«Finti blitz per tenersi la droga» Tre poliziotti arrestati a Milano

Bivacchi e controlli della Polizia

«Non si sa se davvero se essere desolati, preoccupati, attoniti o atterriti» di fronte «agli elementi devastanti » e «agli impressionanti risultati » che il pm Paolo Filippini ha raccolto sulla «totale inaffidabilità » della «oscura e torbida attività di indagine» inscenata da una pattuglia di agenti della Polfer di un ufficio milanese: quelli che attestarono falsi verbali di possesso di droga costati nel 2012 a un marocchino l’arresto, il processo e una condanna in primo grado a 3 anni di reclusione prima di essere adesso scagionato dalla quinta Corte d’appello. E le parole di sconcerto sono proprio quelle con le quali l’estensore delle motivazioni dell’assoluzione in Appello depositate ieri, Pietro Caccialanza, insieme al presidente Sergio Piccinni Leopardi e alla collega Patrizia Re, senza saperlo anticipavano «gli sbalorditivi sviluppi » emersi già da solo dal loro spicchio di visuale: senza appunto immaginare che nella tarda serata di ieri l’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, con i carabinieri e da un certo punto in poi con gli uomini della Polfer, avrebbe addirittura portato all’arresto proprio di tre degli agenti che l’anno scorso avevano operato il fermo dell’ora assolto 29enne marocchino L.M.: a carico dei tre agenti arrestati dalla gip Manuela Scudieri (che ha respinto un quarto arresto) pesano tra l’altro il ritrovamento e il sequestro anche di 140 chili di hashish e 3,9 chili di coca e le imputazioni di associazione a delinquere, peculato, detenzione e spaccio di droga. «La Questura è una struttura trasparente e sana, ben venga l’azione dell’autorità giudiziaria» commenta il questore Luigi Savina: «Ma il comportamento di alcuni non può inficiare il lavoro di migliaia di agenti che ogni giorno svolgono il loro dovere con sacrificio e dedizione» aggiunge Savina nella serata in cui anche a Napoli vengono arrestati tre poliziotti della locale squadra mobile: due per millantato credito e abuso di ufficio e uno per lesioni e sequestro di persona. Tornando a Milano e allo spicchio esaminato del processo d’Appello, il marocchino era stato arrestato il 20 aprile 2012 a San Giuliano Milanese da agenti della Polfer di Milano Lambrate. Quel giorno il verbale di servizio recita che l’uomo è stato trovato in possesso di 47 grammi di eroina nell’auto, e di altri 217 grammi in casa con anche 3.570 euro. Il marocchino dice al giudice di Lodi di non aver avuto in auto e a casa la droga, ma non viene creduto e, sbagliando a sua volta, il 20 luglio 2012 coglie un’occasione (mentre è in yribunale) per scappare. L’evasione finisce in Spagna il 14 agosto e l’8 marzo 2013 il giudice monocratico di Lodi lo condanna a 3 anni di carcere e 5.000 euro di multa per la droga in auto e per aver ceduto 0,6 grammi di eroina alla fidanzata. Ma in estate gli agenti che fecero l’arresto sono indagati dai pm perché trovati in possesso di droga, molti cellulari, armi da verificare, e 50.000 euro in contanti. E sono già questi primi esiti (superati ormai dagli arresti ieri sera di Ezio Orsini e Clodomiro Poletti in carcere e di Gianluca D’Acunto ai domiciliari) a rifluire intanto nel processo d’Appello al marocchino difeso dall’avvocato Debora Piazza. Qui i giudici rimarcano che «nessuna delle modalità, indicate nel verbale di arresto come avvenute per individuare l’appartamento, ha trovato conferma nell’istruttoria dibattimentale». È «poi pacifico che la presenza dell’imputato alla perquisizione, così nettamente indicata nel verbale di arresto, in realtà non era tale». Inoltre «desta preoccupazione che siano trascorsi 3 mesi e mezzo tra il sequestro della sostanza trovata alla fidanzata e l’analisi»; e «che persino dopo aver deposto in pubblica udienza i poliziotti continuassero a trattenere nei propri uffici (all’insaputa dell’autorità giudiziaria) lo stupefacente che sin dall’inizio avrebbero dovuto depositare presso l’Ufficio corpi di reato». Per queste ragioni «l’esito del giudizio, assolutamente inusuale, discende dalla totale inaffidabilità dell’operazione di polizia, quale si ricava sia dalle notevoli incongruenze emerse nell’istruttoria dibattimentale» in Appello, «sia dagli impressionanti risultati » del lavoro dei pm.