare di nuovo ad un manager con una competenza specifica. E qui Mary Barra, 51 anni 33 dei quali passati in General Motors, non teme confronti. Figlia d’arte (il padre ha lavorato alla Pontiac, gruppo GM, per 40 anni), Mary è entrata nel gruppo come stagista a 18 anni e non è più uscita. Laurea in ingegneria elettrica e un master in business administration a Stanford, la manager di Detroit ha un curriculum «blindato»: capo di stabilimenti, capo degli approvvigionamenti, capo delle risorse umane, fino alla responsabilità dello sviluppo delle nuove vetture. Fra un mese toccherà a lei (e a Tim Solso della Cummins, un’azienda motoristica, che la affiancherà come presidente non operativo). E non sarà facile. L’azienda si è messa alle spalle la stagione emergenziale, è vero: lo ha certificato lo stesso governo Usa che proprio ieri ha completato la sua uscita dal settore dell’auto con la vendita delle ultime azioni GM rimaste nel portafoglio del Tesoro. Ma, mentre il salvataggio della Chrysler è avvenuto a costo zero per le casse federali (il gruppo guidato da Sergio Marchionne ha ripagato tutti i debiti contratti con lo Stato quando la Fiat è intervenuta nell’azienda in bancarotta), quello di GM è costato circa 11 miliardi di dollari al contribuente Usa. Comunque un bilancio in attivo per Obama e per l’America, ma anche la dimostrazione che il gruppo di Detroit è ancora convalescente in un mercato che rimane molto difficile.