Fontana rossa e uova di vernice Scontri tra studenti e polizia

La fontana del Castello Sforzesco tinta di rosso. Un segno di protesta contro il «dissanguamento della scuola pubblica». E poi di nuovo vernice. Arancione, gialla, azzurra. Lanciata dagli studenti contro i poliziotti dentro a bottigliette di plastica che si sono trasformate in oggetti contundenti. Il bilancio è di quattro agenti lievemente feriti e una decina di ragazzi contusi. È stata una mattinata di manifestazioni e scontri quella di ieri a Milano. Seicento giovani della Rete studenti e dei centri sociali hanno attraversato il centro della città. Scopo: bloccare la seduta del consiglio regionale dedicata all’approvazione del bilancio previsionale per il 2014. I manifestanti accusano la giunta di Roberto Maroni di favorire le scuole private a scapito di quella pubblica. La prima azione dimostrativa è stata alle dieci: la fontana-simbolo del Castello Sforzesco è stata imbrattata con il preparato che si usa per produrre la vernice. Ottomila euro di danni. Poi gli scontri sotto il palazzo della Regione: gli studenti avanzano verso la polizia lanciando bottiglie e uova. Gli agenti aspettano fermi. Al momento del contatto li fanno arretrare con una breve carica. Poco dopo ce ne sarà una seconda, sempre «di alleggerimento», per contenere il corteo. «Basta con la violenza, protesta sì ma non violenta» ha scritto su Twitter il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, rivolgendosi agli studenti di Milano. In città il caos creato dagli scontri si è unito ai disagi dovuti allo sciopero del trasporto locale. Quattro linee del metrò ferme, autobus presi d’assalto, tangenziali bloccate, file per i taxi alla stazione Centrale. Una città paralizzata, come gran parte dei capoluoghi italiani in cui le aziende di trasporto pubblico locale hanno aderito allo sciopero indetto dai sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna e Faisa Cisal). Quattro ore di stop per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto il 31 dicembre 2007. Le adesioni, alte in tutta Italia, hanno raggiunto punte del 95 per cento a Torino, dove l’agitazione nazionale si è sommata a quella locale per la vendita del 49 per cento della società del trasporto pubblico (Gtt) ai privati. Duecento dipendenti hanno protestato sotto il Comune e lo sciopero è durato 24 ore. A Venezia il 60 per cento dei vaporetti non si è mosso, Roma ha sospeso i collegamenti con Ostia Lido e Civita Castellana, a Bologna è rimasto fermo l’80 per cento dei bus, il 90 a Napoli, l’85 a Bari, il 60 a Palermo. A Padova hanno funzionato tre soli mezzi su 120. I disagi sono continuati anche oltre le quattro ore di stop, perché il traffico non ha ripreso subito le condizioni normali. Un sostegno ai sindacati è arrivato dagli assessori alla Mobilità di Milano, Torino e Roma, che in una nota hanno chiesto al governo «uno sforzo supplementare per garantire un futuro efficiente alle grandi città metropolitane». Gli assessori propongono che queste aree abbiano accesso diretto al Fondo nazionale trasporti senza passare dall’intermediazione delle Regioni e che il trasporto pubblico locale diventi un punto centrale nell’agenda nazionale. Il sottosegratario alle Infrastrutture e trasporti Erasmo De Angelis ha ricordato il dialogo con gli enti locali sul tema. E in una nota ha espresso «il massimo rispetto per i sindacati e i lavoratori che hanno scioperato », ricordando che dopo 18 anni di tagli «si torna a investire per rinnovare il parco mezzi pubblici con 300 milioni stanziati per il 2014». Il confronto con i sindacati è convocato per mercoledì: «Bisogna definire un percorso per chiudere il nuovo contratto in tempi rapidi», spiega la Federazione trasporti della Cgil.