Francesco Facchinetti: Quel braccialetto rosso e la paura per la figlia

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Quasi sette milioni di telespettatori per oltre il 25 per cento di share. Braccialetti ross7, la cui ultima puntata è andata in onda domenica 2 marzo, si consacra fiction rivelazione Rai, e non soltanto per la stagione in corso. I sei ragazzi malati nati dalla penna di Albert Espinosa hanno appassionato, emozionato e soprattutto commosso l’Italia. E il segreto di tanto successo non sta solo nella immagini, ma anche nella musica, nella colonna sonora (che è già un disco stravenduto), composta oltre che da cinque successi anche da nove brani inediti scritti da Niccolò Agliardi (Edizioni Curci) che sono già tormentoni. Come Conta la sigla iniziale, leit motiv dei sentimenti di leggerezza e amicizia dei sei ragazzi. A interpretarla, Francesco Facchinetti, beniamino tra gli adolescenti e non solo, che con il suo carisma è riuscito ad aggiungere un I tocco al brano scritto apposta per lui da Agliardi. E Francesco, schivo e restio di fronte alle interviste, non ha esitato ad aprirsi con Top per svelare i retroscena di un successo così grande. Com’è nata la tua avventura con Braccialetti rossi? «Quando Niccolò Agliardi mi ha proposto questa cosa, gli ho detto: “Guarda, ti voglio bene, ma no, è una cosa che io non mi sento di fare, non fa parte della mia vita adesso”. Lui, per convincermi, mi ha detto: “Ti faccio vedere il promo della versione spagnola”. C’erano soltanto quei quattro minuti in spagnolo, una sorta di teaser (brevissimo lancio pubblicitario, ndr), in cui si raccontava cos’è Braccialetti Rossi. Ci ho messo mezzo secondo a capire che quella cosa non potevo non farla». In che rappor to sei con Niccolò Agliardi? «Lo considero un fratello. Anche se magari non ci si incontra tutti i giorni, è una di quelle persone che quando si esce insieme, e si parla e si sogna, lo si fa inmamera molto profonda. E uno dei pochi che ha voglia di donarsi alla sua arte». Cosa c’è di tuo in Conta? Com’è nata la tua interpretazione? «Ho lavorato con Niccolò e quindi mi ha trasmesso il peso che doveva avere ogni parola. Ogni tanto accade che canti una canzone e la senti subito tua, un po’ come un vestito che ti calza a pennello, non fai fatica a cantarla. Siamo riusciti ad entrare subito nel mood giusto. E non sapevo fosse la sigla della fiction, all’inizio era solo un pezzo del disco. Quando l’ha sentita il regista ha deciso di metterla come sigla, ina, appunto, io non lo sapevo. L’ho scoperto guardando in t.v la prima puntata».Conoscevi il libro o la serie spagnola Braccialetti rossi? «No, non avevo mai letto il libro e non conoscevo la storia. Non ero a conoscenza di nulla. Mi è arrivata una canzone, che era Conta, cantata da Niccolò, e il trailer. E ho detto a Niccolò “è inutile che me la fai sentire, lo ascolto solo perché ci conosciamo da tempo, ti voglio bene, ma non ho più nulla da dare al. mondo della musica”. Poi ho ascoltato il pezzo e letto il testo, e quando ho visto i quattro minuti di trailer ho preso il telefono e ho detto “Ok, lo canto”». Stai seguendo la serie in tv? «Per forza. Non me le fanno vedere prima, purtroppo! La seguo come gli altri». Tra i sei ragazzi, tu chi saresti stato? Il leader, il furbo oppure… »Vorrei dire quello che mi piace di più, ed è Davide, perché è quello che fa il , viaggio più profondo di tutti. Davide, che è un ragazzo che arriva nella serie da | gradasso, da classico bullo che prende in giro tutti e ! che non si accorge di ciò che I gli sta attorno, si trasforma grazie ad una caratteristica tipica dei ragazzi, che è quella dell’essere disposti a cambiare, a capire dove si è sbagliato. Lui è l’esempio anche per gli adulti Nel tuo brano si della morte… In quale misura la temi? «Non ho mai avuto paura della morte o di ciò che ci potrebbe accadere, sono sempre stato abbastanza impavido. Ero appassionato di sport estremi, paracadute, immersioni… ma da quando è nata mia figlia ho paura di lasciarla da sola. Penso che sia così per tutti i genitori. È una cosa che cerco di affrontare perché la paura è una barriera, ma allo stesso tempo serve per proteggerci. Cerco di combatterla, ma anche di non fare più le cose che mi possono fare male, perché adesso c’è mia figlia e devo rendere conto a lei». «Mi tocca l’amore così profondo» In quanto padre, hai delle paure particolari? «Quando uno è padre comincia ad avere una quantità di paure, di dubbi e m domande riguardo la vita del proprio figlio, riguardo a cos’accadrà. E per la prima volta ho provato il panico». Come ti ha cambiato Braccialetti rossi? «Mi tocca la quantità di amore così profondo, nonostante questi ragazzi debbano affrontare un macigno così grande. Eppure cercano di farlo tenendosi uno a uno per mano. Questa è la cosa che impressiona di più».