Finto interprete per sordi allo stadio La gaffe che imbarazza il Sudafrica

I cento leader arrivati per celebrare Mandela avranno tirato un sospiro di sollievo: poteva andare peggio. In un Paese che piazza un finto interprete per non udenti sul palco del funerale del secolo può succedere di tutto. Per esempio che mentre l’arcivescovo Nobel per la Pace Desmond Tutu impartisce la benedizione finale a miliardi di spettatori riuniti in mondovisione nel nome di Madiba, i ladri gli svaligino la casa. L’interprete ciarlatano non è uno scherzo, è un altro colpo all’immagine della Nazione Arcobaleno che protegge i diritti di tutti. Mentre Barack Obama parlava allo stadio di Soweto accanto all’innominato traduttore con il badge ufficiale al collo, Wilma Newhoudt-Druchen twittava furiosa: «Quel tizio s’inventa i segni, cacciatelo subito ». E invece è andato avanti a non tradurre, muovendo la testa e tenendo spesso le mani ferme. «Gli mancano i fondamentali »: Wilma, prima deputata non udente sudafricana, dice che «lavora per l’Anc», il partito di governo. Ma «con il linguaggio dei segni non saprebbe dire neanche grazie» accusa Braam Jordaan, leader della Federazione mondiale giovani non udenti. Per l’insegnante Francois Deysal «nella comunità dei sordi è uno sconosciuto». Però lo conoscono all’Anc: pare abbia già «lavorato» al grande congresso dell’anno scorso che ha sancito la conferma di Jacob Zuma alla testa del partito che fu di Mandela. Possibile che non l’abbia notato nessuno? Certo alla commemorazione di Madiba non poteva passare inosservato. L’African National Congress prende tempo e promette spiegazioni. Dice che ci sono cose più urgenti. Il funerale di Madiba? Oppure la caccia ai colpevoli per i fischi e i «buu» a Zuma sul palco di Soccer City? La stampa sudafricana vi ha dato molto risalto (non la tv pubblica che li ha censurati in toto). Il presidente è furioso, i suoi pensano a una trappola dei quadri della provincia di Gauteng (contraria all’attuale leadership). Dall’Anc sono volate accuse a quanti avrebbero dovuto sapere in anticipo della presenza di «provocatori» tra le decine di migliaia di persone allo stadio. Ma se loro stessi non riescono a individuare un interprete farlocco! In confronto i ladri a casa Tutu a Città del Capo sono routine. La seconda volta in cinque mesi (per fortuna martedì l’arcivescovo e la moglie erano a Johannesburg per Mandela, durante l’assalto precedente stavano dormendo ma non sono stati attaccati come accade spesso). Ladri ovunque? A Pretoria un poliziotto mette in guardia chi è in coda da ore per vedere Nelson Mandela nella camera ardente allestita nel cortile del palazzo presidenziale. «Occhio al portafoglio», dice (addirittura) davanti all’ultima rampa di scale che porta all’anfiteatro. Nella bara semiaperta Mandela indossa una delle sue famose camicie. Il volto appare sereno. Quando leggeva i giornali (la sua passione) il presidente aveva spesso una smorfia di disgusto, racconta Vernon Harris della Fondazione Mandela. La storia del falso interprete dell’Anc lo avrebbe fatto infuriare. Michele