Francesco Facchinetti: “Mia figlia? Tutta suo Nonno”

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E stata la serie rivelazione dell’ultima stagione televisiva, Braccialetti rossi, incentrata su tematiche delicate e commoventi come le malattie e la sofferenza dei più giovani. Un progetto a cui non ha potuto dire di no Francesco Facchinetti, che per l’occasione è tornato a cantare uno dei brani portanti della colonna sonora, Conta. Francesco, con la sua sensibilità, ci racconta le emozioni chp gli ha regalato questa speciale esperienza professionale, vissuta con maggiore partecipazione da quando è papà della piccola Mia, avuta dall’ex compagna Alessia Marcuzzi. «Il promomi ha conquistato» Com’è unta la tua collaborazione con la colonna sonora della serie televisiva Braccialetti rossi? «Quando Niccolò Agliardi mi ha proposto il brano Conta, gli ho risposto: “Guarda, ti voglio bene, ma è una cosa che io non sento di lare, non fa parte della mia vita adesso”. E lui, per convincermi, mi ha detto: “Ti faccio vedere il promo della versione spagnola”. C’erano soltanto quei quattro minuti in spagnolo, in cui si raccontava cos’è Braccialetti rossi. L’emozione in me è stata talmente grande e forte che, dopo sette anni senza fare musica in prima persona, ci ho messo un secondo a rispondergli: “Sì, lo faccio io”». Considerato il tema delicato che affronta, ti aspettavi un successo cosi importante sul fronte degli ascolti? «Se dicessi che non mi sarei aspettato questo riscontro, racconterei una bugia. L’ho capito subito perché era una cosa così bella e profonda che va oltre lo schermo. I ragazzi generalmente non guardano la televisione, invece in questa occasione hanno scelto di vedere la serie Tv e di viverla, perché non è certo un prodotto da guardare alla leggera». «Tutta la forza di Braccialetti rossi» Con quali emozioni hai guardato, puntata dopo puntata, questa fiction? «L’ho guardata con le stesse emozioni degli altri ragazzi, più o meno adulti. È come se avessi trattenuto il fiato per tutta la durata della fiction. Braccialetti rossi ha avuto questa forza». Essere tu stesso genitore ti ha regalato una maggiore sensibilità di fronte a queste tematiche? «Sono sempre stato molto sensibile, ma da quando sono genitore lo sono un po’ di più. Non vorresti che nulla capitasse mai ai tuoi figli. D’altronde, ogni genitore darebbe qualsiasi cosa per il proprio figlio». Tua figlia Mia è ancora molto piccola e probabilmente in Tv vede solo i cartoni animati. Credi che però sia importante mostrare ai propri figli, sin da bambini, tutte le sfaccettature della vita, dolore e malattia compresi? «È una cosa molto soggettiva. Ogni genitore, a seconda del figlio che ha, decide che cosa fare. Per cui uno dovrebbe conoscere bene il proprio bimbo e sapere com’è e, di conseguenza, decidere come agire. Mia mamma, sapendo che ero un ribelle nato, mi ha sempre dato la possibilità di vedere tutto il mondo, di provare tutto, sia le cose belle che le cose brutte. Mi ha aiutato a capire da solo qual era la strada giusta, quali erano le cose buone e quelle cattive. Ognuno deve cercare di regalare solo amore e felicità ai propri figli, e cercare di proteggerli, conoscerli e quindi consigliare loro la strada più giusta da intraprendere». «Suonerò in giro per il mondo» A quali altri progetti professionali ti dedicherai? «In quest’ultimo anno ho lavorato molto nel backstage, ho lavorato nella produzione di programmi televisivi, faccio la radio tutti i giorni con il mio programma I corrieri della sera su Radio Kiss Kiss, che sta andando molto bene. Fio un trio di musica elettronica che si chiama We Are Presidents, con cui ho suonato in tutta Europa e a giugno andremo anche in tutto il mondo. È un gruppo di background, ma che mi dà molta soddisfazione. E poi sto lavorando sui “Web-nativi”, cioè i ragazzi che nascono da Internet e si sono fatti notare lì». Anche la tua piccola Mia mostra già una certa predisposizione per la musica? «Si diverte molto con la musica. Al posto delle classiche canzoncine dei bimbi, lei ascolta Bruno Mars, Jamiroquai e Robin Thicke. Suo nonno le ha già regalato il piano così, invece di giocare con le bambole, lei schiaccia i tasti!».