Francesco Testi: “Cambio lavoro per salvare le donne dalla Violenza”

Per uno come lui, che di essere bello e basta non si è mai accontentato, e che nel suo percorso televisivo ha deciso subito di diventare soprattutto bravo, interpretando ruoli sempre più intensi che rappresentassero una sfida I sempre diversa, passare dietro alla macchina da presa, proprio ora che il suo è uno dei volti più contesi del pie colo schermo, sembrerebbe un controsenso. Ma non è così, se si conosce France sco Testi. Che, per la prima volta, da attore diventa autore e regista. Scendendo in campo con una tematica non facile da trattare. Quando si parla di violenza sulle donne, le donne c’è da conoscerle bene, non solo come creature del sesso opposto, ma in tutte le loro sfumature. Che le rendono a turno fragili o veri e propri pilastri della famiglia e della società, ma che possono celare, dietro un’esistenza qualunque, veri e propri drammi. «Ho ascoltato storie vere» L’occasione glielTia presentata su un piatto d’argento un’amica di vecchia data, Ebla Ahmed, giornalista e presidente della neonata associazione “Senza Veli sulla Lingua”, che si occupa, appunto, di tematiche sociali ftiori da etichette politiche, religiose e geografiche: «Anni fa ho steso un soggetto su una ispirazione del momento, scaturita da un fatto di attualità. Ci ho lavorato senza fretta, ma con impegno. Non essendo il mio lavoro, non scrivo a comando, ma devo aspettare di avere gli stimoli giusti. E quando la storia è arrivata alle ultime battute, pensando di fame un cortometraggio, ho voluto confrontarmi con una realtà che mi desse l’opportunità di ascoltare storie vere, per rendere credibile e verosimile tutto ciò che ho raccontato». Oltre a un bravo attore sei anche un sex symbol, ma nel tuo primo lavoro da autore e regista hai deciso di non figurare. Perché? «Perché ho sempre preso con molta serietà i lavori che ho intrapreso e in questo soggetto ho capito che un ruolo per me non ci sarebbe stato, pur avendo il potere di assegnarmelo. Dalla mia ho, però, che questa assenza in scena, per dedicarmi solo al “dietro la scena”, mi consentirà di dedicarmi con più attenzione a quelle sfumature a cui tengo per rendere il lavoro più completo e vicino a come l’ho immaginato». Il cortometraggio si chiama Oltre la finestra. Che cosa lo ha ispirato? «La storia stessa. Che di per sé è anche una formula narrativa. Il significato simbolico della finestra come qualcosa che si affaccia su un’altra realtà, che ti lascia fuori oppure dentro, ma che nello stesso tempo “ti incornicia”, ti inquadra anche in una dimensione, è un pretesto visivo che, nei tempi stretti di un cortometraggio, ti permette di non avere bisogno di troppi preamboli». «Con 70 anni di differenza…»» Ci vuoi anticipare qualcosa sulla storia? «Due finestre, ima di fronte all’altra che affacciano entrambe in una stradina di un paese antico. Di quelle, per intenderci, le cui case sono le stesse da sempre, che non sono soggette ad alcun cambiamento. Sono due storie, una per ogni finestra, affacciate l’una sull’altra, ma con 70 anni di differenza tra l’una e l’altra. Accomunate, però da una situazione comune: quella della violenza domestica. Le due storie si intersecano perché, nonostante i cambiamenti sociali, culturali e quelli che fisiologicamente determina il tempo, la piaga rimane la stessa. Il succo è proprio che per quanto, su molti piani, il mondo si sia evoluto in modo incredibile, quello della violenza sulle donne, all’interno della famiglia stessa, è un problema tutt’altro che risolto». La storia è vera o di pura invenzione? «Sono storie nate dalla mia fantasia, ma hanno preso una forma definitiva, specie nel racconto di certi dettagli, quando, venendo a contatto con l’associazione “Senza Veli sulla Lingua”, ho avuto modo di parlare con due donne salvate proprio dal coraggio di chi, cpme la mia amica Ebla, ha deciso di mettere fine a un silenzio che non aveva senso di esistere. Nelle storie funziona così: qualcosa o qualcuno deve ispirarti e qualcosa o qualcun altro deve dare un senso di reale a ciò che stai raccontando ». «Alla ricerca di un linguaggio» Perché hai deciso di trattare questo tema? «Perché vorrei divulgare, con lo strumento che conosco meglio, un messaggio, ai giovani in particolare, in modo da sensibilizzarli nella fase della vita in cui si fissano i punti forti. Parliamoci chiaro: potenzialmente possiamo essere tutti violenti se ci lasciamo prendere dalla rabbia, dalla frustrazione, dairinfelicità. Il pulsante che frena certi istinti è la consapevolezza che la violenza svi un altro individuo non risolve i nostri problemi. E questo va compreso il prima possibile. Il mio sforzo sarà proprio nella ricerca di un linguaggio tale da interessare le nuove leve della società». Sei mai stato vittima di stalking? «No. Per fortuna».